Claudio mi invia tre titoli e basta... Penso nuovamente che sia una persona di poche parole, forse timida e lo sollecito a scrivermi due righe per motivare la sua scelta. Dopo un po' mi arriva questa mail che ho letto in silenzio e che mi ha davvero colpita. Ma lascio parlare "il nostro uomo".
Ciao,ti ringrazio dell' invito a parlare dei libri che ho scelto.
Prima di tutto, il termine "imperdibile" puzza sempre un po' di
presunzione e di ipocrisia (quante volte ci siamo fidati dei consigli
letterari di qualcuno per poi pentirsene?), molto meglio allora l'
aggettivo "libri cari" piú evanescente.
Allora i "libri cari"sono secondo me quelli che riconosci subito nella libreria, sono i "libri parlanti".
Questi sono strani esseri, sempre malconci, con le copertine rabberciate e molli.
Ma attenzione, l'apparenza a volte inganna! Li apri e scopri che il loro
animo é gentile e cordiale, scorri le loro pagine lise e scopri, oltre
alle orecchie e innumerevoli macchie di caffè ed altro, le tue
annotazioni, i passaggi marcati a matita (come il vomere di un
aratro), oggetti strani usati come segnalibri
(cartoline, foglietti, scontrini , a volte poetici fiori appassiti e
quadrifogli miracolosi).
Sono parlanti perché parlano anche di noi, sono stati nei nostri zaini a
scuola, nelle nostre valigie durante i viaggi, sul comó prima di coricarci
e nei momenti di solitudine ma anche di gioia.
Sono libri di compagnia che quando li apri ti consolano un po', d'altronde perché si scrive? Per consolarsi un po', io credo.
A parte questo, i libri sinceri parlano del loro autore, delle sue
aspirazioni, del suo mondo e se sono sinceri il loro tono é sempre
pacato, affettuoso, premuroso, ti vogliono aiutare non angosciarti, non ti
danno dubbi ma domande, non certezze ma spunti, idee, incoraggiamenti.
E allora per spiegare la scelta dei miei imperdibili li faccio parlare!
Da "Montagne di una vita"di Walter Bonatti: é quando sogni che
concepisci cose straordinarie, é quando credi che crei veramente, ed é
soltanto allora che la tua anima supera le barriere del possibile.
Da Albert Camus: non seguirmi, potrei non condurti, non starmi
davanti, potrei non seguirti, stai invece al mio fianco e sii mio amico.
Da il Prete bello di Goffredo Parise: 50 lire? Ehh?! In quell' eh c'era
tutta la fame di sempre. Poi scendemmo da via s. faustino in direzione di
casa. Eravamo 2 angeli, e le nostre tasche erano piene di stelle piú care e
preziose di quante si stavano accendendo in cielo.
Ma forse,non mi sono spiegato bene, insomma gli imperdibili sono dei
libri da leggere per emozionarsi e poi tenere in qualche imbuto della
memoria come dei buoni amici.
Grazie Claudio, ti sei spiegato benissimo!!!
domenica 19 luglio 2015
venerdì 17 luglio 2015
Se una notte d'estate dei lettori...
Ci siamo riuniti da Daniela,
che ormai da qualche mese ci ospita a casa sua. Eravamo in nove: Daniela,
Maria, Stefania che ha portato anche la sua amica Monica, Claudio, Marilaura,
Katia, Augusta e io, Cristina.
Non sono potute venire Rita
e Francesca, che aveva scelto il libro del mese. Si è quindi riproposta una
situazione ormai abituale, per noi: chi sceglie il libro di rado poi riesce a
venire a parlare del tomo la volta dopo.
La serata era molto calda
quindi la nostra riunione, dopo un rapido spuntino interno, si è presto
trasferita all’aperto, tra i numerosi gatti del quartiere e con la compagnia
della cagnolotta di Daniela, che ci è stata ad ascoltare.
Devo dire che la discussione
sul libro è stata interessante, anche se presto ha preso strade tutte sue che
ci hanno portato a Oscar Wilde, alla critica letteraria italiana e ai viaggi.
Purtroppo il pur notevole
libro di Calvino non è stato molto apprezzato. Temo anzi che a parte Marilaura
e la sottoscritta nessuno dei presenti sia riuscito a finirlo.
Scoglio principale la trama/struttura
del libro, che racconta di un lettore (anzi del lettore per antonomasia, dato
che Calvino si rivolge direttamente a chi ha il volume tra le mani) che
acquista un libro e quando lo inizia si accorge che i capitoli sono tutti
uguali, che c’è stato un errore in fase di rilegatura. Tutto preso dal
desiderio di finire il racconto il protagonista comincia la ricerca del romanzo
completo, ma si trova ad avere tra le mani sempre e soltanto il capitolo
iniziale di un altro romanzo, senza mai poter completare una storia che sia una.
Maria, Augusta, Katia,
Claudio e Daniela hanno interrotto a vari stadi la loro lettura, con Augusta
che arrivando all’ottavo capitolo è stata quella che più si è avvicinata alla
meta. Stefania aveva tentato anni fa l’impresa e, pur avendo apprezzato tutte
le precedenti opere di questo autore, su “Se una notte d’inverno un
viaggiatore” si era incagliata pure lei.
Marilaura, che lo ha letto appena
pubblicato e ha approfittato per rileggerlo, ha particolarmente apprezzato la
capacità di scrittura di Calvino, l’indubbia maestria nel creare dieci storie
diverse più la cornice, tutte con il loro stile. Ha trovato staordinario come
Calvino riesca a catturare l’interesse del lettore abbastanza da farlo
proseguire nella lettura, anche se sa già che la storia non andrà da nessuna
parte, se non a un nuovo inizio.
Sempre che il lettore ce la
faccia a proseguire, ovviamente.
Purtroppo nel nostro caso
non ce l’ha fatta quasi nessuno.
Al fin della fiera, anzi,
della discussione, tutti abbiamo ammirato il talento di Calvino, ma il suo
testo ci ha lasciato freddi, come di fronte a un esperimento o a un esercizio
di stile: magari straordinario da ammirare, ma non coinvolgente. Non abbastanza
da spingerci a finire il libro, almeno.
Recensioni da Anobii:
Cristina 1 stella
Vale 4 stelle, minimo, ma proprio
non mi è piaciuto.
La "qualità" del libro è sicuramente molto
più elevata del voto che gli do, che misura solo ed esclusivamente quanto mi è
piaciuto. La qualità della scrittura, la capacità di modificare il proprio
stile così tanto da rendere ogni capitolo-incipit unico e credibile, anche solo
la struttura del libro sono straordinari, e lasciano ammirati.
Purtroppo io sono una lettrice emotiva, più legata all'empatia
con i personaggi che al resto, e pur ammirando il lavoro di Calvino devo dire
che non l'ho amato affatto. Anzi, non di rado l'ho trovato frustrante e
difficile da leggere.
Stessa emozione che avevo provato anni fa, alla prima
- parziale - lettura.
Resta straordinario il primo capitolo, con la
descrizione dell'entrata in libreria da parte del lettore che ho trovato
esilarante e geniale (chi non ha il suo bravo scaffale di Libri Che Hai Sempre
Fatto Finta D'Averli letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero)
e il capitolo VIII Dal Diario di Silas Flannery, in cui mi sono immersa
felicemente, mentre quasi tutto il resto del libro mi è parso un esperimento.
Interessante ma freddamente clinico.
Credo che Calvino non sia scrittore per me, tuttavia
questo è un libro che consiglio di provare a tutti, per farsi una idea
personale, e per ammirare un testo che è sicuramente miliare nella storia della
letteratura moderna italiana.
Daniela 1 stella
Sul
virtuosismo e le capacità scrittorie di Calvino tanto di cappello, ma io sono
una lettrice e non ho interesse a cimentarmi nella scrittura, quindi questo
libro, che ho presto abbandonato, non mi ha lasciato proprio nulla.Francesca 4 stelle
Ricordavo questo libro, letto una decina di anni fa, come un romanzo piuttosto oscuro, affascinante ma poco coinvolgente. Confermo questa impressione, solo che la rilettura mi ha rivelato una curiosa verità: nella mia memoria, gli stralci di romanzi erano diventati romanzi completi, romanzi che ricordavo vagamente di avere letto, che mi avevano colpito ma dei quali non ricordavo ne' il finale e ne' il nome dell'autore. Leggendolo quindi mi si faceva chiara questa verità nascosta e in me lo stupore diventava sempre più grande.
Dall'inizio alla fine mi sono meravigliata per le straordinarie trovate stilistiche, per la capacità di Calvino di adattare lo stile al genere, all'ipotetico autore e la trama, benchè nebulosa e tutto sommato inesistente, si è snodata sotto i miei occhi come un fascinoso fantasy.
E' un libro che ho amato!
Ci si vede martedì 11
agosto, solita ora, sempre a casa di Daniela.
martedì 23 giugno 2015
I CONSIGLI DI.... DANIELA
Continua l'interessante rubrica degli "Imperdibili". Questo mese è il turno di Daniela.
Senza induglio vi presento i suoi tre libri preferiti!!!
Ho rivissuto emozioni
seguite alla morte della mia nonna, con la certezza ormai compresa che anche
lei aveva sofferto moltissimo quando la figlia (mia madre) ha chiuso
definitivamente la sua casa e l’ha portata a vivere con sé, ormai troppo
anziana per autogestirsi ma troppo viva e vitale per essere “badata” in casa
sua da estranei. La protesta velata della nonna era contro la noia delle
giornate e chiedeva continuamente di poter fare qualcosa di bello per passare
il tempo, ma il suo prodigarsi nel fare i letti di tutti, a far da mangiare o
altri lavori di casa cui si era dedicata tutta la vita, veniva visto con
irritazione da mia madre, che non tollerava (lei così precisa e ordinata) di vedere
i letti fatti un po’ sghembi, i pranzi troppo grassi per i suoi gusti, ecc.
ecc. Nemmeno le sue lunghe chiaccherate con le vicine (curiose e pettegole
secondo mia madre) erano tollerate perché c’era sempre la possibilità che la
nonna raccontasse qualcosa di troppo privato che generalmente mia madre teneva
all’interno della propria famiglia. La difficoltà inoltre nell’accogliere, in
una casa con la distribuzione dei ruoli già collaudata, una persona nuova, ha
portato senz’altro ad una confusione generale mal tollerata. La storia della
nonna non è finita tragicamente come quella di Etelka, ma restano le domande
più intime sul nostro modo di scombinare
così fortemente gli ultimi anni della vita delle persone a noi più vicine
arrogandoci il diritto di sapere cosa è meglio per loro o pretendendo che
cambino totalmente i loro ritmi e le loro occupazioni senza rispettare i loro
sentimenti e i loro bisogni di poche ma importanti certezze.
Iza poi è così brava e perfetta da non capire che Etelka era più legata all’ex marito di Iza che a lei, sua figlia. Così sicura di aver fatto sempre le cose giuste da rimanere offesa quando l’ex marito le fa notare la sua incapacità di amare e le ricorda che anche lui se ne è andato perché cercava un affetto profondo e vero piuttosto che una posizione sociale più importante ed uno standard di vita moderna.
Un libro bellissimo, commovente, che pone moltissimi pensieri sulla nostra capacità di amare.
Senza induglio vi presento i suoi tre libri preferiti!!!
Fiorirà l'aspidistra di George Orwell
Dovremmo leggerlo tutti intorno ai 27-30 anni, ci
assomiglia così tanto. Pochi di noi sono arrivati ai fatidici 30 senza problemi
e con scioltezza. Pochi di noi non hanno vissuto la famosa “crisi dei
trentanni”.
Orwell è maestro nel descrivercelo, anche se questo è
considerato un romanzo minore, si percepisce tutto il futuro che scriverà.
la famiglia Moskat di Isaac B. Singer
Per quanto un bel tomo
di più di 500 pagine è un romanzo coinvolgente e interessante. Dal punto di
vista culturale e storico, fedele alla vita di quel periodo ma raccontato
all'interno della famiglia. Un libro che non può mancare.
La ballata di Iza di Magda Szabò
Iza poi è così brava e perfetta da non capire che Etelka era più legata all’ex marito di Iza che a lei, sua figlia. Così sicura di aver fatto sempre le cose giuste da rimanere offesa quando l’ex marito le fa notare la sua incapacità di amare e le ricorda che anche lui se ne è andato perché cercava un affetto profondo e vero piuttosto che una posizione sociale più importante ed uno standard di vita moderna.
Un libro bellissimo, commovente, che pone moltissimi pensieri sulla nostra capacità di amare.
mercoledì 10 giugno 2015
Distratti dal cibo... o forse è il libro che...
Comincio subito con il dire che la cena, organizzata da Daniela avvalendosi della professionalità di un ottimo catering, era deliziosa.
Abbiamo mangiato davvero bene e abbiamo pagato una cifra assolutamente contenuta!
E poi io adoro la cucina etnica, quei sapori esotici e speziati mi fanno letteralmente impazzire!!!!
Forse distratti dall'ottimo cibo e dalle chiacchierate amene, la discussione del libro è stata abbastanza sterile: bello, mi è piaciuto, non mi è piaciuto, così così...
Nel complesso il libro ne è uscito senza infamia e senza lode. Forse i libri belli, interessanti ma non bellissimi suscitano discussioni abbastanza piatte. Vuoi mettere quelle discussioni accorate di libri che o ami o odii!!!
Fatto sta che non ricordo quasi nulla di quello che ci siamo detti ieri sera approposito del romanzo LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.
Catia ha fatto fatica all'inizio, Claudio ha trovato pesante il finale e abbastanza noioso tutto il romanzo, nemmeno la loquacissima Cristina si è dilungata più di tanto nella discussione del romanzo in questione (e non mi aiuta nemmeno con Anobii, visto che non ha lasciato nemmeno un commento), Stefania e Rita l'hanno apprezzato... o forse no, Marilaura si aspettava qualcosa di più, più storia, più fatti, a Daniela è piaciuto e ci consiglia di guardare anche il film, Maria non l'ha letto.
E io? Non ricordandomi la discussione di ieri posso parlare per me.
La prima volta che lo lessi, circa sei o sette anni fa, la storia tremenda dell'eccidio degli armeni del 1915, le sue dinamiche, la sua crudeltà, avevano preso il sopravvento e al tempo diedi al libro un voto molto alto. La rilettura ha messo in luce quei difetti che l'emotività aveva celato. Soprattutto l'ultima parte, a mio avviso, sembra una storia di avventura per ragazzi, con dame francesi che cercano l'emozione nell'avventura, carrozze con doppio fondo, una città che continua nelle sue frivolezze senza quasi accorgersi dei miasmi di morte che appestano le sue porte, e poi finti malati e veri medici, estremi sacrifici, e finalmente la salvezza.... ma il tutto viene descritto velocemente, in fretta, concludendo in poche righe una storia che avrebbe meritato un finale un po' più introspettivo.
Come accade spesso nelle mie letture degli ultimi tempi, le vere eroine sono le donne: donne belle, coraggiose, generose e piene di grazia nonostante la tragedia che le schiaccia e le uccide.
Presenti alla serata: io (Francesca), Catia, Claudio, Rita, Marilaura, Daniela, Maria, Cristina e Stefania.
Su Anobii non ho trovato nessuna recensione ne' da Stefania ne' da Cristina, che di solito le lasciano sempre. Se lo dovessero fare nei prossimi giorni provvederò ad aggiungerle qui.
E infatti, ecco qui il commento di Cristina e il mio.
CRISTINA:
Secondo me non ha molto senso valutare questo libro nella sua qualità letteraria. Il lettore, se appena è dotato di un poco di empatia, si lascerà travolgere dalla tragedia, e lascerà perdere la forma.
Di buono ha sicuramente che è scritto in maniera asciutta e non ci sono descrizioni particolarmente cruente delle violenze perpetrate su questo popolo. Proprio per questo risulta efficace: la violenza e la crudeltà le immagini e il loro impatto è maggiore, e più profondo.
Purtroppo non ha nulla di storico: rimane il racconto della tragedia di una famiglia più che di un popolo. Emblematica, sicuramente, ma non esaustiva sui motivi politici e economici che stanno dietro a questo genocidio di cui non si parla mai.
Nel mio caso, che sono lettrice che si affeziona ai personaggi, la lettura ha lasciato poco: sono, secondo me, tutti poco approfonditi e mancano di personalità. Del resto la Arslan trascrive i racconti del nonno e degli altri familiari, ascoltati da bambina, e aggiunge poco di suo, non so se per scelta stilistica o perchè riteneva che fosse meglio così. In questo modo il romanzo resta asciutto nella forma, ma manca secondo me di quel qualcosa in più che lo avrebbe reso vivo e indimenticabile.
FRANCESCA:
La rilettura mi ha vista evidentemente più fredda rispetto a ciò che andavo leggendo. Se la prima volta la crudezza della storia aveva nascosto tutto il resto, stavolta mi sono resa conto di alcune povertà nel linguaggio e anche di alcuni difetti di forma, soprattutto nella parte finale del libro.
Resta comunque un ottimo romanzo che racconta, senza approfondire dal punto di vista storico, una delle pagine più tragiche della storia del 20° secolo vista dal punto di vista di una famiglia armena che vive tranquillamente in una piccola cittadina dell'Anatolia.
Tre stelle e mezzo
E adesso veniamo al prossimo appuntamento.
E' stato estratto il mio nome e io ho proposto come lettura del mese SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE di Italo Calvino.
Ci incontreremo MARTEDI' 7 LUGLIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.
A presto e BUONE LETTURE A TUTTI
Francesca
Abbiamo mangiato davvero bene e abbiamo pagato una cifra assolutamente contenuta!
E poi io adoro la cucina etnica, quei sapori esotici e speziati mi fanno letteralmente impazzire!!!!
Forse distratti dall'ottimo cibo e dalle chiacchierate amene, la discussione del libro è stata abbastanza sterile: bello, mi è piaciuto, non mi è piaciuto, così così...
Nel complesso il libro ne è uscito senza infamia e senza lode. Forse i libri belli, interessanti ma non bellissimi suscitano discussioni abbastanza piatte. Vuoi mettere quelle discussioni accorate di libri che o ami o odii!!!
Fatto sta che non ricordo quasi nulla di quello che ci siamo detti ieri sera approposito del romanzo LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.
Catia ha fatto fatica all'inizio, Claudio ha trovato pesante il finale e abbastanza noioso tutto il romanzo, nemmeno la loquacissima Cristina si è dilungata più di tanto nella discussione del romanzo in questione (e non mi aiuta nemmeno con Anobii, visto che non ha lasciato nemmeno un commento), Stefania e Rita l'hanno apprezzato... o forse no, Marilaura si aspettava qualcosa di più, più storia, più fatti, a Daniela è piaciuto e ci consiglia di guardare anche il film, Maria non l'ha letto.
E io? Non ricordandomi la discussione di ieri posso parlare per me.
La prima volta che lo lessi, circa sei o sette anni fa, la storia tremenda dell'eccidio degli armeni del 1915, le sue dinamiche, la sua crudeltà, avevano preso il sopravvento e al tempo diedi al libro un voto molto alto. La rilettura ha messo in luce quei difetti che l'emotività aveva celato. Soprattutto l'ultima parte, a mio avviso, sembra una storia di avventura per ragazzi, con dame francesi che cercano l'emozione nell'avventura, carrozze con doppio fondo, una città che continua nelle sue frivolezze senza quasi accorgersi dei miasmi di morte che appestano le sue porte, e poi finti malati e veri medici, estremi sacrifici, e finalmente la salvezza.... ma il tutto viene descritto velocemente, in fretta, concludendo in poche righe una storia che avrebbe meritato un finale un po' più introspettivo.
Come accade spesso nelle mie letture degli ultimi tempi, le vere eroine sono le donne: donne belle, coraggiose, generose e piene di grazia nonostante la tragedia che le schiaccia e le uccide.
Presenti alla serata: io (Francesca), Catia, Claudio, Rita, Marilaura, Daniela, Maria, Cristina e Stefania.
Su Anobii non ho trovato nessuna recensione ne' da Stefania ne' da Cristina, che di solito le lasciano sempre. Se lo dovessero fare nei prossimi giorni provvederò ad aggiungerle qui.
E infatti, ecco qui il commento di Cristina e il mio.
CRISTINA:
Secondo me non ha molto senso valutare questo libro nella sua qualità letteraria. Il lettore, se appena è dotato di un poco di empatia, si lascerà travolgere dalla tragedia, e lascerà perdere la forma.
Di buono ha sicuramente che è scritto in maniera asciutta e non ci sono descrizioni particolarmente cruente delle violenze perpetrate su questo popolo. Proprio per questo risulta efficace: la violenza e la crudeltà le immagini e il loro impatto è maggiore, e più profondo.
Purtroppo non ha nulla di storico: rimane il racconto della tragedia di una famiglia più che di un popolo. Emblematica, sicuramente, ma non esaustiva sui motivi politici e economici che stanno dietro a questo genocidio di cui non si parla mai.
Nel mio caso, che sono lettrice che si affeziona ai personaggi, la lettura ha lasciato poco: sono, secondo me, tutti poco approfonditi e mancano di personalità. Del resto la Arslan trascrive i racconti del nonno e degli altri familiari, ascoltati da bambina, e aggiunge poco di suo, non so se per scelta stilistica o perchè riteneva che fosse meglio così. In questo modo il romanzo resta asciutto nella forma, ma manca secondo me di quel qualcosa in più che lo avrebbe reso vivo e indimenticabile.
FRANCESCA:
La rilettura mi ha vista evidentemente più fredda rispetto a ciò che andavo leggendo. Se la prima volta la crudezza della storia aveva nascosto tutto il resto, stavolta mi sono resa conto di alcune povertà nel linguaggio e anche di alcuni difetti di forma, soprattutto nella parte finale del libro.
Resta comunque un ottimo romanzo che racconta, senza approfondire dal punto di vista storico, una delle pagine più tragiche della storia del 20° secolo vista dal punto di vista di una famiglia armena che vive tranquillamente in una piccola cittadina dell'Anatolia.
Tre stelle e mezzo
E adesso veniamo al prossimo appuntamento.
E' stato estratto il mio nome e io ho proposto come lettura del mese SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE di Italo Calvino.
Ci incontreremo MARTEDI' 7 LUGLIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.
A presto e BUONE LETTURE A TUTTI
Francesca
mercoledì 20 maggio 2015
I CONSIGLI DI... MARIA
Come accennato nel precedente post, lancio una nuova rubrica: I CONSIGLI DI...
A turno, i partecipanti al gruppo di lettura Il Naso nei Libri indicheranno tre "imperdibili", tre libri assolutamente da non perdere, motivando brevemente il perchè della loro scelta.
Ho deciso di cominciare con Maria.
Ecco qua i miei imperdibili:
PRIME DI SERE di
Carlo Sgorlon.
Un piccolo gioiello scritto in friulano che raccomando a chi capisce questa lingua, altrimenti in italiano lo si trova col titolo IL VENTO NEL VIGNETO. Altro non dico, questo è il libro che mi sono riservata di consigliare al mio prossimo turno. Perciò non leggetelo ancora!
Maria
A turno, i partecipanti al gruppo di lettura Il Naso nei Libri indicheranno tre "imperdibili", tre libri assolutamente da non perdere, motivando brevemente il perchè della loro scelta.
Ho deciso di cominciare con Maria.
Ecco qua i miei imperdibili:
FURORE di John Steinbeck.
E' un libro
sempre attuale nel raccontare il potere dell’economia, la disperazione
sociale e la paura del cambiamento. Assolutamente imperdibile
LA
MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI scritto da Gerard Durell con
impareggiabile umorismo inglese.
E' la vera storia di un periodo della
giovinezza di colui che diventerà un famoso naturalista. Indispensabile
per far tornare il buonumore
Un piccolo gioiello scritto in friulano che raccomando a chi capisce questa lingua, altrimenti in italiano lo si trova col titolo IL VENTO NEL VIGNETO. Altro non dico, questo è il libro che mi sono riservata di consigliare al mio prossimo turno. Perciò non leggetelo ancora!
Maria
venerdì 15 maggio 2015
A volte l'amore non è abbastanza
Rubo il titolo di questo post a Cristina, che con il suo commento ha sintetizzato alla perfezione quello che è stato il pensiero dominante sul romanzo del mese: "LA FORESTA DI GIRASOLI" di Torey L. Hayden.
Lungo questo romanzo, a volte addirittura superfluo in certe sue parti, in certe lunghissime e dettagliate descrizioni e in alcuni dialoghi, prolissi e inutili.
Apprezzabile il crescendo della storia, che comincia con una ragazza di 17 anni che si lamenta per la difficoltà ad avere amici o a trovare un ragazzo, visto che la famiglia pare che si trasferisca ogni anno in un paese diverso e lei deve ricominciare tutto da capo. Poi si intuisce che il motivo è la madre, che è lei ad avere dei problemi, che la causa dei trasferimenti è lei. Via via che si prosegue poi i motivi si fanno più chiari, all'inizio si intuisce, in seguito il terribile trauma di questa donna eccezionale e forte, ma ugualmente traumatizzata dalla crudeltà assurda della guerra e del nazismo, si palesa in tutta la sua tragicità. Anche io, come Cristina, sono rimasta colpita dall'inerzia del marito, che si arrende ad uno psichiatra solo all'ultimo, quando non può più farne a meno e dal suo egoismo nei confronti delle figlie, sacrificate sull'altare di un amore esclusivo ma cieco a tutto il resto.
Il viaggio in Galles francamente non l'ho capito, se non come desiderio di sfuggire ad una situazione di oppressione familiare, al piccolo paese che li guarda con sospetto e anche disprezzo (vedi la madre di Paul) o forse come desiderio di vedere e conoscere l'unico luogo dove l'amatissima madre è stata felice. E poi non ho capito come mai la protagonista resta così sconvolta nello scoprire che la madre ha sbagliato il nome di quel luogo: non "Foresta di girasoli" ma "Foresta di lupi". Che sia convinta che un bimbo di 10 anni sia quel figlio portatole via 40 anni prima e che i suoi genitori siano nazisti che lo tengono prigioniero... questo si può accettare. Che abbia per questo ucciso tre persone a sangue freddo è accettabile... ma no, sbagliare quel nome... proprio no!!!
Il finale è nebuloso.
Voto Anobii: 2 stelline e mezzo. ** 1/2
Il commento di Cristina: 1 stellina *
A volte l'amore non è abbastanza. Se c'è una cosa che questo libro trasmette davvero bene è l'impotenza e l'esasperazione che si prova a trattare con chi ha problemi psichici, anche chi si ama profondamente. E descrive con tragica precisione anche quanto sei lasciato solo, persino da chi dovrebbe difenderti, e come la percezione che gli altri hanno di te cambi quando si scopre che tu, o qualcuno vicino a te, ha questo tipo di problemi. Qui la cosa viene portata all'estremo, ma non credo che sia poi tanto diverso anche in casi meno difficili: in una società che non accetta chi non è bello, magro, sano, giovane e via discorrendo il problema mentale è ancora un tabù davvero difficile da rompere.
Voglio sperare che nell'america post Columbine i problemi della madre della protagonista siano affrontati prima e meglio (quanto meno per evitarne il tragico epilogo), ma la storia si svolge negli anni 60, e questa famiglia immersa in una piccola realtà rurale ha ben pochi mezzi per rapportarsi con la sindrome post traumatica della madre. Di fatto il padre si limita a rimuovere il problema fino a quando non è troppo tardi.
Purtroppo a volte l'amore non è abbastanza, e a volte davvero si viene amati male o sottoamati anche da chi dovrebbe proteggerti e tutelarti.
Punto debole del libro (e origine del voto bassissimo che gli dò) il fatto che il libro è di una noia mortale, sfiancante. Per quasi metà della narrazione non c'è che il ripetersi delle crisi della madre, sempre peggiori, e la mancanza di reazione del padre, che si limita a scaricare la responsabilità della sorveglianza di Mara sulle figlie. Poi finalmente si arriva ad una qualche conclusione ma invece di descrivere i fatti sul posto ecco che la protagonista scappa in Galles. La svolta io non l'ho capita sinceramente, anche perchè non è che porti poi a grandi rivelazioni.
Nel complesso il libro mi lascia perplessa, e non mi vergogno a dire che l'ho finito saltando di qua e di là.
Ecco il commento di Stefania: 4 stelline****
Il libro parte descrivendo in maniera abbastanza acuta i problemi madre-figlia quando la madre è il "personaggio debole" della famiglia e il resto della famiglia si prende cura di lei. I problemi di una bambina prima e di una ragazzina poi che si trova a dover essere più adulta di sua madre, con un padre innamoratissimo della moglie che, invece di difenderla da questo ruolo, scarica su di lei troppe responsabilità. Poi piano-piano la storia si dipana e viene fuori che la madre, ariana in Germania ai tempi del nazismo, è stata usata come "riproduttrice" dalle SS, in un crescere di violenza che la ha portata giovanissima a essere violentata prima e privata del primo figlio poi quando non serviva più per allattarlo. Tutto questo porta la madre in un vortice di pazzia, sviluppatasi anche a scoppio ritardato a distanza di anni.
Daniela ha dato al romanzo 1 stellina* e se non ricordo male, l'ha abbandonato a metà.
Alla serata eravamo in 7: Rita, Daniela, Marilaura, Maria, Io, Cristina e per la prima volta Maria Augusta.
Come ogni volta ci siamo scambiati opinioni anche su altri libri, ci siamo scambiati titoli e consigli e così mi è venuta un'idea. Da questo mese lancerò sul blog una nuova rubrica: I CONSIGLI DI....
Chiederò di volta in volta ad ogniuno dei partecipanti al Gruppo di lettura di indicare 3 libri da consigliare, 3 libri che assolutamente dobbiamo leggere e dire anche perchè questi libri suggeriti sono imperdibili.
Ho deciso che comincerò con Maria. Quindi nei prossimi giorni pubblicherò il post con i suoi consigli di lettura!!!
Ed ecco quale sarà il romanzo per il prossimo incontro, scelto da Rita: LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.
Ci troviamo a casa di Daniela MARTEDI' 9 GIUGNO alle ore 19.45-20.00.
Massima puntualità perchè ci sarà una bella novità!!!
Un abbraccio
Francesca
Lungo questo romanzo, a volte addirittura superfluo in certe sue parti, in certe lunghissime e dettagliate descrizioni e in alcuni dialoghi, prolissi e inutili.
Apprezzabile il crescendo della storia, che comincia con una ragazza di 17 anni che si lamenta per la difficoltà ad avere amici o a trovare un ragazzo, visto che la famiglia pare che si trasferisca ogni anno in un paese diverso e lei deve ricominciare tutto da capo. Poi si intuisce che il motivo è la madre, che è lei ad avere dei problemi, che la causa dei trasferimenti è lei. Via via che si prosegue poi i motivi si fanno più chiari, all'inizio si intuisce, in seguito il terribile trauma di questa donna eccezionale e forte, ma ugualmente traumatizzata dalla crudeltà assurda della guerra e del nazismo, si palesa in tutta la sua tragicità. Anche io, come Cristina, sono rimasta colpita dall'inerzia del marito, che si arrende ad uno psichiatra solo all'ultimo, quando non può più farne a meno e dal suo egoismo nei confronti delle figlie, sacrificate sull'altare di un amore esclusivo ma cieco a tutto il resto.
Il viaggio in Galles francamente non l'ho capito, se non come desiderio di sfuggire ad una situazione di oppressione familiare, al piccolo paese che li guarda con sospetto e anche disprezzo (vedi la madre di Paul) o forse come desiderio di vedere e conoscere l'unico luogo dove l'amatissima madre è stata felice. E poi non ho capito come mai la protagonista resta così sconvolta nello scoprire che la madre ha sbagliato il nome di quel luogo: non "Foresta di girasoli" ma "Foresta di lupi". Che sia convinta che un bimbo di 10 anni sia quel figlio portatole via 40 anni prima e che i suoi genitori siano nazisti che lo tengono prigioniero... questo si può accettare. Che abbia per questo ucciso tre persone a sangue freddo è accettabile... ma no, sbagliare quel nome... proprio no!!!
Il finale è nebuloso.
Voto Anobii: 2 stelline e mezzo. ** 1/2
Il commento di Cristina: 1 stellina *
A volte l'amore non è abbastanza. Se c'è una cosa che questo libro trasmette davvero bene è l'impotenza e l'esasperazione che si prova a trattare con chi ha problemi psichici, anche chi si ama profondamente. E descrive con tragica precisione anche quanto sei lasciato solo, persino da chi dovrebbe difenderti, e come la percezione che gli altri hanno di te cambi quando si scopre che tu, o qualcuno vicino a te, ha questo tipo di problemi. Qui la cosa viene portata all'estremo, ma non credo che sia poi tanto diverso anche in casi meno difficili: in una società che non accetta chi non è bello, magro, sano, giovane e via discorrendo il problema mentale è ancora un tabù davvero difficile da rompere.
Voglio sperare che nell'america post Columbine i problemi della madre della protagonista siano affrontati prima e meglio (quanto meno per evitarne il tragico epilogo), ma la storia si svolge negli anni 60, e questa famiglia immersa in una piccola realtà rurale ha ben pochi mezzi per rapportarsi con la sindrome post traumatica della madre. Di fatto il padre si limita a rimuovere il problema fino a quando non è troppo tardi.
Purtroppo a volte l'amore non è abbastanza, e a volte davvero si viene amati male o sottoamati anche da chi dovrebbe proteggerti e tutelarti.
Punto debole del libro (e origine del voto bassissimo che gli dò) il fatto che il libro è di una noia mortale, sfiancante. Per quasi metà della narrazione non c'è che il ripetersi delle crisi della madre, sempre peggiori, e la mancanza di reazione del padre, che si limita a scaricare la responsabilità della sorveglianza di Mara sulle figlie. Poi finalmente si arriva ad una qualche conclusione ma invece di descrivere i fatti sul posto ecco che la protagonista scappa in Galles. La svolta io non l'ho capita sinceramente, anche perchè non è che porti poi a grandi rivelazioni.
Nel complesso il libro mi lascia perplessa, e non mi vergogno a dire che l'ho finito saltando di qua e di là.
Ecco il commento di Stefania: 4 stelline****
Il libro parte descrivendo in maniera abbastanza acuta i problemi madre-figlia quando la madre è il "personaggio debole" della famiglia e il resto della famiglia si prende cura di lei. I problemi di una bambina prima e di una ragazzina poi che si trova a dover essere più adulta di sua madre, con un padre innamoratissimo della moglie che, invece di difenderla da questo ruolo, scarica su di lei troppe responsabilità. Poi piano-piano la storia si dipana e viene fuori che la madre, ariana in Germania ai tempi del nazismo, è stata usata come "riproduttrice" dalle SS, in un crescere di violenza che la ha portata giovanissima a essere violentata prima e privata del primo figlio poi quando non serviva più per allattarlo. Tutto questo porta la madre in un vortice di pazzia, sviluppatasi anche a scoppio ritardato a distanza di anni.
Daniela ha dato al romanzo 1 stellina* e se non ricordo male, l'ha abbandonato a metà.
Alla serata eravamo in 7: Rita, Daniela, Marilaura, Maria, Io, Cristina e per la prima volta Maria Augusta.
Come ogni volta ci siamo scambiati opinioni anche su altri libri, ci siamo scambiati titoli e consigli e così mi è venuta un'idea. Da questo mese lancerò sul blog una nuova rubrica: I CONSIGLI DI....
Chiederò di volta in volta ad ogniuno dei partecipanti al Gruppo di lettura di indicare 3 libri da consigliare, 3 libri che assolutamente dobbiamo leggere e dire anche perchè questi libri suggeriti sono imperdibili.
Ho deciso che comincerò con Maria. Quindi nei prossimi giorni pubblicherò il post con i suoi consigli di lettura!!!
Ed ecco quale sarà il romanzo per il prossimo incontro, scelto da Rita: LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.
Ci troviamo a casa di Daniela MARTEDI' 9 GIUGNO alle ore 19.45-20.00.
Massima puntualità perchè ci sarà una bella novità!!!
Un abbraccio
Francesca
mercoledì 15 aprile 2015
Giappone senz'anima
Dopo la perdita della nostra sede storica e prima del trasferimento nella "sede estiva" del gruppo, ci siamo ritrovati a casa di Stefania. Naturalmente ringrazio davvero di cuore Stefania per la disponibilità e l'ospitalità.
All'incontro eravamo in sette: Cristina, Catia, Marilaura, Daniela, Claudio, io (Francesca) e naturalmente la padrona di casa. A metà serata si sono uniti a noi anche i vicini di casa di Stefania, portando un po' di novità e un po' di poesia!!!
Il libro in discussione (CONFESSIONI DI UNA VITTIMA DELLO SHOPPING di Radhika Jha) ha ricevuto commenti contrastanti. A qualcuno è piaciuto molto, a qualcun'altro per niente ma, nonostante tutto, la discussione è stata accesa e animata.
Che titolo idiota!!! Ma perchè mai l'editoria italiana si ostina a tradurre i titoli di alcuni libri distorcendoli completamente? Il titolo originale di questo romanzo è "My Beautiful Shadow", "La mia bellissima ombra" ed era molto più calzante, credetemi, anche se forse meno accattivante!
Il libro narra la storia di una donna infelice, vacua e disorientata che, sposatasi giovanissima con un uomo del tutto assente, trova nello shopping l'unica fonte di felicità.
Alla fine lo shopping diventa dipendenza, una vera e propria droga, che trascinerà la protagonista all'abbruttimento più totale, alla prostituzione e all'estremo gesto di disperazione.
Ambientato in una Tokio senz'anima e senza cuore, il romanzo è piacevole da leggere anche se estremamente triste.
Leggendolo ho riflettuto su questo: tutti, chi più e chi meno, attraversiamo momenti in cui non ci sentiamo del tutto NOI, che ci rendiamo conto che l'abito che ci siamo cuciti addosso non ci sta poi tanto bene o non era quello che desideravamo. Capita che ci sentiamo non del tutto felici o che ci manca qualcosa. La risposta che diamo a questo senso di vuoto determina la nostra maturità o la qualità del nostro equilibrio. Cadere nelle spire di una dipendenza, che sia droga o sia shopping, è la forma meno matura e meno equilibrata di risposta.
E adesso passiamo ai commenti che ho trovato su Anobii.
Ecco il commento di CRISTINA 3 stelle ***
Il libro mi è piaciuto e l'ho trovato davvero ben scritto (meglio sarebbe dire ben tradotto, forse) e interessante. L'ho scelto perchè parlava di una dipendenza, quella dall'acquisto compulsivo, che ha riscosso più interesse in chiave comica che drammatica, con mia somma irritazione. La serie cui faccio riferimento è così conosciuta che nemmeno la Sellerio è riuscita a fare a meno di citarla traducendo il titolo di questo volume, anche se quello originale "la mia bellissima ombra" è più bello e originale.
Il racconto segue la lenta discesa della protagonista Kayo nel suo personale inferno, fino alle estreme (e per alcuni aspetti scontate) conseguenze . Meno scontata (e meno riuscita, secondo me) la virata nel noir che si coglie solo da metà libro.
Mi è piaciuta la disamina dei rapporti familiari e sociali in Giappone e la dicotomia (che in parte condivido) tradizione vs modernità, in cui l'autenticità del sentire e del percepire è a quasi totale favore della tradizione (vedasi il kimono che viene riconosciuto come davvero bello vs gli abiti degli stilisti che invece decadono se non indossati, la vita di città vs la vita di campagna e così via). Su tutto il vuoto totale interiore della protagonista che dalla vita si lascia trascinare di qua e di là, incapace di dare una vera sferzata alla propria esistenza, nonostante le occasioni non le manchino. Lei stessa un'ombra cui solo gli abiti sembrano dare consistenza.
Spero che i rapporti in Giappone non siano come descritti perchè altro che sotto un treno, altrimenti...
Ecco anche il mio commento FRANCESCA 3 stelle ***
Molto piacevole la lettura e anche molto interessante. E' la storia di una donna che, come tanti, sente un grande vuoto dentro l'anima ma non riesce a colmarlo che momentaneamente con acquisti conpulsivi di abbigliamento firmato. Questo la trascinerà piano piano e inesorabilmente verso un abisso di follia e di abbruttimento.
La vicenda è ambientata in un Giappone senz'anima, senza rapporti di amicizia, senza parole e confidenze. Un Giappone fatto di solitudini e silenzi!
Il finale non l'ho proprio capito.
Ecco il commento di STEFANIA 4 stelle ****
Un libro avvincente e non banale
Nonostante il titolo che ci fa pensare a libri ben più superficiali in cui si elogia di fatto la gioia di buttar via quattrini, in realtà questo libro e' uno spaccato molto interessante della vita giapponese... bellissima l'invenzione della nuova religione del "felicismo" per cui bisogna per forza essere felici, e per farlo si arriva a spese compulsive e fuori controllo. Una versione amplificata e distorta delle nostre stesse compulsioni, in una società in cui, di fatto, le donne non contano niente e sono alla disperata ricerca di distrazioni. Per pagarle sono disposte a tutto, anche all'autodistruzione. Parafrasando un vecchio proverbio, direi che alle volte e' necessario vedere la trave negli occhi degli altri per accorgersi del pagliaio nei nostri, che cresce ogni giorno di più.
Via mail mi arriva anche il commento di MARIA, che da al libro 4 stelline nere, ossia in negativo!!!
Il libro è stato noiosissimo nella prima parte, fino a quando la protagonista si mette nei guai per comperarsi un kimono superlussuoso. Nella seconda parte la noia si è un po’ stemperata a sfavore di situazioni sconclusionate. Non c’entrava proprio niente il soggiorno nel giardino zen e anche il finale è stonato. Perchè il marito le ha mollato uno schiaffo senza motivo quando ha sopportato e taciuto fino a quel momento? Io pure gli do quattro stelle, però stelle nere di non gradimento.
Claudio, "il nostro uomo", ha proposto il titolo per il prossimo incontro: LA FORESTA DEI GIRASOLI di Torey L. Hayden.
Ci incontreremo MARTEDI' 12 MAGGIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.
A presto
Francesca
All'incontro eravamo in sette: Cristina, Catia, Marilaura, Daniela, Claudio, io (Francesca) e naturalmente la padrona di casa. A metà serata si sono uniti a noi anche i vicini di casa di Stefania, portando un po' di novità e un po' di poesia!!!
Il libro in discussione (CONFESSIONI DI UNA VITTIMA DELLO SHOPPING di Radhika Jha) ha ricevuto commenti contrastanti. A qualcuno è piaciuto molto, a qualcun'altro per niente ma, nonostante tutto, la discussione è stata accesa e animata.
Che titolo idiota!!! Ma perchè mai l'editoria italiana si ostina a tradurre i titoli di alcuni libri distorcendoli completamente? Il titolo originale di questo romanzo è "My Beautiful Shadow", "La mia bellissima ombra" ed era molto più calzante, credetemi, anche se forse meno accattivante!
Il libro narra la storia di una donna infelice, vacua e disorientata che, sposatasi giovanissima con un uomo del tutto assente, trova nello shopping l'unica fonte di felicità.
Alla fine lo shopping diventa dipendenza, una vera e propria droga, che trascinerà la protagonista all'abbruttimento più totale, alla prostituzione e all'estremo gesto di disperazione.
Ambientato in una Tokio senz'anima e senza cuore, il romanzo è piacevole da leggere anche se estremamente triste.
Leggendolo ho riflettuto su questo: tutti, chi più e chi meno, attraversiamo momenti in cui non ci sentiamo del tutto NOI, che ci rendiamo conto che l'abito che ci siamo cuciti addosso non ci sta poi tanto bene o non era quello che desideravamo. Capita che ci sentiamo non del tutto felici o che ci manca qualcosa. La risposta che diamo a questo senso di vuoto determina la nostra maturità o la qualità del nostro equilibrio. Cadere nelle spire di una dipendenza, che sia droga o sia shopping, è la forma meno matura e meno equilibrata di risposta.
E adesso passiamo ai commenti che ho trovato su Anobii.
Ecco il commento di CRISTINA 3 stelle ***
Il libro mi è piaciuto e l'ho trovato davvero ben scritto (meglio sarebbe dire ben tradotto, forse) e interessante. L'ho scelto perchè parlava di una dipendenza, quella dall'acquisto compulsivo, che ha riscosso più interesse in chiave comica che drammatica, con mia somma irritazione. La serie cui faccio riferimento è così conosciuta che nemmeno la Sellerio è riuscita a fare a meno di citarla traducendo il titolo di questo volume, anche se quello originale "la mia bellissima ombra" è più bello e originale.
Il racconto segue la lenta discesa della protagonista Kayo nel suo personale inferno, fino alle estreme (e per alcuni aspetti scontate) conseguenze . Meno scontata (e meno riuscita, secondo me) la virata nel noir che si coglie solo da metà libro.
Mi è piaciuta la disamina dei rapporti familiari e sociali in Giappone e la dicotomia (che in parte condivido) tradizione vs modernità, in cui l'autenticità del sentire e del percepire è a quasi totale favore della tradizione (vedasi il kimono che viene riconosciuto come davvero bello vs gli abiti degli stilisti che invece decadono se non indossati, la vita di città vs la vita di campagna e così via). Su tutto il vuoto totale interiore della protagonista che dalla vita si lascia trascinare di qua e di là, incapace di dare una vera sferzata alla propria esistenza, nonostante le occasioni non le manchino. Lei stessa un'ombra cui solo gli abiti sembrano dare consistenza.
Spero che i rapporti in Giappone non siano come descritti perchè altro che sotto un treno, altrimenti...
Ecco anche il mio commento FRANCESCA 3 stelle ***
Molto piacevole la lettura e anche molto interessante. E' la storia di una donna che, come tanti, sente un grande vuoto dentro l'anima ma non riesce a colmarlo che momentaneamente con acquisti conpulsivi di abbigliamento firmato. Questo la trascinerà piano piano e inesorabilmente verso un abisso di follia e di abbruttimento.
La vicenda è ambientata in un Giappone senz'anima, senza rapporti di amicizia, senza parole e confidenze. Un Giappone fatto di solitudini e silenzi!
Il finale non l'ho proprio capito.
Ecco il commento di STEFANIA 4 stelle ****
Un libro avvincente e non banale
Nonostante il titolo che ci fa pensare a libri ben più superficiali in cui si elogia di fatto la gioia di buttar via quattrini, in realtà questo libro e' uno spaccato molto interessante della vita giapponese... bellissima l'invenzione della nuova religione del "felicismo" per cui bisogna per forza essere felici, e per farlo si arriva a spese compulsive e fuori controllo. Una versione amplificata e distorta delle nostre stesse compulsioni, in una società in cui, di fatto, le donne non contano niente e sono alla disperata ricerca di distrazioni. Per pagarle sono disposte a tutto, anche all'autodistruzione. Parafrasando un vecchio proverbio, direi che alle volte e' necessario vedere la trave negli occhi degli altri per accorgersi del pagliaio nei nostri, che cresce ogni giorno di più.
Via mail mi arriva anche il commento di MARIA, che da al libro 4 stelline nere, ossia in negativo!!!
Il libro è stato noiosissimo nella prima parte, fino a quando la protagonista si mette nei guai per comperarsi un kimono superlussuoso. Nella seconda parte la noia si è un po’ stemperata a sfavore di situazioni sconclusionate. Non c’entrava proprio niente il soggiorno nel giardino zen e anche il finale è stonato. Perchè il marito le ha mollato uno schiaffo senza motivo quando ha sopportato e taciuto fino a quel momento? Io pure gli do quattro stelle, però stelle nere di non gradimento.
Claudio, "il nostro uomo", ha proposto il titolo per il prossimo incontro: LA FORESTA DEI GIRASOLI di Torey L. Hayden.
Ci incontreremo MARTEDI' 12 MAGGIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.
A presto
Francesca
Iscriviti a:
Post (Atom)















