giovedì 20 aprile 2017

A casa tutto cominciò a crollare...

Tolstoj scrisse che Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.
Non so se sia perché la felicità non è interessante, dal punto di vista narrativo, ma l'aforisma di Tolstoj ha sicuramente seguito, in libreria.
Storia di una famiglia infelice è anche L'ibisco viola, di Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice di origini Nigeriane, classe 1977, che ha finora prodotto tre libri e un paio di saggi, molto premiati, incentrati prevalentemente su figure femminili.

Apparentemente perfetta, la vita di Kambili, quindicenne di Enugu in Nigeria, è molto diversa da quanto appare. Il padre, Eugene, agli occhi della comunità padre e marito perfetto, è in realtà un fanatico cattolico ossessionato dal peccato, violento e asfissiante. La madre, anche se amorevole, non riesce a proteggere se stessa e i figli, prigioniera prima di tutto della propria incapacità anche solo di immaginare una vita vissuta al di fuori dal ruolo di moglie e di madre. Quando Kambili e il fratello Jaja si trasferiscono dalla zia Ifeoma, donna indipendente che lavora all'Università di Nsukka, e scoprono che un'altra vita è possibile, tutto inizia a crollare.

L'ibisco viola è il primo dei romanzi della Adichie, e si vede sia nella qualità della scrittura, meno incisiva che nelle opere più recenti, che nella trama che si concentra esclusivamente nell'interno familiare, lasciando poco spazio alla complicata storia civile della Nigeria e alla sue tradizioni che vengono solo brevemente descritte e citate.
E' sostanzialmente un romanzo di formazione, di crescita, in cui contano più i personaggi che gli avvenimenti. Ben descritto il personaggio del padre, Eugene, sicuramente esecrabile, ma anche generoso con la comunità in cui vive, anche se la sua generosità è un modo per influenzare e controllare la vita di coloro che aiuta. Come editore, inoltre, si oppone strenuamente al regime al potere, e ne denuncia crimini e corruzione.
Belle e rappresentative le due figure femminili della madre e della zia di Kambili, moglie e madre "tradizionale" la prima (tradizionale ovvimente per il luogo in cui si svolge il romanzo, una donna italiana negli anni 80 era diversa, anche se non così tanto, forse), donna indipendente e mamma single la second. Si vede già in questo primo libro il lavoro sulla figura femminile che sta portando la Adichie - non so quanto volontariamente - a essere una paladina del femminismo.

Ma sto divagando su una tematica che abbiamo appena sfiorato e che non so quanto interessasse ai miei compagni di lettura..

Quindi, conclusioni: ci è piaciuto? Direi in generale di si, con distinguo. A Claudio non ha detto nulla e l'ha trovato scritto male. Daniela concorda, troppi dialoghi per piacerle, e la violenza che il padre esercita sui figli, nel libro descritta in maniera veritiera, le ha reso la lettura difficile. A Marilaura e Rita il libro è piaciuto, e Stefania ha trovato il personaggio del padre, per quanto come detto impossibile da amare, ben descritto e costruito. La Adichie, infatti, non lo giustifica ma certo lo rende comprensibile, vittima egli stesso dell'educazione ricevuta.
A tutte è piaciuta la zia, figura positiva e moderna, come è piaciuto il nonno, simbolo di una cultura apparentemente lontana dal nostro modo di sentire ma estremamente umana e amorevole, molto più religiosa e di fede (e vicina ai precetti cristiani, se vogliamo) della fredda ritualità del padre di Kambili. La madre anche è stata descritta molto bene, vittima anche lei di educazione, figura paterna e marito, ma anche della società in cui vive.
A Zaffira non è dispiaciuto, e ha trovato che l'uso dei dialoghi fosse importante per il romanzo perchè rappresentava l'impossibilità in questa famiglia di parlare di quello che era veramente importante, ma che nessuno riusciva a affrontare.
Monica, che per molti anni ha vissuto nelle vicinanze della comunità nigeriana di Udine ha riconosciuto molti dei comportamenti e delle abitudini dei suoi vicini nel romanzo, e ha trovato il libro interessante e bello.
Di Cristina, che il libro lo ha scelto, trovate in fondo la recensione.
In generale è parso un libro interessante, ma avremmo voluto tutti una maggiore contestualizzazione nella storia e nella cultura nigeriana che avrebbe dato maggiore profondità al racconto.

Recensione di Cristina:
Racconto difficile di una famiglia vittima del padre violento e ossessionato da religione e peccato. Sullo sfondo una Nigeria agitata da cambiamenti sociali e culturali, divisa tra l'amore per il proprio paese e la speranza di una vita migliore altrove.
Una delle opere prime dell'autrice, dallo stile ancora grezzo, in cui predominano i dialoghi e manca, almeno secondo me, una contestualizzazione efficace delle vicende storiche. Ci sono alcune scene di vita locale che, se sviluppate, avrebbero potuto arricchire notevolmente la storia. Così resta un racconto, per quanto tragico, di formazione, ricco di spunti non abbastanza sviluppati. Non lo dico spesso, ma qui un centinaio di pagine in più avrebbero probabilmente giovato.
Rimane comunque un bel libro anche se il mio voto finale si avvicina più a un 3 e 1/2 che a un quattro.


Recensione di Monica (4 stelle):
Romanzo di formazione
E’ il primo libro che ho letto di questa scrittrice e quindi potrei sbagliarmi nel definirlo un romanzo di formazione.
Ma io l’ho percepito esattamente così, come un bellissimo romanzo di formazione.
Forse sono stata perfino troppo cauta nell’assegnare solo 4 stelline.
Una lettura coinvolgente, di quelle che evocano sentimenti contrastanti. Tenerezza, sorrisi e spesso rabbia devono essere apparsi alternativamente sul mio volto.
E poi provavo quella sensazione data dal profumo (che io ignobilmente tendo a definirlo odore/puzza) di pollo fritto!
E ho provato immediatamente empatia per i miei ex vicini di casa Nigeriani…. Ad ogni loro festa famigliare ecc…. tutto un battere sui polli… boccioni di olio di semi… vestiti sgargianti…. ogni domenica ben vestiti in chiesa….
Insomma come nel libro. La storia di una famiglia nigeriana vista con gli occhi di una ragazzina: il bel rapporto con la mamma ed il fratello, il padre padrone (fanatico cristiano, ma violento ed esigente in famiglia), la splendida figura femminile della zia e poi i cugini, il nonno e il primo platonico innamoramento.
Consigliato.


Recensione di Stefania (4 stelle)
Un libro molto bello e profondo sulla complessità delle persono e dei rapporti umani. Bellissima la figura del padre-padrone amatissimo dalla gente, incorruttibile, innovatore e moderno rispetto alla cultura tradizionale, ma al tempo stesso temuto da moglie e figli, che picchia regolarmente per imporre il suo fanatismo religioso. Luminosa la figura della zia, donna coraggiosa e indomita, vedova, che mantiene la famiglia con il suo lavoro (non sempre pagato) da docente universitaria. Profonda e dolcissima la protagonista, alle prese con i primi turbamenti dell'adolescenza e la contraddizione fra l'amore per il padre e la presa di coscienza dei suoi errori.

Prossima riunione martedì 16 maggio 2017, solito posto, solita ora. Il libro del mese è L'erba canta di Doris Lessing.