Visualizzazione post con etichetta Chi siamo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Chi siamo. Mostra tutti i post

domenica 5 marzo 2017

Il mio 2016 in libri... Monica.

Sto facendo una riflessione fra me e me su quale sia stato il libro letto nel corso del 2016 che mi è piaciuto di più. E non ho il minimo dubbio: "Stoner" di John Williams. Il più mediocre ed insulso? "Quartetto" di Jean Ryhs. Per gli autori italiani, un romanzo da me sempre snobbato, ma che invece ho letto piacevolmente: "Il prete bello" di Goffredo Parise...
Tutto qui. Tanto per dire qualcosa, così, ogni tanto....


Stoner è il racconto della vita di un uomo tra gli anni Dieci e gli anni Cinquanta del Novecento: William Stoner, figlio di contadini, che si affranca quasi suo malgrado dal destino di massacrante lavoro nei campi che lo attende, coltiva la passione per gli studi letterari e diventa docente universitario. Si sposa, ha una figlia, affronta varie vicissitudini professionali e sentimentali, si ammala, muore. È un eroe della normalità che negli ingranaggi di una vita minima riesce ad attingere il senso del lavoro, dell'amore, della passione che dà forma a un'esistenza.

Ma chi è Stoner?
Il libro narra la vita di Stoner. Ma chi è veramente Stoner?
Un uomo come tanti che per quieto vivere si lascia scorrere addosso le cose negative della vita senza reagire?
Oppure un uomo che nonostante tutto riesce a trovare rifugio nelle sue passioni: la letteratura e l’insegnamento opponendosi alla vita segnata che lo voleva contadino?
Potrebbe essere un anti eroe o eroe perché decide di non partire per la guerra, un uomo per bene che resiste coraggiosamente alle tirannie di una moglie affetta da disturbi bipolari, un papà meraviglioso che accudisce la figlia da piccola, ma poi incapace di “riacciuffarla” quando da grande scappa volontariamente da casa, diventando alcolizzata. Testardo in qualche occasione, passivo in molte altre.
William Stoner: un uomo, con tutti i suoi umani limiti. Ma quanta rabbia provocano i suoi "non importa, va bene così".
L’autore non prende mai posizione, semplicemente racconta la vita di quest’uomo e lo fa decisamente bene. Un libro pervaso di malinconia da cui ognuno può trarre le sue conclusioni/riflessioni. Da leggere e da leggere fino alla fine perché le ultime pagine sono meravigliose.

Nel 1953 Goffredo Parise si trasferisce a Milano, dove ha trovato lavoro presso un grande editore. Ha pubblicato due romanzi che pochi conoscono – Il ragazzo morto e le comete e La grande vacanza – e ha il vago desiderio di scriverne un terzo che lo diverta e commuova «tanto da cacciare il freddo e la solitudine»: un romanzo «con molti personaggi allegri», ma soprattutto «estivo». Uscito nel maggio del 1954, Il prete bello riscuoterà un clamoroso successo. E rileggendolo oggi, quando ormai le etichette impugnate per celebrarlo o denigrarlo sono alle nostre spalle, ci accorgiamo che il suo segreto sta tutto in quella genesi: nella festosa eccentricità dei personaggi che popolano un labirintico e fiabesco caseggiato nella Vicenza del 1940, e di colui che saprà stregarli tutti: don Gastone, il «prete bello». Personaggi quali la ricca signorina Immacolata, con i suoi strani cappellini a piume e l’occhialino d’oro cesellato; le Walenska, madre e figlia, che si scaldano ingrandendo con una enorme lente l’unico raggio di sole che al tramonto penetra nella loro stanza; il cav. Esposito, che tiene sotto chiave le cinque figlie concupiscenti; Fedora, la cui rigogliosa natura si spande dagli occhi e da tutto il corpo, quasi che «dai pori uscisse un polline dolciastro»; e la cenciosa banda di ragazzi truffaldini e sentimentali che nei vicoli e sotto i portici cercano ogni giorno di sopravvivere trasformandosi in ladri, ruffiani e mendicanti – in particolare Sergio, il narratore, e il suo amico Cena. In tutti loro, nelle vene e nel sangue, l’atletico, elegante, vanesio don Gastone si infiltra come una passione oscura, violenta ma capace di dare improvvisamente vita – e come nel Ragazzo morto e le comete ci troviamo di fronte a «una sostanza poetica che ribolle e rifiuta di assestarsi entro schemi definiti»


Sedotta dal prete bello
Ci sono dei libri che entrano a far parte della tua vita e vi rimangono per sempre.
Altri che ti accompagnano per il fugace periodo della lettura. Ci sono libri che non puoi fare a meno di leggere e quelli che eviti come la peste per svariati motivi.
"Il prete bello" di Goffredo Parise, per quanto mi riguarda, apparteneva all'ultima categoria.
Poi all'improvviso, eccolo lì, è il libro proposto come lettura mensile ad un piacevolissimo gruppo di lettura e giorno dopo fuoriesce con la sua copertina rossa ed impolverata da uno scatolone pieno di vecchie edizioni tascabili Garzanti.
Ovviamente non può essere un caso! Semmai il caso grave è non averlo letto prima.
Gran bel libro, ben scritto, con quello stile che ti cattura facilmente e accompagna fino alla fine.
Un romanzo corale che mi ha ricordato prepotentemente "Cronache di poveri amanti" di Vasco Pratolini che da ragazzina avevo divorato.
Nella provincia veneta degli anni '30, in un quartiere povero ed in particolare in un caseggiato fatiscente, si muovono Sergio (voce narrante), la sua famiglia, gli amici, le vicine zitelle ed un corollario vario di personaggi particolari e ovviamente Gastone, il prete bello.
Un breve romanzo che fa sorridere, intristisce e che mi ha riportato indietro nel tempo, a certi racconti di vita vera che mi facevano i nonni.
E ora mi è scattato il desiderio di vedere o meglio rivedere con maggiore attenzione i film ispirati a questo romanzo di Parise. Sorridendo mi viene da dire: caspita don Gastone, miracolosamente hai stregato pure me!


Marya, giovane inglese sposata con il polacco Stephan, si sente, per la prima volta nella sua vita, «molto vicina a essere felice». Ed ecco che, da un giorno all’al­tro, il marito finisce in galera lasciandola senza un soldo né un amico al mondo. L’agognata felicità assume allora per un istante le sembianze di Heidler, facoltoso mercante d’arte, che però la trascina – sotto gli occhi compiacenti e maligni del­la moglie – in una lunga, torpida osses­sione. Sullo sfondo di una Parigi mai così crudele, in una Rive Gauche ingan­nevol­mente romantica e mondana, Marya finisce per trovarsi avviluppata in un tor­mentoso ménage à trois; e quando, con un palpito di disperata onestà, prova a lacerare il velo delle apparenze, com­prende che in quell’irrespirabile bohème i codici sociali pesano quanto e più che altrove. Schiacciata fra l’anelito a una vita rispettabile e la realtà obbligata del demi-monde, si scopre così condannata senza appello all’«esistenza grigia, spaventosa, dei derelitti»: un mondo irreale e al tem­po stesso terribilmente concreto, fatto di sordidi caffè e grame camere d’albergo, dove è impossibile trovare scampo alla tragica ineluttabilità della vita.

Persone insulse
Leggendo questo libro mi sarei aspettata di “respirare” la Parigi degli anni ’20, con la sua musica Jazz, gli artisti ed intellettuali seduti ai tavolini dei caffè, la moda di Coco, la voglia di vivere, il risveglio post-bellico e tutto ciò che affascina di quei famosi anni ruggenti.
Ma da questo libro, a quanto pare con una forte componente autobiografica dell’autrice, trapela solo una grande malinconia, tristezza e soprattutto mediocrità. Mediocrità di tutti i protagonisti. Nessuno a mio avviso si salva. La protagonista principale è Marya, inglese sposata con un “trafficone” polacco che quando finisce in carcere lasciandola senza soldi per sopravvivere nei miseri alberghi Parigini decide ad accettare l’ospitalità di una coppia di amici. E il gioco inizia…
E dopo 170 pagine circa per fortuna il romanzo finisce….



domenica 29 gennaio 2017

Il mio 2016 in libri... Cristina

L'idea di un "riassunto" del 2016 in libri l'ho rubata a Monica che ne ha fatto un post su Fb. Siccome I mediocri imitano, i geni copiano (frase di Pablo Picasso, pare, ma le fonti sono incerte) ecco la prima cavia, ovvero Cristina. E Monica? Eh, il post glie lo volevo rubare in toto, un bel copia incolla e zac, lavoro fatto. Ma mi pareva brutto, oltre che leggermente illegale, e allora ho pensato che la torchio per bene alla prossima riunione e poi la pubblico.

Cristina
Il mio anno in libri? Misero direi. Ho letto molto meno del solito, presa da una crisi di lettura che sinceramente mi assilla da qualche anno. Da una precedente fase di poca lettura sono uscita proprio partecipando al Club di lettura, che mi ha aperto orizzonti nuovi in un pianoro di letture davvero settoriali.
Ho sia un profilo Anobii che uno Goodreads e mi picco di commentare e votare tutto ciò che leggo quindi direi senza tema di smentita che il mio libro del 2016 è stato:
Il giardino delle nebbie notturne di Tan Twan Erg
Dopo aver terminato gli studi in legge a Cambridge e aver dedicato molti anni nel perseguire i criminali di guerra giapponesi, Yun Ling Teoh, a sua volta sopravvissuta a un brutale campo di concentramento, cerca rifugio tra le piantagioni nel nord della Malesia, dove ha trascorso la sua infanzia. Lì scopre l’esistenza di un giardino giapponese, Yugiri, il cui proprietario e creatore è l’enigmatico Aritomo, un tempo giardiniere dell’Imperatore del Giapponese e ora in esilio. Nonostante il suo odio per i giapponesi, Yun Ling tenta di assumere Aritomo perché realizzi un giardino a Kuala Lumpur, in memoria della sorella morta nel campo. Aritomo rifiuta, ma accetta Yun Ling come apprendista “fino all’arrivo dei monsoni”, momento in cui lei sarà in grado di disegnare un giardino da sola. Con il passare dei mesi, Yun Ling stabilisce inconsapevolmente un profondo legame con il suo “sensei” e la sua arte mentre, fuori dal giardino, giungono gli echi della guerriglia. Ma il Giardino è anche un luogo pieno di misteri, e ognuno di loro custodisce un segreto…

E' il mio unico 5 stelle dell'anno se si esclude Guida quasi galattica per volontari animalisti: Come sopravvivere e rimanere sani di mente di Fabiana Rosa e Progetto Quasi, ma per quanto sia un gran bel libretto lo ho adorato per motivi di cuore e non di lettura.
Come si diventa volontari? Quali sono le buone prassi da seguire e i comportamenti da evitare?
La penna ironica e irriverente di Fabiana Rosa, presidente di Progetto Quasi, ci conduce in una sorta di mondo parallelo, quello del volontariato animalista appunto, mettendo in luce tutto quel che di buono c'è e tutto quel che può e dev'essere migliorato. Da come scrivere un appello per un cane o un gatto in adozione, a come valutare i possibili adottanti, a come mettere le basi per avviare un'associazione e anche qualche storia a lieto fine, di quelle che aprono il cuore.
Una collezione dei suoi scritti migliori; una guida preziosa, completa e a tratti esilarante che si fa leggere tutta d'un fiato.


Per il resto ho dato alcune 4 stelle, molte tre e stroncato il resto.
Direi che nel 2016 non ho incrociato alcun libro che mi abbia colpito al cuore di lettrice, uno di quei libri che hanno difetti, gli altri snobbano ma tu ami oltre ogni ragionevole razionale ragione e questo mi manca parecchio, da brava lettrice emotiva.
Si, mi sono piaciuti Stoner e Ladri nella notte, letti per il Club,  e - sorprendentemente - Le quattro casalinghe di Tokyo che ho letto spinta dalla curiosità. Nonostante qualche delusione la maggior parte delle serie che seguo da anni si sono fortunatamente mantenute a un buon livello, e qualche bel libro l'ho letto grazie a recensioni lette di qua e di là o consigliata dagli altri membri del CLub o da amici ma nisba colpi di fulmine nel 2016.
Speriamo il 2017 sia migliore.

venerdì 7 giugno 2013

Il naso nei libri

 
 
Chi siamo?
Siamo quelli che passano ore nelle biblioteche o nelle librerie, quelli che leggono in tutti i luoghi possibili.... siamo quelli che leggono anche mentre girano il risotto o sono sull'autobus... siamo quelli che fai felici se gli regali un libro, che rinunciano a tutto ma non ad un bel romanzo... insomma, siamo quelli che hanno sempre "il naso nei libri".
 
Cosa facciamo?
Condividiamo questa passione incontrandoci periodicamente, per discutere e confrontarci.
Il libro scelto viene letto da tutti e all'incontro successivo raccontiamo le nostre impressioni, se ci è piaciuto oppure no e perché, che emozioni ha suscitato in noi, quale personaggio ci ha colpito di più e che cosa il libro ci ha donato.
Al termine dell'incontro, viene estratto a sorte, da un elenco proposto dagli stessi partecipanti al Gruppo di Lettura, un altro libro che verrà letto e discusso all'incontro successivo.... e così via!!!
 
Come si fa a partecipare?
Se sei di Udine o dintorni e hai la passione dei libri e sei interessato a partecipare, invia una mail all'indirizzo
 
 
Ti risponderemo inviandoti tutte le informazioni necessarie.
I requisiti richiesti ai partecipanti, oltre naturalmente alla passione per la lettura, sono serietà, costanza, buona educazione e partecipazione.
A presto