L'impressione che io ho avuto leggendo il quarto romanzo della ricca bibliografia di Carlo Sgorlon è stata proprio quella di avere a che fare con personaggi reali, vivi, carnali, che in ogni momento tentavano di uscire dal libro. Eliseo e Rita esistono davvero, o sono esistiti davvero, in qualche paese del Friuli collinare, in qualche casa friulana di quelle tipiche, a tre piani (terra, primo e mansarda), con anessa stalla e legnaia...e naturalmente vigneto sul retro!
Ma chi mi aveva detto che Sgorlon era noioso?
Serata calda, caldissima ma ciononostante piacevole.
Cristina ha cucinato per noi, nell'erronea convinzione che morissimo di stenti.
Dopo l'abbondante cena ci siamo trasferiti in giardino. Nove seggiole intorno ad un tavolinetto basso, la luce della strada e il fumo di uno zampirone. Le nove seggiole erano occupate da Daniela, la padrona di casa, Cristina, la cuoca e poi da Catia, Augusta, Monica, Stefania, Maria, Claudio e da me (Francesca).
Il romanzo è stato apprezzato da tutti, anche da chi, non essendo friulano, forse non riesce del tutto a capire certi meccanismi mentali, certi ragionamenti o un certo modo di vedere la realtà che sono tipici della gente friulana: la dignità ad ogni costo, il culto del lavoro, l'incapacità di stare con le mani in mano, il pudore nel chiedere.
Eliseo è un personaggio di grande spessore morale. Ha commesso un grave errore, ha pagato per questo un prezzo alto ma giusto e lui lo sa e adesso cerca, con grande rigore, di rifarsi una vita, ma non è facile. Molti gli voltano le spalle, in tanti non vogliono avere a che fare con lui.
Ma la sua calma, la sua saggezza, la sua correttezza, la gentilezza, la puntualità e le sue capacità manuali presto lo faranno apprezzare da tutti e le cose cominceranno a cambiare.
E' una storia semplice, breve, vivida, raccontata rispettando il ritmo delle stagioni, il tempo della natura e le sue leggi.
Sgorlon scrisse il romanzo nel 1973 in italiano ma molti hanno letto la versione tradotta in friulano.
E adesso un po' di commenti scovati su Anobii.
CRISTINA:
La mia valutazione si orienta più verso le 3 stelle e mezzo.
E' una piccola, toccante, storia di una vita che riparte da zero, dopo
un errore di quelli cui non si può porre rimedio ma si devono solo
espiare.
Il protagonista affronta la nuova vita con dignità e coraggio, ma anche
con un certo orgoglio che è tipico del friulano: quello di rimboccarsi
le maniche e riprendere le redini della propria vita attraverso il
lavoro è ancora, grazie al cielo, una caratteristica degli uomini e
delle donne originarie di quel "piccolo compendio dell'universo" che è
il Friuli. Pocjes monades, e a lavorà.
Certo il Friuli che descrive Sgorlon non esiste più, ma ne rimangono
tracce profonde che danno speranza. Sotto sotto siamo ancora fissati con
il lavoro, anche duro, e con il mattone (la casa).
Abito proprio nella zona in cui si svolge il racconto, ed è bello
ritrovare, nonostante il tempo trascorso, luoghi e persone non così
diverse da come sono descritte. Mio padre è nato negli anni 40, certe
scene me le ha raccontate, così come mia madre, che per andare a vedere i
primi spettacoli televisivi si faceva, con gli amici, chilometri a
piedi nei campi e su strade sterrate, senza che le paresse faticoso.
Unica difficoltà, pur essendo il friulano la mia lingua madre, è stata
la lettura in lingua. Tra dove abito e il luoghi del racconto ci sono
meno di dieci chilometri, tuttavia il friulano è già diverso: durante la
lettura ho dovuto troncare metà delle vocali finali perchè io ne uso di
diverse ^_^.
DANIELA ****:
Nella semplicità della scrittura e nella descrizione della vita friulana
dell'epoca (dopoguerra), il libro è profondamente chiaro, toccante,
vivo. Le figure dei protagonisti ci coinvolgono come fossimo noi stessi a
vivere quel periodo, quella situazione e quei sentimenti, immedesimarsi
in loro ed in particolare nell'animo di Eliseo è stato un tutt'uno. Lo
scorrere delle stagioni rispecchia lo stato d'animo e il ritmo di vita
dei personaggi, il riconoscere luoghi familiari ha reso ancora più caro
leggere questo libro. Non capisco però perchè sia, o sia stato, un libro
di lettura per le scuole medie, dubito che i ragazzi di quell'età
possano provare interesse per un tempo che risale a 60 anni fa circa, o
che possano provare l'emozione di ricordare passaggi che sono propri
della nostra infanzia, o che la trama, così circoscritta nella zona, nel
tempo e nelle persone che la vivono, possa essere capita ed amata dagli
studenti medi.
STEFANIA ****:
Un libro che è il ritratto di un popolo com'era e forse in parte com'è
ancora. Un ergastolano omicida torna a casa in un paesino del Friuli in
seguito a una grazia. Sono gli ultimi anni 50, lui è stato in prigione
27 anni, perdendosi la guerra, la resistenza, il progresso tecnologico.
Arriva, viene riconosciuto e subito isolato. La sorella gli esprime
tutto il suo disprezzo, nessuno gli dà lavoro o un posto dove dormire.
Lui in fondo non è cattivo: ha ucciso un uomo in un momento di rabbia,
ma in prigione è cambiato e maturato. Un non-friulano andrebbe a cercare
di ricrearsi un'esistenza dove non lo conoscono, ma le radici sono così
importanti per questo popolo che lui rimane lì. Riesce a trovare una
camera in affitto, un lavoro prima saltuario poi un po' più stabile. E'
friulano, il suo rispetto per sé stesso passa attraverso avere un
lavoro, lavorare tanto senza lamentarsi, avere una casa. Lavoro e casa,
casa e lavoro, non un divertimento, non uno sgarro, non una risata...
giù a testa bassa a lavorare. Poi l'amore per la padrona di casa, un
lavoro più redditizio, la proposta di matrimonio. Ma anche lei, vedova
che vivacchia come sarta e con la pensione del marito è friulana:
vorrebbe tanto risposarsi, avere qualcuno, è talmente sola da aver
accettato di mettersi in casa un assassino, ma perderebbe la pensione
del marito; se quell'uomo muore non avrebbe niente con cui fare studiare
il figlio. Così rifiuta la proposta di matrimonio. Lui vorrebbe
andarsene, ma di nuovo è friulano, non riesce a lasciare la sua terra,
resta lì. Alla fine tutto si assesta su questa strana famiglia, che
famiglia non e': vedova, figlio e ex-ergastolano, che si fanno
compagnia, si vogliono bene e si aiutano a vicenda. Un finale non
allegro ma neanche disperato. In tutto questo bellissime le descrizioni
dei paesaggi, l'amore dell'autore per la sua terra, il racconto del
passaggio da un'epoca molto arretrata alla modernità, con i problemi di
adattamento delle persone non più giovani.
E adesso il libro per la prossima volta.
"IL MONDO DI IERI - ricordi di un europeo" di Stefan Sweig.
Il libro è stato scelto da Claudio.
Ci vediamo MARTEDI' 8 SETTEMBRE alle ore 20.00, nella nostra nuova sede, a casa di Daniela!!!
A presto e buone letture a tutti
Francesca
martedì 18 agosto 2015
domenica 19 luglio 2015
I CONSIGLI DI... CLAUDIO (o meglio, i suoi libri cari)
Claudio mi invia tre titoli e basta... Penso nuovamente che sia una persona di poche parole, forse timida e lo sollecito a scrivermi due righe per motivare la sua scelta. Dopo un po' mi arriva questa mail che ho letto in silenzio e che mi ha davvero colpita. Ma lascio parlare "il nostro uomo".
Ciao,ti ringrazio dell' invito a parlare dei libri che ho scelto.
Prima di tutto, il termine "imperdibile" puzza sempre un po' di presunzione e di ipocrisia (quante volte ci siamo fidati dei consigli letterari di qualcuno per poi pentirsene?), molto meglio allora l' aggettivo "libri cari" piú evanescente.
Allora i "libri cari"sono secondo me quelli che riconosci subito nella libreria, sono i "libri parlanti".
Questi sono strani esseri, sempre malconci, con le copertine rabberciate e molli.
Ma attenzione, l'apparenza a volte inganna! Li apri e scopri che il loro animo é gentile e cordiale, scorri le loro pagine lise e scopri, oltre alle orecchie e innumerevoli macchie di caffè ed altro, le tue annotazioni, i passaggi marcati a matita (come il vomere di un aratro), oggetti strani usati come segnalibri (cartoline, foglietti, scontrini , a volte poetici fiori appassiti e quadrifogli miracolosi).
Sono parlanti perché parlano anche di noi, sono stati nei nostri zaini a scuola, nelle nostre valigie durante i viaggi, sul comó prima di coricarci e nei momenti di solitudine ma anche di gioia.
Sono libri di compagnia che quando li apri ti consolano un po', d'altronde perché si scrive? Per consolarsi un po', io credo.
A parte questo, i libri sinceri parlano del loro autore, delle sue aspirazioni, del suo mondo e se sono sinceri il loro tono é sempre pacato, affettuoso, premuroso, ti vogliono aiutare non angosciarti, non ti danno dubbi ma domande, non certezze ma spunti, idee, incoraggiamenti.
E allora per spiegare la scelta dei miei imperdibili li faccio parlare!
Da "Montagne di una vita"di Walter Bonatti: é quando sogni che concepisci cose straordinarie, é quando credi che crei veramente, ed é soltanto allora che la tua anima supera le barriere del possibile.
Da Albert Camus: non seguirmi, potrei non condurti, non starmi davanti, potrei non seguirti, stai invece al mio fianco e sii mio amico.
Da il Prete bello di Goffredo Parise: 50 lire? Ehh?! In quell' eh c'era tutta la fame di sempre. Poi scendemmo da via s. faustino in direzione di casa. Eravamo 2 angeli, e le nostre tasche erano piene di stelle piú care e preziose di quante si stavano accendendo in cielo.
Ma forse,non mi sono spiegato bene, insomma gli imperdibili sono dei libri da leggere per emozionarsi e poi tenere in qualche imbuto della memoria come dei buoni amici.
Grazie Claudio, ti sei spiegato benissimo!!!
Ciao,ti ringrazio dell' invito a parlare dei libri che ho scelto.
Prima di tutto, il termine "imperdibile" puzza sempre un po' di presunzione e di ipocrisia (quante volte ci siamo fidati dei consigli letterari di qualcuno per poi pentirsene?), molto meglio allora l' aggettivo "libri cari" piú evanescente.
Allora i "libri cari"sono secondo me quelli che riconosci subito nella libreria, sono i "libri parlanti".
Questi sono strani esseri, sempre malconci, con le copertine rabberciate e molli.
Ma attenzione, l'apparenza a volte inganna! Li apri e scopri che il loro animo é gentile e cordiale, scorri le loro pagine lise e scopri, oltre alle orecchie e innumerevoli macchie di caffè ed altro, le tue annotazioni, i passaggi marcati a matita (come il vomere di un aratro), oggetti strani usati come segnalibri (cartoline, foglietti, scontrini , a volte poetici fiori appassiti e quadrifogli miracolosi).
Sono parlanti perché parlano anche di noi, sono stati nei nostri zaini a scuola, nelle nostre valigie durante i viaggi, sul comó prima di coricarci e nei momenti di solitudine ma anche di gioia.
Sono libri di compagnia che quando li apri ti consolano un po', d'altronde perché si scrive? Per consolarsi un po', io credo.
A parte questo, i libri sinceri parlano del loro autore, delle sue aspirazioni, del suo mondo e se sono sinceri il loro tono é sempre pacato, affettuoso, premuroso, ti vogliono aiutare non angosciarti, non ti danno dubbi ma domande, non certezze ma spunti, idee, incoraggiamenti.
E allora per spiegare la scelta dei miei imperdibili li faccio parlare!
Da "Montagne di una vita"di Walter Bonatti: é quando sogni che concepisci cose straordinarie, é quando credi che crei veramente, ed é soltanto allora che la tua anima supera le barriere del possibile.
Da Albert Camus: non seguirmi, potrei non condurti, non starmi davanti, potrei non seguirti, stai invece al mio fianco e sii mio amico.
Da il Prete bello di Goffredo Parise: 50 lire? Ehh?! In quell' eh c'era tutta la fame di sempre. Poi scendemmo da via s. faustino in direzione di casa. Eravamo 2 angeli, e le nostre tasche erano piene di stelle piú care e preziose di quante si stavano accendendo in cielo.
Ma forse,non mi sono spiegato bene, insomma gli imperdibili sono dei libri da leggere per emozionarsi e poi tenere in qualche imbuto della memoria come dei buoni amici.
Grazie Claudio, ti sei spiegato benissimo!!!
venerdì 17 luglio 2015
Se una notte d'estate dei lettori...
Ci siamo riuniti da Daniela,
che ormai da qualche mese ci ospita a casa sua. Eravamo in nove: Daniela,
Maria, Stefania che ha portato anche la sua amica Monica, Claudio, Marilaura,
Katia, Augusta e io, Cristina.
Non sono potute venire Rita
e Francesca, che aveva scelto il libro del mese. Si è quindi riproposta una
situazione ormai abituale, per noi: chi sceglie il libro di rado poi riesce a
venire a parlare del tomo la volta dopo.
La serata era molto calda
quindi la nostra riunione, dopo un rapido spuntino interno, si è presto
trasferita all’aperto, tra i numerosi gatti del quartiere e con la compagnia
della cagnolotta di Daniela, che ci è stata ad ascoltare.
Devo dire che la discussione
sul libro è stata interessante, anche se presto ha preso strade tutte sue che
ci hanno portato a Oscar Wilde, alla critica letteraria italiana e ai viaggi.
Purtroppo il pur notevole
libro di Calvino non è stato molto apprezzato. Temo anzi che a parte Marilaura
e la sottoscritta nessuno dei presenti sia riuscito a finirlo.
Scoglio principale la trama/struttura
del libro, che racconta di un lettore (anzi del lettore per antonomasia, dato
che Calvino si rivolge direttamente a chi ha il volume tra le mani) che
acquista un libro e quando lo inizia si accorge che i capitoli sono tutti
uguali, che c’è stato un errore in fase di rilegatura. Tutto preso dal
desiderio di finire il racconto il protagonista comincia la ricerca del romanzo
completo, ma si trova ad avere tra le mani sempre e soltanto il capitolo
iniziale di un altro romanzo, senza mai poter completare una storia che sia una.
Maria, Augusta, Katia,
Claudio e Daniela hanno interrotto a vari stadi la loro lettura, con Augusta
che arrivando all’ottavo capitolo è stata quella che più si è avvicinata alla
meta. Stefania aveva tentato anni fa l’impresa e, pur avendo apprezzato tutte
le precedenti opere di questo autore, su “Se una notte d’inverno un
viaggiatore” si era incagliata pure lei.
Marilaura, che lo ha letto appena
pubblicato e ha approfittato per rileggerlo, ha particolarmente apprezzato la
capacità di scrittura di Calvino, l’indubbia maestria nel creare dieci storie
diverse più la cornice, tutte con il loro stile. Ha trovato staordinario come
Calvino riesca a catturare l’interesse del lettore abbastanza da farlo
proseguire nella lettura, anche se sa già che la storia non andrà da nessuna
parte, se non a un nuovo inizio.
Sempre che il lettore ce la
faccia a proseguire, ovviamente.
Purtroppo nel nostro caso
non ce l’ha fatta quasi nessuno.
Al fin della fiera, anzi,
della discussione, tutti abbiamo ammirato il talento di Calvino, ma il suo
testo ci ha lasciato freddi, come di fronte a un esperimento o a un esercizio
di stile: magari straordinario da ammirare, ma non coinvolgente. Non abbastanza
da spingerci a finire il libro, almeno.
Recensioni da Anobii:
Cristina 1 stella
Vale 4 stelle, minimo, ma proprio
non mi è piaciuto.
La "qualità" del libro è sicuramente molto
più elevata del voto che gli do, che misura solo ed esclusivamente quanto mi è
piaciuto. La qualità della scrittura, la capacità di modificare il proprio
stile così tanto da rendere ogni capitolo-incipit unico e credibile, anche solo
la struttura del libro sono straordinari, e lasciano ammirati.
Purtroppo io sono una lettrice emotiva, più legata all'empatia
con i personaggi che al resto, e pur ammirando il lavoro di Calvino devo dire
che non l'ho amato affatto. Anzi, non di rado l'ho trovato frustrante e
difficile da leggere.
Stessa emozione che avevo provato anni fa, alla prima
- parziale - lettura.
Resta straordinario il primo capitolo, con la
descrizione dell'entrata in libreria da parte del lettore che ho trovato
esilarante e geniale (chi non ha il suo bravo scaffale di Libri Che Hai Sempre
Fatto Finta D'Averli letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero)
e il capitolo VIII Dal Diario di Silas Flannery, in cui mi sono immersa
felicemente, mentre quasi tutto il resto del libro mi è parso un esperimento.
Interessante ma freddamente clinico.
Credo che Calvino non sia scrittore per me, tuttavia
questo è un libro che consiglio di provare a tutti, per farsi una idea
personale, e per ammirare un testo che è sicuramente miliare nella storia della
letteratura moderna italiana.
Daniela 1 stella
Sul
virtuosismo e le capacità scrittorie di Calvino tanto di cappello, ma io sono
una lettrice e non ho interesse a cimentarmi nella scrittura, quindi questo
libro, che ho presto abbandonato, non mi ha lasciato proprio nulla.Francesca 4 stelle
Ricordavo questo libro, letto una decina di anni fa, come un romanzo piuttosto oscuro, affascinante ma poco coinvolgente. Confermo questa impressione, solo che la rilettura mi ha rivelato una curiosa verità: nella mia memoria, gli stralci di romanzi erano diventati romanzi completi, romanzi che ricordavo vagamente di avere letto, che mi avevano colpito ma dei quali non ricordavo ne' il finale e ne' il nome dell'autore. Leggendolo quindi mi si faceva chiara questa verità nascosta e in me lo stupore diventava sempre più grande.
Dall'inizio alla fine mi sono meravigliata per le straordinarie trovate stilistiche, per la capacità di Calvino di adattare lo stile al genere, all'ipotetico autore e la trama, benchè nebulosa e tutto sommato inesistente, si è snodata sotto i miei occhi come un fascinoso fantasy.
E' un libro che ho amato!
Ci si vede martedì 11
agosto, solita ora, sempre a casa di Daniela.
martedì 23 giugno 2015
I CONSIGLI DI.... DANIELA
Continua l'interessante rubrica degli "Imperdibili". Questo mese è il turno di Daniela.
Senza induglio vi presento i suoi tre libri preferiti!!!
Ho rivissuto emozioni
seguite alla morte della mia nonna, con la certezza ormai compresa che anche
lei aveva sofferto moltissimo quando la figlia (mia madre) ha chiuso
definitivamente la sua casa e l’ha portata a vivere con sé, ormai troppo
anziana per autogestirsi ma troppo viva e vitale per essere “badata” in casa
sua da estranei. La protesta velata della nonna era contro la noia delle
giornate e chiedeva continuamente di poter fare qualcosa di bello per passare
il tempo, ma il suo prodigarsi nel fare i letti di tutti, a far da mangiare o
altri lavori di casa cui si era dedicata tutta la vita, veniva visto con
irritazione da mia madre, che non tollerava (lei così precisa e ordinata) di vedere
i letti fatti un po’ sghembi, i pranzi troppo grassi per i suoi gusti, ecc.
ecc. Nemmeno le sue lunghe chiaccherate con le vicine (curiose e pettegole
secondo mia madre) erano tollerate perché c’era sempre la possibilità che la
nonna raccontasse qualcosa di troppo privato che generalmente mia madre teneva
all’interno della propria famiglia. La difficoltà inoltre nell’accogliere, in
una casa con la distribuzione dei ruoli già collaudata, una persona nuova, ha
portato senz’altro ad una confusione generale mal tollerata. La storia della
nonna non è finita tragicamente come quella di Etelka, ma restano le domande
più intime sul nostro modo di scombinare
così fortemente gli ultimi anni della vita delle persone a noi più vicine
arrogandoci il diritto di sapere cosa è meglio per loro o pretendendo che
cambino totalmente i loro ritmi e le loro occupazioni senza rispettare i loro
sentimenti e i loro bisogni di poche ma importanti certezze.
Iza poi è così brava e perfetta da non capire che Etelka era più legata all’ex marito di Iza che a lei, sua figlia. Così sicura di aver fatto sempre le cose giuste da rimanere offesa quando l’ex marito le fa notare la sua incapacità di amare e le ricorda che anche lui se ne è andato perché cercava un affetto profondo e vero piuttosto che una posizione sociale più importante ed uno standard di vita moderna.
Un libro bellissimo, commovente, che pone moltissimi pensieri sulla nostra capacità di amare.
Senza induglio vi presento i suoi tre libri preferiti!!!
Fiorirà l'aspidistra di George Orwell
Dovremmo leggerlo tutti intorno ai 27-30 anni, ci
assomiglia così tanto. Pochi di noi sono arrivati ai fatidici 30 senza problemi
e con scioltezza. Pochi di noi non hanno vissuto la famosa “crisi dei
trentanni”.
Orwell è maestro nel descrivercelo, anche se questo è
considerato un romanzo minore, si percepisce tutto il futuro che scriverà.
la famiglia Moskat di Isaac B. Singer
Per quanto un bel tomo
di più di 500 pagine è un romanzo coinvolgente e interessante. Dal punto di
vista culturale e storico, fedele alla vita di quel periodo ma raccontato
all'interno della famiglia. Un libro che non può mancare.
La ballata di Iza di Magda Szabò
Iza poi è così brava e perfetta da non capire che Etelka era più legata all’ex marito di Iza che a lei, sua figlia. Così sicura di aver fatto sempre le cose giuste da rimanere offesa quando l’ex marito le fa notare la sua incapacità di amare e le ricorda che anche lui se ne è andato perché cercava un affetto profondo e vero piuttosto che una posizione sociale più importante ed uno standard di vita moderna.
Un libro bellissimo, commovente, che pone moltissimi pensieri sulla nostra capacità di amare.
mercoledì 10 giugno 2015
Distratti dal cibo... o forse è il libro che...
Comincio subito con il dire che la cena, organizzata da Daniela avvalendosi della professionalità di un ottimo catering, era deliziosa.
Abbiamo mangiato davvero bene e abbiamo pagato una cifra assolutamente contenuta!
E poi io adoro la cucina etnica, quei sapori esotici e speziati mi fanno letteralmente impazzire!!!!
Forse distratti dall'ottimo cibo e dalle chiacchierate amene, la discussione del libro è stata abbastanza sterile: bello, mi è piaciuto, non mi è piaciuto, così così...
Nel complesso il libro ne è uscito senza infamia e senza lode. Forse i libri belli, interessanti ma non bellissimi suscitano discussioni abbastanza piatte. Vuoi mettere quelle discussioni accorate di libri che o ami o odii!!!
Fatto sta che non ricordo quasi nulla di quello che ci siamo detti ieri sera approposito del romanzo LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.
Catia ha fatto fatica all'inizio, Claudio ha trovato pesante il finale e abbastanza noioso tutto il romanzo, nemmeno la loquacissima Cristina si è dilungata più di tanto nella discussione del romanzo in questione (e non mi aiuta nemmeno con Anobii, visto che non ha lasciato nemmeno un commento), Stefania e Rita l'hanno apprezzato... o forse no, Marilaura si aspettava qualcosa di più, più storia, più fatti, a Daniela è piaciuto e ci consiglia di guardare anche il film, Maria non l'ha letto.
E io? Non ricordandomi la discussione di ieri posso parlare per me.
La prima volta che lo lessi, circa sei o sette anni fa, la storia tremenda dell'eccidio degli armeni del 1915, le sue dinamiche, la sua crudeltà, avevano preso il sopravvento e al tempo diedi al libro un voto molto alto. La rilettura ha messo in luce quei difetti che l'emotività aveva celato. Soprattutto l'ultima parte, a mio avviso, sembra una storia di avventura per ragazzi, con dame francesi che cercano l'emozione nell'avventura, carrozze con doppio fondo, una città che continua nelle sue frivolezze senza quasi accorgersi dei miasmi di morte che appestano le sue porte, e poi finti malati e veri medici, estremi sacrifici, e finalmente la salvezza.... ma il tutto viene descritto velocemente, in fretta, concludendo in poche righe una storia che avrebbe meritato un finale un po' più introspettivo.
Come accade spesso nelle mie letture degli ultimi tempi, le vere eroine sono le donne: donne belle, coraggiose, generose e piene di grazia nonostante la tragedia che le schiaccia e le uccide.
Presenti alla serata: io (Francesca), Catia, Claudio, Rita, Marilaura, Daniela, Maria, Cristina e Stefania.
Su Anobii non ho trovato nessuna recensione ne' da Stefania ne' da Cristina, che di solito le lasciano sempre. Se lo dovessero fare nei prossimi giorni provvederò ad aggiungerle qui.
E infatti, ecco qui il commento di Cristina e il mio.
CRISTINA:
Secondo me non ha molto senso valutare questo libro nella sua qualità letteraria. Il lettore, se appena è dotato di un poco di empatia, si lascerà travolgere dalla tragedia, e lascerà perdere la forma.
Di buono ha sicuramente che è scritto in maniera asciutta e non ci sono descrizioni particolarmente cruente delle violenze perpetrate su questo popolo. Proprio per questo risulta efficace: la violenza e la crudeltà le immagini e il loro impatto è maggiore, e più profondo.
Purtroppo non ha nulla di storico: rimane il racconto della tragedia di una famiglia più che di un popolo. Emblematica, sicuramente, ma non esaustiva sui motivi politici e economici che stanno dietro a questo genocidio di cui non si parla mai.
Nel mio caso, che sono lettrice che si affeziona ai personaggi, la lettura ha lasciato poco: sono, secondo me, tutti poco approfonditi e mancano di personalità. Del resto la Arslan trascrive i racconti del nonno e degli altri familiari, ascoltati da bambina, e aggiunge poco di suo, non so se per scelta stilistica o perchè riteneva che fosse meglio così. In questo modo il romanzo resta asciutto nella forma, ma manca secondo me di quel qualcosa in più che lo avrebbe reso vivo e indimenticabile.
FRANCESCA:
La rilettura mi ha vista evidentemente più fredda rispetto a ciò che andavo leggendo. Se la prima volta la crudezza della storia aveva nascosto tutto il resto, stavolta mi sono resa conto di alcune povertà nel linguaggio e anche di alcuni difetti di forma, soprattutto nella parte finale del libro.
Resta comunque un ottimo romanzo che racconta, senza approfondire dal punto di vista storico, una delle pagine più tragiche della storia del 20° secolo vista dal punto di vista di una famiglia armena che vive tranquillamente in una piccola cittadina dell'Anatolia.
Tre stelle e mezzo
E adesso veniamo al prossimo appuntamento.
E' stato estratto il mio nome e io ho proposto come lettura del mese SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE di Italo Calvino.
Ci incontreremo MARTEDI' 7 LUGLIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.
A presto e BUONE LETTURE A TUTTI
Francesca
Abbiamo mangiato davvero bene e abbiamo pagato una cifra assolutamente contenuta!
E poi io adoro la cucina etnica, quei sapori esotici e speziati mi fanno letteralmente impazzire!!!!
Forse distratti dall'ottimo cibo e dalle chiacchierate amene, la discussione del libro è stata abbastanza sterile: bello, mi è piaciuto, non mi è piaciuto, così così...
Nel complesso il libro ne è uscito senza infamia e senza lode. Forse i libri belli, interessanti ma non bellissimi suscitano discussioni abbastanza piatte. Vuoi mettere quelle discussioni accorate di libri che o ami o odii!!!
Fatto sta che non ricordo quasi nulla di quello che ci siamo detti ieri sera approposito del romanzo LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.
Catia ha fatto fatica all'inizio, Claudio ha trovato pesante il finale e abbastanza noioso tutto il romanzo, nemmeno la loquacissima Cristina si è dilungata più di tanto nella discussione del romanzo in questione (e non mi aiuta nemmeno con Anobii, visto che non ha lasciato nemmeno un commento), Stefania e Rita l'hanno apprezzato... o forse no, Marilaura si aspettava qualcosa di più, più storia, più fatti, a Daniela è piaciuto e ci consiglia di guardare anche il film, Maria non l'ha letto.
E io? Non ricordandomi la discussione di ieri posso parlare per me.
La prima volta che lo lessi, circa sei o sette anni fa, la storia tremenda dell'eccidio degli armeni del 1915, le sue dinamiche, la sua crudeltà, avevano preso il sopravvento e al tempo diedi al libro un voto molto alto. La rilettura ha messo in luce quei difetti che l'emotività aveva celato. Soprattutto l'ultima parte, a mio avviso, sembra una storia di avventura per ragazzi, con dame francesi che cercano l'emozione nell'avventura, carrozze con doppio fondo, una città che continua nelle sue frivolezze senza quasi accorgersi dei miasmi di morte che appestano le sue porte, e poi finti malati e veri medici, estremi sacrifici, e finalmente la salvezza.... ma il tutto viene descritto velocemente, in fretta, concludendo in poche righe una storia che avrebbe meritato un finale un po' più introspettivo.
Come accade spesso nelle mie letture degli ultimi tempi, le vere eroine sono le donne: donne belle, coraggiose, generose e piene di grazia nonostante la tragedia che le schiaccia e le uccide.
Presenti alla serata: io (Francesca), Catia, Claudio, Rita, Marilaura, Daniela, Maria, Cristina e Stefania.
Su Anobii non ho trovato nessuna recensione ne' da Stefania ne' da Cristina, che di solito le lasciano sempre. Se lo dovessero fare nei prossimi giorni provvederò ad aggiungerle qui.
E infatti, ecco qui il commento di Cristina e il mio.
CRISTINA:
Secondo me non ha molto senso valutare questo libro nella sua qualità letteraria. Il lettore, se appena è dotato di un poco di empatia, si lascerà travolgere dalla tragedia, e lascerà perdere la forma.
Di buono ha sicuramente che è scritto in maniera asciutta e non ci sono descrizioni particolarmente cruente delle violenze perpetrate su questo popolo. Proprio per questo risulta efficace: la violenza e la crudeltà le immagini e il loro impatto è maggiore, e più profondo.
Purtroppo non ha nulla di storico: rimane il racconto della tragedia di una famiglia più che di un popolo. Emblematica, sicuramente, ma non esaustiva sui motivi politici e economici che stanno dietro a questo genocidio di cui non si parla mai.
Nel mio caso, che sono lettrice che si affeziona ai personaggi, la lettura ha lasciato poco: sono, secondo me, tutti poco approfonditi e mancano di personalità. Del resto la Arslan trascrive i racconti del nonno e degli altri familiari, ascoltati da bambina, e aggiunge poco di suo, non so se per scelta stilistica o perchè riteneva che fosse meglio così. In questo modo il romanzo resta asciutto nella forma, ma manca secondo me di quel qualcosa in più che lo avrebbe reso vivo e indimenticabile.
FRANCESCA:
La rilettura mi ha vista evidentemente più fredda rispetto a ciò che andavo leggendo. Se la prima volta la crudezza della storia aveva nascosto tutto il resto, stavolta mi sono resa conto di alcune povertà nel linguaggio e anche di alcuni difetti di forma, soprattutto nella parte finale del libro.
Resta comunque un ottimo romanzo che racconta, senza approfondire dal punto di vista storico, una delle pagine più tragiche della storia del 20° secolo vista dal punto di vista di una famiglia armena che vive tranquillamente in una piccola cittadina dell'Anatolia.
Tre stelle e mezzo
E adesso veniamo al prossimo appuntamento.
E' stato estratto il mio nome e io ho proposto come lettura del mese SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE di Italo Calvino.
Ci incontreremo MARTEDI' 7 LUGLIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.
A presto e BUONE LETTURE A TUTTI
Francesca
mercoledì 20 maggio 2015
I CONSIGLI DI... MARIA
Come accennato nel precedente post, lancio una nuova rubrica: I CONSIGLI DI...
A turno, i partecipanti al gruppo di lettura Il Naso nei Libri indicheranno tre "imperdibili", tre libri assolutamente da non perdere, motivando brevemente il perchè della loro scelta.
Ho deciso di cominciare con Maria.
Ecco qua i miei imperdibili:
PRIME DI SERE di
Carlo Sgorlon.
Un piccolo gioiello scritto in friulano che raccomando a chi capisce questa lingua, altrimenti in italiano lo si trova col titolo IL VENTO NEL VIGNETO. Altro non dico, questo è il libro che mi sono riservata di consigliare al mio prossimo turno. Perciò non leggetelo ancora!
Maria
A turno, i partecipanti al gruppo di lettura Il Naso nei Libri indicheranno tre "imperdibili", tre libri assolutamente da non perdere, motivando brevemente il perchè della loro scelta.
Ho deciso di cominciare con Maria.
Ecco qua i miei imperdibili:
FURORE di John Steinbeck.
E' un libro
sempre attuale nel raccontare il potere dell’economia, la disperazione
sociale e la paura del cambiamento. Assolutamente imperdibile
LA
MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI scritto da Gerard Durell con
impareggiabile umorismo inglese.
E' la vera storia di un periodo della
giovinezza di colui che diventerà un famoso naturalista. Indispensabile
per far tornare il buonumore
Un piccolo gioiello scritto in friulano che raccomando a chi capisce questa lingua, altrimenti in italiano lo si trova col titolo IL VENTO NEL VIGNETO. Altro non dico, questo è il libro che mi sono riservata di consigliare al mio prossimo turno. Perciò non leggetelo ancora!
Maria
venerdì 15 maggio 2015
A volte l'amore non è abbastanza
Rubo il titolo di questo post a Cristina, che con il suo commento ha sintetizzato alla perfezione quello che è stato il pensiero dominante sul romanzo del mese: "LA FORESTA DI GIRASOLI" di Torey L. Hayden.
Lungo questo romanzo, a volte addirittura superfluo in certe sue parti, in certe lunghissime e dettagliate descrizioni e in alcuni dialoghi, prolissi e inutili.
Apprezzabile il crescendo della storia, che comincia con una ragazza di 17 anni che si lamenta per la difficoltà ad avere amici o a trovare un ragazzo, visto che la famiglia pare che si trasferisca ogni anno in un paese diverso e lei deve ricominciare tutto da capo. Poi si intuisce che il motivo è la madre, che è lei ad avere dei problemi, che la causa dei trasferimenti è lei. Via via che si prosegue poi i motivi si fanno più chiari, all'inizio si intuisce, in seguito il terribile trauma di questa donna eccezionale e forte, ma ugualmente traumatizzata dalla crudeltà assurda della guerra e del nazismo, si palesa in tutta la sua tragicità. Anche io, come Cristina, sono rimasta colpita dall'inerzia del marito, che si arrende ad uno psichiatra solo all'ultimo, quando non può più farne a meno e dal suo egoismo nei confronti delle figlie, sacrificate sull'altare di un amore esclusivo ma cieco a tutto il resto.
Il viaggio in Galles francamente non l'ho capito, se non come desiderio di sfuggire ad una situazione di oppressione familiare, al piccolo paese che li guarda con sospetto e anche disprezzo (vedi la madre di Paul) o forse come desiderio di vedere e conoscere l'unico luogo dove l'amatissima madre è stata felice. E poi non ho capito come mai la protagonista resta così sconvolta nello scoprire che la madre ha sbagliato il nome di quel luogo: non "Foresta di girasoli" ma "Foresta di lupi". Che sia convinta che un bimbo di 10 anni sia quel figlio portatole via 40 anni prima e che i suoi genitori siano nazisti che lo tengono prigioniero... questo si può accettare. Che abbia per questo ucciso tre persone a sangue freddo è accettabile... ma no, sbagliare quel nome... proprio no!!!
Il finale è nebuloso.
Voto Anobii: 2 stelline e mezzo. ** 1/2
Il commento di Cristina: 1 stellina *
A volte l'amore non è abbastanza. Se c'è una cosa che questo libro trasmette davvero bene è l'impotenza e l'esasperazione che si prova a trattare con chi ha problemi psichici, anche chi si ama profondamente. E descrive con tragica precisione anche quanto sei lasciato solo, persino da chi dovrebbe difenderti, e come la percezione che gli altri hanno di te cambi quando si scopre che tu, o qualcuno vicino a te, ha questo tipo di problemi. Qui la cosa viene portata all'estremo, ma non credo che sia poi tanto diverso anche in casi meno difficili: in una società che non accetta chi non è bello, magro, sano, giovane e via discorrendo il problema mentale è ancora un tabù davvero difficile da rompere.
Voglio sperare che nell'america post Columbine i problemi della madre della protagonista siano affrontati prima e meglio (quanto meno per evitarne il tragico epilogo), ma la storia si svolge negli anni 60, e questa famiglia immersa in una piccola realtà rurale ha ben pochi mezzi per rapportarsi con la sindrome post traumatica della madre. Di fatto il padre si limita a rimuovere il problema fino a quando non è troppo tardi.
Purtroppo a volte l'amore non è abbastanza, e a volte davvero si viene amati male o sottoamati anche da chi dovrebbe proteggerti e tutelarti.
Punto debole del libro (e origine del voto bassissimo che gli dò) il fatto che il libro è di una noia mortale, sfiancante. Per quasi metà della narrazione non c'è che il ripetersi delle crisi della madre, sempre peggiori, e la mancanza di reazione del padre, che si limita a scaricare la responsabilità della sorveglianza di Mara sulle figlie. Poi finalmente si arriva ad una qualche conclusione ma invece di descrivere i fatti sul posto ecco che la protagonista scappa in Galles. La svolta io non l'ho capita sinceramente, anche perchè non è che porti poi a grandi rivelazioni.
Nel complesso il libro mi lascia perplessa, e non mi vergogno a dire che l'ho finito saltando di qua e di là.
Ecco il commento di Stefania: 4 stelline****
Il libro parte descrivendo in maniera abbastanza acuta i problemi madre-figlia quando la madre è il "personaggio debole" della famiglia e il resto della famiglia si prende cura di lei. I problemi di una bambina prima e di una ragazzina poi che si trova a dover essere più adulta di sua madre, con un padre innamoratissimo della moglie che, invece di difenderla da questo ruolo, scarica su di lei troppe responsabilità. Poi piano-piano la storia si dipana e viene fuori che la madre, ariana in Germania ai tempi del nazismo, è stata usata come "riproduttrice" dalle SS, in un crescere di violenza che la ha portata giovanissima a essere violentata prima e privata del primo figlio poi quando non serviva più per allattarlo. Tutto questo porta la madre in un vortice di pazzia, sviluppatasi anche a scoppio ritardato a distanza di anni.
Daniela ha dato al romanzo 1 stellina* e se non ricordo male, l'ha abbandonato a metà.
Alla serata eravamo in 7: Rita, Daniela, Marilaura, Maria, Io, Cristina e per la prima volta Maria Augusta.
Come ogni volta ci siamo scambiati opinioni anche su altri libri, ci siamo scambiati titoli e consigli e così mi è venuta un'idea. Da questo mese lancerò sul blog una nuova rubrica: I CONSIGLI DI....
Chiederò di volta in volta ad ogniuno dei partecipanti al Gruppo di lettura di indicare 3 libri da consigliare, 3 libri che assolutamente dobbiamo leggere e dire anche perchè questi libri suggeriti sono imperdibili.
Ho deciso che comincerò con Maria. Quindi nei prossimi giorni pubblicherò il post con i suoi consigli di lettura!!!
Ed ecco quale sarà il romanzo per il prossimo incontro, scelto da Rita: LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.
Ci troviamo a casa di Daniela MARTEDI' 9 GIUGNO alle ore 19.45-20.00.
Massima puntualità perchè ci sarà una bella novità!!!
Un abbraccio
Francesca
Lungo questo romanzo, a volte addirittura superfluo in certe sue parti, in certe lunghissime e dettagliate descrizioni e in alcuni dialoghi, prolissi e inutili.
Apprezzabile il crescendo della storia, che comincia con una ragazza di 17 anni che si lamenta per la difficoltà ad avere amici o a trovare un ragazzo, visto che la famiglia pare che si trasferisca ogni anno in un paese diverso e lei deve ricominciare tutto da capo. Poi si intuisce che il motivo è la madre, che è lei ad avere dei problemi, che la causa dei trasferimenti è lei. Via via che si prosegue poi i motivi si fanno più chiari, all'inizio si intuisce, in seguito il terribile trauma di questa donna eccezionale e forte, ma ugualmente traumatizzata dalla crudeltà assurda della guerra e del nazismo, si palesa in tutta la sua tragicità. Anche io, come Cristina, sono rimasta colpita dall'inerzia del marito, che si arrende ad uno psichiatra solo all'ultimo, quando non può più farne a meno e dal suo egoismo nei confronti delle figlie, sacrificate sull'altare di un amore esclusivo ma cieco a tutto il resto.
Il viaggio in Galles francamente non l'ho capito, se non come desiderio di sfuggire ad una situazione di oppressione familiare, al piccolo paese che li guarda con sospetto e anche disprezzo (vedi la madre di Paul) o forse come desiderio di vedere e conoscere l'unico luogo dove l'amatissima madre è stata felice. E poi non ho capito come mai la protagonista resta così sconvolta nello scoprire che la madre ha sbagliato il nome di quel luogo: non "Foresta di girasoli" ma "Foresta di lupi". Che sia convinta che un bimbo di 10 anni sia quel figlio portatole via 40 anni prima e che i suoi genitori siano nazisti che lo tengono prigioniero... questo si può accettare. Che abbia per questo ucciso tre persone a sangue freddo è accettabile... ma no, sbagliare quel nome... proprio no!!!
Il finale è nebuloso.
Voto Anobii: 2 stelline e mezzo. ** 1/2
Il commento di Cristina: 1 stellina *
A volte l'amore non è abbastanza. Se c'è una cosa che questo libro trasmette davvero bene è l'impotenza e l'esasperazione che si prova a trattare con chi ha problemi psichici, anche chi si ama profondamente. E descrive con tragica precisione anche quanto sei lasciato solo, persino da chi dovrebbe difenderti, e come la percezione che gli altri hanno di te cambi quando si scopre che tu, o qualcuno vicino a te, ha questo tipo di problemi. Qui la cosa viene portata all'estremo, ma non credo che sia poi tanto diverso anche in casi meno difficili: in una società che non accetta chi non è bello, magro, sano, giovane e via discorrendo il problema mentale è ancora un tabù davvero difficile da rompere.
Voglio sperare che nell'america post Columbine i problemi della madre della protagonista siano affrontati prima e meglio (quanto meno per evitarne il tragico epilogo), ma la storia si svolge negli anni 60, e questa famiglia immersa in una piccola realtà rurale ha ben pochi mezzi per rapportarsi con la sindrome post traumatica della madre. Di fatto il padre si limita a rimuovere il problema fino a quando non è troppo tardi.
Purtroppo a volte l'amore non è abbastanza, e a volte davvero si viene amati male o sottoamati anche da chi dovrebbe proteggerti e tutelarti.
Punto debole del libro (e origine del voto bassissimo che gli dò) il fatto che il libro è di una noia mortale, sfiancante. Per quasi metà della narrazione non c'è che il ripetersi delle crisi della madre, sempre peggiori, e la mancanza di reazione del padre, che si limita a scaricare la responsabilità della sorveglianza di Mara sulle figlie. Poi finalmente si arriva ad una qualche conclusione ma invece di descrivere i fatti sul posto ecco che la protagonista scappa in Galles. La svolta io non l'ho capita sinceramente, anche perchè non è che porti poi a grandi rivelazioni.
Nel complesso il libro mi lascia perplessa, e non mi vergogno a dire che l'ho finito saltando di qua e di là.
Ecco il commento di Stefania: 4 stelline****
Il libro parte descrivendo in maniera abbastanza acuta i problemi madre-figlia quando la madre è il "personaggio debole" della famiglia e il resto della famiglia si prende cura di lei. I problemi di una bambina prima e di una ragazzina poi che si trova a dover essere più adulta di sua madre, con un padre innamoratissimo della moglie che, invece di difenderla da questo ruolo, scarica su di lei troppe responsabilità. Poi piano-piano la storia si dipana e viene fuori che la madre, ariana in Germania ai tempi del nazismo, è stata usata come "riproduttrice" dalle SS, in un crescere di violenza che la ha portata giovanissima a essere violentata prima e privata del primo figlio poi quando non serviva più per allattarlo. Tutto questo porta la madre in un vortice di pazzia, sviluppatasi anche a scoppio ritardato a distanza di anni.
Daniela ha dato al romanzo 1 stellina* e se non ricordo male, l'ha abbandonato a metà.
Alla serata eravamo in 7: Rita, Daniela, Marilaura, Maria, Io, Cristina e per la prima volta Maria Augusta.
Come ogni volta ci siamo scambiati opinioni anche su altri libri, ci siamo scambiati titoli e consigli e così mi è venuta un'idea. Da questo mese lancerò sul blog una nuova rubrica: I CONSIGLI DI....
Chiederò di volta in volta ad ogniuno dei partecipanti al Gruppo di lettura di indicare 3 libri da consigliare, 3 libri che assolutamente dobbiamo leggere e dire anche perchè questi libri suggeriti sono imperdibili.
Ho deciso che comincerò con Maria. Quindi nei prossimi giorni pubblicherò il post con i suoi consigli di lettura!!!
Ed ecco quale sarà il romanzo per il prossimo incontro, scelto da Rita: LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.
Ci troviamo a casa di Daniela MARTEDI' 9 GIUGNO alle ore 19.45-20.00.
Massima puntualità perchè ci sarà una bella novità!!!
Un abbraccio
Francesca
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