Nella Depandance della casa di Daniela abbiamo trascorso una piacevolissima serata, intorno ad un tavolo apparecchiato, davanti ad una pizza fragrante e a bevande fresche e deliziose.
Presenti: Io (Francesca), Stefania, Cristina, Marilaura, Rita, Monica, naturalmente la padrona di casa Daniela e per la prima volta Maria.
Come al solito abbiamo parlato del più e del meno e abbiamo accolto nel gruppo Maria, una deliziosa signora non vedente che ci ha parlato dell'affascinante mondo degli audiolibri e della sua passione per la letteratura.
A circa metà cena abbiamo affrontato la discussione del libro del mese: LA STRADA CELESTE di Xinran.
Pur nell'assenza di qualsiasi entusiasmo, i giudizi sono stati discordanti.
Marilaura è stata sicuramente la più convinta nella difesa del libro, io e Cristina invece non l'abbiamo salvato, se non forse nell'originalità della storia.
Xinran non è una scrittrice, è una giornalista e questo si sente, e non poco, tra le pagine del suo libro. Un modo di raccontare freddo, da mera cronaca, senza coinvolgimento emotivo, senza pathos ma anche senza l'esattezza storica e cronologica che un dossier giornalistico dovrebbe avere.
Ne carne, ne pesce. Ne questo, ne quello!!!
Chi si aspetta un romanzo su una straordinaria storia d'amore, su una donna che lascia la Cina per andare alla disperata ricerca del marito disperso nel Tibet, resterà deluso. Chi si aspetta di leggere un resoconto storico sull'invasione cinese del Tetto del Mondo, resterà ugualmente deluso
Resta comunque la bella storia di una donna straordinaria... anche se indubbiamente mal raccontata.
E adesso passiamo ai commenti dei partecipanti.
Cominciamo con quello di Cristina ***
Non so, non mi ha convinto.
Ecco il mio commento Francesca **e mezzo
La storia è interessante ma credo che
l'autrice abbia perso una bella occasione. Avrebbe potuto scrivere un
meraviglioso romanzo sul Tibet dei nomadi, sulla spiritualità buddhista,
su un grande amore finito in modo eroico... invece quello che ho letto è
una storiella, raccontata come una fredda cronaca, senza emozione,
pathos o partecipazione.
Ci sono poi un paio di cose che non
capisco: perchè la protagonista ci ha messo 30 anni per avere notizie
del marito? Ci ha messo 20 anni per ambientarsi ed imparare la lingua?
Non conosco il Tibet ma immagino che gli spostamenti siano difficili e
la vita dura, ma francamente mi sembra ci sia stata, nella protagonista,
una buona dose di inettitudine. La seconda cosa che non mi torna è
questa: alla fine del libro l'autrice spiega che il romanzo è frutto di
10 anni di studi sul buddhismo tibetano, per cercare di capire la loro
profonda spiritualità. Ok, brava. Tutto quello che sai tirare fuori è il
Mantra <Om mani padme hum> e quattro notizie sulla loro dottrina?
Forse in oriente hanno tempi lunghi rispetto ai nostri, ma anche in
questo caso 10 anni mi sembrano una assoluta eternità!!!
Daniela ha dato al romanzo due stelline, non pervenuti i commenti di Marilaura, Rita e Monica.
Purtroppo, per problemi tecnici, non ci siamo collegati con la nostra "filiale berlinese" e quindi non ci sono pervenuti i commenti di Maria Grazia e Gonza, ma la prossima volta ritorneremo alla Trattoria e sicuramento riusciremo a collegarci per risentire nuovamente le voci delle nostre amiche "straniere"!
Approposito di "prossima volta": per festeggiare l'imgresso nel gruppo di Maria, abbiamo lasciato che proponesse lei il libro per il prossimo incontro... RESTA CON ME di Elisabeth Strout.
Il prossimo incontro sarà MARTEDI' 14 OTTOBRE, ore 19.45 circa presso la TRATTORIA AL TORRE di Via Cividale.
A presto e BUONE LETTURE
Francesca
mercoledì 17 settembre 2014
sabato 16 agosto 2014
Creatura di sabbia, creatura di rabbia
Per ironia della sorte è in una
serata umida e piovosa che ci incontriamo per parlare di Creatura di Sabbia di
Tahar Ben Jelloun.
Anche questa volta siamo ospiti
di Daniela che non solo ci accoglie ma ci ha anche preparato una sostanziosa
pasta fredda. Ognuna di noi ha portato qualcosa d’altro da mangiare e il
risultato è stato un banchetto rustico ma sontuoso, le cui vestigia ci siamo
anche potute portare a casa. Si può dire molto delle nostre riunioni, ma non che
si svolgano di fronte a un desco sguarnito.
Assenti giustificate Rita e
Francesca, per sopraggiunti impegni. Anche questa volta non è stato possibile
collegarsi con Berlino e parlare con Maria Grazia che comunque il libro lo
aveva già letto.
Presenti, quindi: Daniela,
Stefania, Marilaura, Monica e la sottoscritta, Cristina.
Rispetto al mese scorso c’è stato
un notevole miglioramento. Saranno state le poche pagine (sono circa 160), ma
almeno il libro lo abbiamo letto. Peccato non sia piaciuto a nessuna. Nemmeno a
Monica e Marilaura che lo avevano letto anni fa. Come Maria Grazia ne
conservavano un bel ricordo: la rilettura è stata invece difficile e faticosa.
Onirico, verboso, prolisso,
pesante, noioso, ecco i termini che ricorrevano ieri sera per descrivere il
racconto della vita della protagonista di Creatura di Sabbia, nata femmina e
cresciuta come maschio per volontà del padre che vuole così disperatamente un
erede da cercare di forzare la natura. Il libro narra prima in forma fiabesca,
poi deragliando completamente, la vita emarginata e sacrificata di Ahmed,
dall’accettazione della volontà paterna, alla ribellione anche violenta a un
destino che la forza in panni non suoi.
Se l’autore avesse mantenuto il
rigore dei primi capitoli, pure se scritti con stile onirico e, sinceramente,
pesantuccio, il libro sarebbe stato forse non un capolavoro ma comunque una
piacevole lettura. Tahar Ben Jelloun invece a un certo punto piglia la tangente
e il racconto diventa confuso, privo di logica, anche un filino allucinante e
allucinato prima di risollevarsi leggermente nel finale.
Il risultato sono le seguenti
recensioni sparpagliate qua e là tra Anobii e Goodreads:
Non so se
forse l'estate non fosse il periodo adatto per leggere un libro così
circonvoluto, dove la storia si confonde con i narratori che a loro volta
cambiano la storia, ma non mi ha preso per niente, nonostante la trama fosse
affascinante per quanto già vista, per esempio in chiave ebraica con Yentl.
Resta il rumore di alcune culture che coprono le donne di proibizioni assurde e dalle quali non ci siamo ancora liberati, noi per primi come popolo con veramente poco di mussulmano.
Resta il rumore di alcune culture che coprono le donne di proibizioni assurde e dalle quali non ci siamo ancora liberati, noi per primi come popolo con veramente poco di mussulmano.
Nel Marocco degli anni 40 del
secolo scorso nasce una bimba dopo 7 sorelle. Il padre decide che deve essere
per forza un maschio, perché altrimenti nessuno potrà ereditare i suoi beni,
che andranno ai fratelli: la giovane moglie e le altre figlie moriranno
nell'indigenza. Così la bimba viene educata come un maschio e l'imbroglio
durerà per tutta la sua vita (o quasi). All'inizio il libro è un po' pesante,
non troppo originale, poco credibile - la bimba va ai bagni pubblici prima con
la madre poi col padre, viene perfino circoncisa, diventa grande e ha le
mestruazioni e nessuno, neanche le sorelle, si accorge di nulla. Regna forse
l'ipocrisia, l'incapacità di vedere quello che non deve essere visto... il re è
nudo e nessuno sembra accorgersene. Poi muore il padre, lei si sposa una cugina
e la finzione va avanti, ma con sempre maggiore fatica per la ragazza ad adattarsi
al suo ruolo. Fin qui il tutto viene raccontato da un cantastorie che legge
anche parti del diario della ragazza e di sue lettere. Da qui in poi la storia
diventa sempre meno credibile, nebulosa, auto-contraddicente. Muore o sparisce
il cantastorie e vari personaggi raccontano secondo loro come è finita la
storia. I finali si contraddicono, contraddicono le premesse, non si capisce
più nulla. Muore l'eroina, no non muore è una dei personaggi narranti, ma ì
invece muore è una sorella che disperata per la figuraccia che hanno fatto
quando si è scoperto che il suo cadavere era di una donna che porta il diario,
va a lavorare in un circo, no in un circo non ci va, il cantastorie stesso che
era morto torna a raccontare un pezzo, oppure un vecchio cieco che stava
dall'altra parte del mondo a cui la protagonista ha raccontato un pezzo di
storia però ha anche cercato di ammazzarlo... forse.... o non l'aveva
violentata e ammazzata il proprietario del circo che aveva un complesso edipico
per sua madre? Insomma un pastrocchio incredibile! Le ultime 12 pagine del
libro (versione Einaudi) sono quelle scritte meglio, ma non le ha scritte Ben
Jelloun, ma una serie di critici che si arrampicano su tutti gli specchi
possibili per dimostrare che si tratta di un libro bellissimo... sarà!
Sarà un mio limite, lo
ammetto, ma non riesco ad apprezzare questo genere di romanzo, mi affatica e
non mi coinvolge. Quando non riesco a capire dove comincia la prosa e finisce
la poesia, dove è sogno e dove è racconto, allora la lettura diventa tediosa.
L'unico pregio di questo libro, che non mi ha insegnato ne lasciato niente, è
che ha solo 160 pagine.
Ammetto senza problemi che mi
mancano buona parte dei riferimenti culturali di cui dispone invece l'autore
(intendendosi con cultura sia l'ambiente sociale in cui l'autore è cresciuto
che i tanti, tantissimi rimandi a autori, libri, poesie di cui so poco se non
nulla) e che quindi la mia lettura è - per forza di cose - sbilenca, guercia,
miope, ma che palle!
I primi capitoli (che a mio
parere rimandano direttamente a Le mille e una notte) sono belli. Onirici,
certo, ma hanno una logica narrativa che affascina. La vita negata del/della
protagonista, costruita su menzogne e inganni, ma che la natura vincola con le
sue regole imprescindibili (le mestruazioni, il seno, i desideri e i sogni di
Ahmed), mi interessavano. L'iniziale accettazione del destino imposto dal
padre, e il seguente rabbioso rifiuto dei limiti, della castrazione che la
condizione di maschio, apparentemente più fortunata e promettente, invece
comporta era, a mio parere, ben costruita e raccontata.
Il percorso per ritornare
femmina, invece, deraglia completamente in una serie di racconti senza capo ne
coda, con continui cambi di punti di vista, l'alternarsi di narratori (alcuni
inutilmente grevi e volgari, altri insopportabilmente poetici e colti) in cui
di trama non c'è ombra nemmeno a cercarla con il lanternino. Si salvano gli
ultimi capitoletti, nei quali si torna a a una narrazione lineare che richiama
l'inizio del racconto.
La mia opinione è che l'autore
non sapesse proprio cosa cavolo scrivere, e allora ci ha ficcato dentro di
tutto, incluse le sue molte ossessioni sessuali (alcune fastidiose e inutili),
e ha ricoperto il tutto con una prosa bella, onirica, potente, e mortalmente
noiosa, che tuttavia non serve a salvare il racconto.
Sa scrivere? Certo. Sa cosa
scrivere? Mah, forse. E che il libro sia una cosa spuria secondo me si capisce
dalle tante, troppe appendici, inclusa quella del curatore che incensa la
capacità di scrittura dell'autore, ma ammette anche se in maniera sottaciuta
che del testo metà non lo capiva. Potrebbe essere anche un suo limite, però,
visto che in un racconto che dovrebbe essere ambientato attorno al 1930, ma con
digressioni nel passato ci caccia parole come foulard (e non ve n'era una
italiana, che so, velo?) e peggio del peggio "stock di racconti". Ma
stiamo scherzando?
Mi ricorda per alcuni aspetti
un altro "Libro del mese" del Club di lettura Il naso nei libri,
ovvero El especialista de Barcelona di Busi. Anche in quel caso una grande
capacità di uso della parola o di scrivere a servizio della totale mancanza di
una storia da raccontare, ma almeno Busi era simpatico.
Maria Grazia **
Ci sono libri che andrebbero letti una sola volta, per conservare intatta la magia della scoperta di una narrazione diversa da quella normalmente sperimentata, perché la storia continui a scintillare intatta nella memoria, senza che la ripetizione di una narrazione conosciuta la faccia scivolare in secondo piano rispetto al modo in cui è narrata.
Questo è quanto mi è successo rileggendo a moltissimi anni di distanza Creatura di sabbia.
L'eccesso di parole si è mangiato la storia, che pure trovavo e trovo ancora bellissima e originale, l'ha messa sullo sfondo, e ha dato spazio alla noia.
Maria Grazia **
Ci sono libri che andrebbero letti una sola volta, per conservare intatta la magia della scoperta di una narrazione diversa da quella normalmente sperimentata, perché la storia continui a scintillare intatta nella memoria, senza che la ripetizione di una narrazione conosciuta la faccia scivolare in secondo piano rispetto al modo in cui è narrata.
Questo è quanto mi è successo rileggendo a moltissimi anni di distanza Creatura di sabbia.
L'eccesso di parole si è mangiato la storia, che pure trovavo e trovo ancora bellissima e originale, l'ha messa sullo sfondo, e ha dato spazio alla noia.
Daniela gli da ** e sintetizza:
Lirico, fiabesco, noioso, ma perché lo hanno decantato così tanto?
Eh, già. Perché?
Nell’impossibilità di effettuare
una vera e propria estrazione, a maggioranza abbiamo deciso di scegliere per il
prossimo mese il libro di Rita che previdentemente aveva già indicato a Daniela
titolo e autore.
Ecco che il 9 settembre parleremo
di La strada celeste di Xinran. Sede da definire.
Cristina
P.S. Grazie Cristina per questa puntuale ed esaustiva recensione dell'incontro. La torta che avevo preparato per la serata me la sono mangiata io insieme a marito e figli ma avrei volentieri assaggiato la pasta fredda di Daniela e le altre leccornie e goduto della vostra compagnia.
Per la prossima volta direi che possiamo ritornare alla "nostra" trattoria, continuando però a cercare un altro posto più silenzioso e tranquillo.
Ci aggiorniamo su Anobii. A presto.
Francesca
sabato 19 luglio 2014
Qualcuno l'ha letto???
E' la prima volta che ci incontriamo per discutere di un romanzo che nessuno ha letto.
Nemmeno Busi ci aveva messo così tanto alla prova!
Mi dispiace caro Gibson, ma il tuo Guerreros ha indotto tutti, o quasi, a interrompere la lettura o a non cominciarla neppure. Solo Gonza e Maria Grazia da Berlino lo hanno letto, la prima ha tutta la mia ammirazione, la seconda... Grrrrr... lei lo ha proposto (e se non sbaglio su Anobii ha dato a questo romanzo solo 3 stelline!).
Credo che William Gibson non farà mai parte della lista degli autori che voglio scoprire!!!
Appena la troverò, inserirò la recensione di Gonza, giusto per non lasciare questo post senza scopo...
Ma allora, che cosa abbiamo fatto e di cosa abbiamo parlato martedì sera quando ci siamo incontrati??? Abbiamo parlato di libri, naturalmente, ma di altri, e poi di gatti e gattofili, di cani, di treni e di zanzare... Davanti ad un succulento e piccantissimo piatto di galletto allo spiedo con patatine, birra fresca, Coca Cola e Fanta (cito delle marche... come Gibson!!!) abbiamo trascorso comunque una piacevolissima serata! Grazie ancora a Daniela per averci aperto le porte della sua meravigliosa casa.
Presenti alla serata Daniela (la padrona di casa), Cristina, Stefania, Marilaura, Monica ed io (Francesca).
Un post atipico... una recensione che non è una recensione. Sul libro posso solo dire che non è piaciuto praticamente a nessuno dei presenti, almeno di quelli che l'avevano cominciato.
Io personalmente l'ho abbandonato a pag. 32. La vita è troppo breve per perdere tempo con brutti romanzi. Ci sono talmente tanti libri stupendi da leggere e autori più interessanti...
Cristina dichiara di averne letto circa il 25% e poi ha mollato. Di tutte noi è stata la più tenace.
2 agosto: aggiungo le recensioni delle due berlinesi, Maria Grazia e Gonza. Loro il romanzo l'hanno terminato ma i commenti non sono esaltanti. Confermo quindi l'impressione di non essermi persa un gran che.
Maria Grazia gli da 3 stelline
Classico esempio di libro ben scritto ma scarsino dal punto di vista ispirazione. Una storia del dopobomba, e per dopobomba qui si intende il post 11 settembre, com personaggi sopra le righe e Guerreros, vale a dire gli Orixà Cubani.
La trama è debole e i colpi di scena non sono altro che espedienti narrativi per tenere in piadi la storia.
Gibson ci ha abituato meglio.
Gonza 2 stelline
Il primo libro di questa serie mi era piaciuto molto molto di piú, sia per come era scritto, sia per i personaggi che mi erano sembrati decisamente molto piú affascinanti di questa accozzaglia di persone, le cui storie restano parzialmente slegate quasi fino alla fine e che tutto sommato non erano nemmeno particolarmente interessanti.
Ma passiamo ad altro.
Abbiamo terminato il giro di estrazioni. Monica è stata l'ultima. Il libro che propone per il prossimo incontro è CREATURA DI SABBIA di Tahar Ben Jelloun.
Al prossimo incontro ricominceremo le estrazioni dall'inizio.
Ci incontreremo ancora da Daniela (con settembre ritorneremo nella "nostra" osteria!) MARTEDI' 12 AGOSTO alle ore 19.45 circa!!!
A presto e BUONE LETTURE
Francesca
Nemmeno Busi ci aveva messo così tanto alla prova!
Mi dispiace caro Gibson, ma il tuo Guerreros ha indotto tutti, o quasi, a interrompere la lettura o a non cominciarla neppure. Solo Gonza e Maria Grazia da Berlino lo hanno letto, la prima ha tutta la mia ammirazione, la seconda... Grrrrr... lei lo ha proposto (e se non sbaglio su Anobii ha dato a questo romanzo solo 3 stelline!).
Credo che William Gibson non farà mai parte della lista degli autori che voglio scoprire!!!
Appena la troverò, inserirò la recensione di Gonza, giusto per non lasciare questo post senza scopo...
Ma allora, che cosa abbiamo fatto e di cosa abbiamo parlato martedì sera quando ci siamo incontrati??? Abbiamo parlato di libri, naturalmente, ma di altri, e poi di gatti e gattofili, di cani, di treni e di zanzare... Davanti ad un succulento e piccantissimo piatto di galletto allo spiedo con patatine, birra fresca, Coca Cola e Fanta (cito delle marche... come Gibson!!!) abbiamo trascorso comunque una piacevolissima serata! Grazie ancora a Daniela per averci aperto le porte della sua meravigliosa casa.
Presenti alla serata Daniela (la padrona di casa), Cristina, Stefania, Marilaura, Monica ed io (Francesca).
Un post atipico... una recensione che non è una recensione. Sul libro posso solo dire che non è piaciuto praticamente a nessuno dei presenti, almeno di quelli che l'avevano cominciato.
Io personalmente l'ho abbandonato a pag. 32. La vita è troppo breve per perdere tempo con brutti romanzi. Ci sono talmente tanti libri stupendi da leggere e autori più interessanti...
Cristina dichiara di averne letto circa il 25% e poi ha mollato. Di tutte noi è stata la più tenace.
2 agosto: aggiungo le recensioni delle due berlinesi, Maria Grazia e Gonza. Loro il romanzo l'hanno terminato ma i commenti non sono esaltanti. Confermo quindi l'impressione di non essermi persa un gran che.
Maria Grazia gli da 3 stelline
Classico esempio di libro ben scritto ma scarsino dal punto di vista ispirazione. Una storia del dopobomba, e per dopobomba qui si intende il post 11 settembre, com personaggi sopra le righe e Guerreros, vale a dire gli Orixà Cubani.
La trama è debole e i colpi di scena non sono altro che espedienti narrativi per tenere in piadi la storia.
Gibson ci ha abituato meglio.
Gonza 2 stelline
Il primo libro di questa serie mi era piaciuto molto molto di piú, sia per come era scritto, sia per i personaggi che mi erano sembrati decisamente molto piú affascinanti di questa accozzaglia di persone, le cui storie restano parzialmente slegate quasi fino alla fine e che tutto sommato non erano nemmeno particolarmente interessanti.
Ma passiamo ad altro.
Abbiamo terminato il giro di estrazioni. Monica è stata l'ultima. Il libro che propone per il prossimo incontro è CREATURA DI SABBIA di Tahar Ben Jelloun.
Al prossimo incontro ricominceremo le estrazioni dall'inizio.
Ci incontreremo ancora da Daniela (con settembre ritorneremo nella "nostra" osteria!) MARTEDI' 12 AGOSTO alle ore 19.45 circa!!!
A presto e BUONE LETTURE
Francesca
domenica 22 giugno 2014
La città dei ladri
Si può scrivere un libro su un avvenimento tragico come l’assedio di Leningrado durante la seconda Guerra Mondiale e farlo mescolando la tragedia allo humor? David Benioff con La città dei ladri ci prova sicuramente.
Dopo una breve premessa ambientata ai giorni nostri, che narra la genesi del volume e lascia sottintendere che il libro racconta la storia dei nonni dell’autore, si piomba direttamente in una Leningrado sotto assedio, ormai stremata e alla fame. Il protagonista, il diciasettenne Lev, viene beccato a depredare il cadavere di un tedesco e arrestato. In prigione incontra l’altrettanto giovane Kolya, un disertore, altro personaggio principale del racconto. Il giorno dopo ai due viene proposto un accordo: se troveranno la dozzina di uova necessaria per la torta nuziale della figlia del Generale che controlla la città potranno avere salva la vita.
La città dei ladri racconta proprio il viaggio di Lev e Kolya alla ricerca delle sfuggevoli uova, prima in Città e poi fuori, nella campagna russa coperta di neve. Il loro percorso, gli incontri che fanno, descrivono con precisione la tragedia di una città allo stremo dove, come spesso accade, il meglio e il peggio degli uomini percorrono a braccetto la stessa strada. Alcuni momenti leggeri e divertenti (il Gallo Ciccina!) rendono forse ancora più dolorosi quelli in cui invece si raccontano episodi tragici e crudeli.
Alla serata eravamo presenti in sei: Daniela (che ci ha ospitato nella sua bellissima casa), Marilaura, Rita, Monica, Stefania e la sottoscritta, Cristina. Assente purtroppo Francesca, bloccata a casa da un malanno. Data la mancanza di WiFi, assenti anche MariaGrazia e Cristina (aka Gonza Basta), da Berlino. Un peccato davvero, visto che il libro lo aveva proposto proprio Cristina. La discussione si è svolta davanti a sei belle pizze: causa campionati mondiali di calcio infatti la nostra solita sede era off limits. Il trasferimento però si è rivelato davvero provvidenziale. La casa di Daniela è accogliente, così come i suoi tanti animali: due allegri cagnoloni e cinque gatti giocherelloni. Una volta risolto il problema connessione sarà davvero tutto perfetto.
In generale il libro è piaciuto: unica critica severa da parte di Rita che ha trovato la trama leggera e il libro in alcune parti troppo violento e un poco volgare. Pur concordando (ci sono alcuni episodi davvero cruenti), abbiamo comunque tutte commentato che si tratta di un buon romanzo di formazione, con personaggi simpatici e realistici. Se dovessimo utilizzare un termine attuale questo romanzo potrebbe essere un ottimo Young Adult: forse non lo rileggeremo ma sicuramente potremmo consigliarlo a un pubblico giovane (ohibò, più giovanedi noi, almeno). Di seguito le recensioni rintracciabili su Anobii e Goodreads:
MariaGrazia, 4*:
L'assedio nazista di Stalingrado, ovvero il momento in cui il corso della storia, che sembrava voler consegnare l'Europa al reich millenario, è cambiato.
L'eroismo di quella città martire, dei suoi abitanti indomiti, che ha insegnato di nuovo agli invasori una lezione evidentemente non ben compresa ai tempi di Napoleone. All'interno di questa cornice eroica c'è una storia piccola, per certi versi tragicomica, che mostra come persino all'interno di una città assediata e che muoredi fame c'è chi muore un po' di più e chi un po' di meno. Ed ecco che una improbabile coppia di eroi, un soldato disertore e un ragazzino beccato a saccheggiare un cadavere tedesco, viene mandata in missione per conto di un alto capo del partito, missione assurda e per certi versi un po' ignobile, che però permetterà ai due di mostrare di che pasta sono veramente fatti. Tra tutti i personaggi emerge quello di Kolja, il soldato disertore, un autentico russo come se ne trovano nei romanzi di Tolstoj. Avrebbe meritato cinque stelle, non fosse stato per qualche congiuntivo sbagliato di troppo nella traduzione italiana.
Cristina (aka Gonza Basta) 4*
Questo é veramente un bel libro, peccato perché fino all'ultimo ho sperato nella salvezza di tutti, ma era evidente che la storia aveva altri programmi.
Un ragazzo e un disertore attraversano le linee di assedio a San Pietroburgo (ai tempi Leningrado) per cercare 12 uova che faranno la torta di nozze di un generale russo. Detta cosí non sembra niente di
eccezionale, ma Kolya e Lev sono due di quei personaggi a cui spesso si torna a pensare.
Francesca (aka Cicabuma) 5*
Romanzo perfetto. Mi è piaciuto praticamente tutto: ambientazione,personaggi, storia, stile. Pur nella sua brevità, il romanzo è comunque ricchissimo di avvenimenti e colpi di scena. Inaspettato, sorprendente, avvincente. Era tanto tempo che non leggevo con tanto gusto.
Cristina 4*
In una continua alternanza di commedia e tragedia, il racconto segue la ricerca da parte del protagonista, Lev, e di quello che diventa il suo migliore amico, Kolja, di una dozzina di uova. Sono dodici uova da cui dipende la loro vita e trovarle sembra impossibile, perché siamo a Leningrado durante l'assedio della città da parte dei nazista durante la seconda guerra mondiale.
La scrittura di Benioff è semplice ed essenziale, e il tono allegro e ironico di alcune parti nulla toglie alla tragicità delle altre. Anzi, direi che la prima sottolinea la seconda rendendola ancora più realistica. La paura che permea ogni attimo in una città sotto assedio, la fame, gli espedienti, la solidarietà che tiene in vita la speranza, la crudeltà della guerra e l'orrore in cui si può incappare anche solo aprendo una porta invece di un'altra ci sono tutte,ma ci sono anche attimi in cui la tensione si scioglie e si può divertirsi leggendo dei continui battibecchi tra Lev e Kolja, diversi come il giorno e la notte, ma amici veri, anche se per poco, troppo poco.
Gli incontri si susseguono continui, buoni, cattivi, coraggiosi e vigliacchi, figure tragiche e comiche tutte contribuiscono a fornire il ritratto di Leningrado in cui si vive di terrore, ma non senza speranza nel futuro e in una vittoria contro un nemico che pare invincibile.
Il libro è, secondo me, davvero molto bello, ed ha il pregio di essere breve (forseè una mia impressione, ma ultimamente vedo in giro malloppazzi da cinquecento pagine minimo) e di scorrere veloce, ma di essere tutt'altro che superficiale. Unico appunto, la partita a scacchi che mi pare espediente già usato, e l'eccessiva ripetizione di riferimenti alle attività digestive o alla mancanza di
esse da parte di Kolja. Una, due volte è divertente. Tre è già troppe volte.
Daniela (aka Emilia) ha dato a La città dei ladri 4 stelline. Per
Marilaura e Monica era da 3*, voto di Rita non pervenuto ma credo fosse in negativo ^___^, e
Stefy? Beh, Stefania in altre letture affaccendata si è avvalsa della facoltà di non leggere il libro ma ha giurato e spergiurato che lo farà non appena possibile!
E ora il libro del prossimo mese: Guerreros di William Gibson.
Ci incontreremo martedì 15.07.2014, alle ore 20:00 a casa di Daniela.
Buone letture a tutti!
Cristina
Dopo una breve premessa ambientata ai giorni nostri, che narra la genesi del volume e lascia sottintendere che il libro racconta la storia dei nonni dell’autore, si piomba direttamente in una Leningrado sotto assedio, ormai stremata e alla fame. Il protagonista, il diciasettenne Lev, viene beccato a depredare il cadavere di un tedesco e arrestato. In prigione incontra l’altrettanto giovane Kolya, un disertore, altro personaggio principale del racconto. Il giorno dopo ai due viene proposto un accordo: se troveranno la dozzina di uova necessaria per la torta nuziale della figlia del Generale che controlla la città potranno avere salva la vita.
La città dei ladri racconta proprio il viaggio di Lev e Kolya alla ricerca delle sfuggevoli uova, prima in Città e poi fuori, nella campagna russa coperta di neve. Il loro percorso, gli incontri che fanno, descrivono con precisione la tragedia di una città allo stremo dove, come spesso accade, il meglio e il peggio degli uomini percorrono a braccetto la stessa strada. Alcuni momenti leggeri e divertenti (il Gallo Ciccina!) rendono forse ancora più dolorosi quelli in cui invece si raccontano episodi tragici e crudeli.
Alla serata eravamo presenti in sei: Daniela (che ci ha ospitato nella sua bellissima casa), Marilaura, Rita, Monica, Stefania e la sottoscritta, Cristina. Assente purtroppo Francesca, bloccata a casa da un malanno. Data la mancanza di WiFi, assenti anche MariaGrazia e Cristina (aka Gonza Basta), da Berlino. Un peccato davvero, visto che il libro lo aveva proposto proprio Cristina. La discussione si è svolta davanti a sei belle pizze: causa campionati mondiali di calcio infatti la nostra solita sede era off limits. Il trasferimento però si è rivelato davvero provvidenziale. La casa di Daniela è accogliente, così come i suoi tanti animali: due allegri cagnoloni e cinque gatti giocherelloni. Una volta risolto il problema connessione sarà davvero tutto perfetto.
In generale il libro è piaciuto: unica critica severa da parte di Rita che ha trovato la trama leggera e il libro in alcune parti troppo violento e un poco volgare. Pur concordando (ci sono alcuni episodi davvero cruenti), abbiamo comunque tutte commentato che si tratta di un buon romanzo di formazione, con personaggi simpatici e realistici. Se dovessimo utilizzare un termine attuale questo romanzo potrebbe essere un ottimo Young Adult: forse non lo rileggeremo ma sicuramente potremmo consigliarlo a un pubblico giovane (ohibò, più giovanedi noi, almeno). Di seguito le recensioni rintracciabili su Anobii e Goodreads:
MariaGrazia, 4*:
L'assedio nazista di Stalingrado, ovvero il momento in cui il corso della storia, che sembrava voler consegnare l'Europa al reich millenario, è cambiato.
L'eroismo di quella città martire, dei suoi abitanti indomiti, che ha insegnato di nuovo agli invasori una lezione evidentemente non ben compresa ai tempi di Napoleone. All'interno di questa cornice eroica c'è una storia piccola, per certi versi tragicomica, che mostra come persino all'interno di una città assediata e che muoredi fame c'è chi muore un po' di più e chi un po' di meno. Ed ecco che una improbabile coppia di eroi, un soldato disertore e un ragazzino beccato a saccheggiare un cadavere tedesco, viene mandata in missione per conto di un alto capo del partito, missione assurda e per certi versi un po' ignobile, che però permetterà ai due di mostrare di che pasta sono veramente fatti. Tra tutti i personaggi emerge quello di Kolja, il soldato disertore, un autentico russo come se ne trovano nei romanzi di Tolstoj. Avrebbe meritato cinque stelle, non fosse stato per qualche congiuntivo sbagliato di troppo nella traduzione italiana.
Cristina (aka Gonza Basta) 4*
Questo é veramente un bel libro, peccato perché fino all'ultimo ho sperato nella salvezza di tutti, ma era evidente che la storia aveva altri programmi.
Un ragazzo e un disertore attraversano le linee di assedio a San Pietroburgo (ai tempi Leningrado) per cercare 12 uova che faranno la torta di nozze di un generale russo. Detta cosí non sembra niente di
eccezionale, ma Kolya e Lev sono due di quei personaggi a cui spesso si torna a pensare.
Francesca (aka Cicabuma) 5*
Romanzo perfetto. Mi è piaciuto praticamente tutto: ambientazione,personaggi, storia, stile. Pur nella sua brevità, il romanzo è comunque ricchissimo di avvenimenti e colpi di scena. Inaspettato, sorprendente, avvincente. Era tanto tempo che non leggevo con tanto gusto.
Cristina 4*
In una continua alternanza di commedia e tragedia, il racconto segue la ricerca da parte del protagonista, Lev, e di quello che diventa il suo migliore amico, Kolja, di una dozzina di uova. Sono dodici uova da cui dipende la loro vita e trovarle sembra impossibile, perché siamo a Leningrado durante l'assedio della città da parte dei nazista durante la seconda guerra mondiale.
La scrittura di Benioff è semplice ed essenziale, e il tono allegro e ironico di alcune parti nulla toglie alla tragicità delle altre. Anzi, direi che la prima sottolinea la seconda rendendola ancora più realistica. La paura che permea ogni attimo in una città sotto assedio, la fame, gli espedienti, la solidarietà che tiene in vita la speranza, la crudeltà della guerra e l'orrore in cui si può incappare anche solo aprendo una porta invece di un'altra ci sono tutte,ma ci sono anche attimi in cui la tensione si scioglie e si può divertirsi leggendo dei continui battibecchi tra Lev e Kolja, diversi come il giorno e la notte, ma amici veri, anche se per poco, troppo poco.
Gli incontri si susseguono continui, buoni, cattivi, coraggiosi e vigliacchi, figure tragiche e comiche tutte contribuiscono a fornire il ritratto di Leningrado in cui si vive di terrore, ma non senza speranza nel futuro e in una vittoria contro un nemico che pare invincibile.
Il libro è, secondo me, davvero molto bello, ed ha il pregio di essere breve (forseè una mia impressione, ma ultimamente vedo in giro malloppazzi da cinquecento pagine minimo) e di scorrere veloce, ma di essere tutt'altro che superficiale. Unico appunto, la partita a scacchi che mi pare espediente già usato, e l'eccessiva ripetizione di riferimenti alle attività digestive o alla mancanza di
esse da parte di Kolja. Una, due volte è divertente. Tre è già troppe volte.
Daniela (aka Emilia) ha dato a La città dei ladri 4 stelline. Per
Marilaura e Monica era da 3*, voto di Rita non pervenuto ma credo fosse in negativo ^___^, e
Stefy? Beh, Stefania in altre letture affaccendata si è avvalsa della facoltà di non leggere il libro ma ha giurato e spergiurato che lo farà non appena possibile!
E ora il libro del prossimo mese: Guerreros di William Gibson.
Ci incontreremo martedì 15.07.2014, alle ore 20:00 a casa di Daniela.
Buone letture a tutti!
Cristina
lunedì 19 maggio 2014
L'ultima madre
Bellissimo Accabadora, davvero un bellissimo romanzo che io mi sento di consigliare a tutti.
La storia è raccontata con stile ed eleganza, i personaggi sono delineati con poche pennellate efficacissime e l'argomento centrale del romanzo, ossia l'eutanasia, per quanto assai difficile e controverso, è affrontato con sensibilità e delicatezza.
Brava Michela Murgia a raccontare una storia quasi senza tempo o sospesa nel tempo.
Ci racconta una Sardegna antica eppure vicina, dove la superstizione e la magia sono ancora presenti e vive, dove la presenza dell'Accabadora incute rispetto e timore allo stesso tempo. L'ultima madre, quella che con un gesto di estrema pietà, ti accompagna dall'altra parte, l'ultima di una lunga serie di madri e di padri che ti accompagnano per tutta la vita!
La brevità del romanzo può essere considerata sia un pregio che un difetto: pregio perchè ne ha certamente esaltato la scorrevolezza, difetto in quanto certe parti, certi rapporti, meritavano sicuramente un approfondimento, come il periodo torinese di Maria. Ho l'impressione che sia un po' buttato li, senza spiegare bene e senza approfondire niente. Un intervallo, un siparietto che nulla da e nulla toglie!
Presenti alla serata, questa volta senza collegamento da Berlino, erano: Cristina, Stefania, Daniela, Marilaura, Rita, Io (Francesca) e per la prima volta Monica.
BENVENUTA MONICAAAAA!!!!
E come sempre vi riporto alcuni commenti lasciati su Anobii.
Cominciamo con il commento di Maria Grazia (OMbraluce):
Nelle comunità vere la venuta al mondo, la vita intera e la morte non sono eventi privati, ma manifestazioni della comunità stessa. La natura intrinseca di queste società è l'essere matriarcali, perché, a dispetto dell'apparente potere degli uomini, sono le donne la vera guida, le madri che accolgono la vita nascente e hanno dentro di sè la forza e la pietà di terminare una vita ormai finita, eppure sospesa per una dimenticanza della morte.
Prima lettura 22.10.2010 (4 stelle)
E adesso il commento di Cristina:
Lo stile di scrittura mi è piaciuto molto. Così come la definizione dei personaggi, efficace e affettuosa. Adoro quando l'autore riesce con poche pennellate a ricreare una vita e in questo romanzo breve, anzi brevissimo, la Murgia ci riesce e bene.
Su tutti ho amato Bonaria Urrai, l'Accabadora, una figura straordinaria di donna consapevole della sua storia e delle sue radici, responsabile e padrona, pure dolorosamente, della propria vita, del proprio ruolo e delle proprie scelte: se la letteratura italiana avesse più protagoniste così sarei una lettrice molto ma molto più felice.
La brevità del racconto consente allo stile (incisivo soprattutto all'inizio, poi un poco si perde) di rimanere piacevole fino alla fine. Certo, la stessa brevità non consente di approfondire alcuni aspetti che se affrontati (e affrontati bene) avrebbero reso questo piccolo libro un capolavoro. Ma forse l'autrice non voleva, o non è stata in grado, di portare il racconto alla sua logica conclusione lasciando al lettore il compito di rimuginare sulle scelte etiche che a Maria, la protagonista, vengono alla fine evitate, per un respiro.
Fosse rimasta in Sardegna la storia sarebbe stata straordinaria, ma ecco il passo falso, la fuga a Torino, la banalità totale degli avvenimenti sul continente, che abbassano il livello del libro a romanzo d'appendice, a storia da Grand Hotel e pure peggio, perchè se Maria si fosse innamorata del padrone di casa la banalità della storia sarebbe stata quasi perdonabile perchè di storie così è stata piena l'Italia delle tate e cameriere emigranti: banale ma vera. No, Maria intreccia una relazione sentimentale con il figlio - sedicenne - dei padroni di casa. E la Murgia, che mi sa che di rosa ne ha letti pure lei - a questo ragazzo non dà solo ormoni impazziti no, lo fornisce di tragico trauma infantile, banalizzando un tema come quello della pedofilia e della violenza sui bambini e riducendolo a mero mezzo narrativo, e neppure affrontato bene.
Per tirare fuori Maria da una situazione difficile ecco la notizia che Tzia Bonaria, l'accabadora, ha avuto un ictus e che per Maria è ora di tornare a casa, a pagare il proprio debito con la madre adottiva.
E finalmente la consapevolezza che davvero "Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo" perchè nella tinozza ti ci potresti trovare ad annegare.
La fine è proprio quella che ti aspetti, di nuovo un poco banale, un poco Grand Hotel, ma almeno il cerchio si chiude. (3 stelle)
E come di consueto vi segnalo il libro scelto per il prossimo incontro:
LA CITTA' DEI LADRI di David Benioff.
Il libro è stato scelto da Cristina, la berlinese, nome anobiiano Gonza!
Ci incontriamo sempre alla Trattoria al Torre (ma forse anche no!!!) MARTEDì 17 GIUGNO.
A tutti voi l'augurio di un mese pieno di bellissime e interessantissime letture.
Francesca
La storia è raccontata con stile ed eleganza, i personaggi sono delineati con poche pennellate efficacissime e l'argomento centrale del romanzo, ossia l'eutanasia, per quanto assai difficile e controverso, è affrontato con sensibilità e delicatezza.
Brava Michela Murgia a raccontare una storia quasi senza tempo o sospesa nel tempo.
Ci racconta una Sardegna antica eppure vicina, dove la superstizione e la magia sono ancora presenti e vive, dove la presenza dell'Accabadora incute rispetto e timore allo stesso tempo. L'ultima madre, quella che con un gesto di estrema pietà, ti accompagna dall'altra parte, l'ultima di una lunga serie di madri e di padri che ti accompagnano per tutta la vita!
La brevità del romanzo può essere considerata sia un pregio che un difetto: pregio perchè ne ha certamente esaltato la scorrevolezza, difetto in quanto certe parti, certi rapporti, meritavano sicuramente un approfondimento, come il periodo torinese di Maria. Ho l'impressione che sia un po' buttato li, senza spiegare bene e senza approfondire niente. Un intervallo, un siparietto che nulla da e nulla toglie!
Presenti alla serata, questa volta senza collegamento da Berlino, erano: Cristina, Stefania, Daniela, Marilaura, Rita, Io (Francesca) e per la prima volta Monica.
BENVENUTA MONICAAAAA!!!!
E come sempre vi riporto alcuni commenti lasciati su Anobii.
Cominciamo con il commento di Maria Grazia (OMbraluce):
Nelle comunità vere la venuta al mondo, la vita intera e la morte non sono eventi privati, ma manifestazioni della comunità stessa. La natura intrinseca di queste società è l'essere matriarcali, perché, a dispetto dell'apparente potere degli uomini, sono le donne la vera guida, le madri che accolgono la vita nascente e hanno dentro di sè la forza e la pietà di terminare una vita ormai finita, eppure sospesa per una dimenticanza della morte.
Prima lettura 22.10.2010 (4 stelle)
E adesso il commento di Cristina:
Lo stile di scrittura mi è piaciuto molto. Così come la definizione dei personaggi, efficace e affettuosa. Adoro quando l'autore riesce con poche pennellate a ricreare una vita e in questo romanzo breve, anzi brevissimo, la Murgia ci riesce e bene.
Su tutti ho amato Bonaria Urrai, l'Accabadora, una figura straordinaria di donna consapevole della sua storia e delle sue radici, responsabile e padrona, pure dolorosamente, della propria vita, del proprio ruolo e delle proprie scelte: se la letteratura italiana avesse più protagoniste così sarei una lettrice molto ma molto più felice.
La brevità del racconto consente allo stile (incisivo soprattutto all'inizio, poi un poco si perde) di rimanere piacevole fino alla fine. Certo, la stessa brevità non consente di approfondire alcuni aspetti che se affrontati (e affrontati bene) avrebbero reso questo piccolo libro un capolavoro. Ma forse l'autrice non voleva, o non è stata in grado, di portare il racconto alla sua logica conclusione lasciando al lettore il compito di rimuginare sulle scelte etiche che a Maria, la protagonista, vengono alla fine evitate, per un respiro.
Fosse rimasta in Sardegna la storia sarebbe stata straordinaria, ma ecco il passo falso, la fuga a Torino, la banalità totale degli avvenimenti sul continente, che abbassano il livello del libro a romanzo d'appendice, a storia da Grand Hotel e pure peggio, perchè se Maria si fosse innamorata del padrone di casa la banalità della storia sarebbe stata quasi perdonabile perchè di storie così è stata piena l'Italia delle tate e cameriere emigranti: banale ma vera. No, Maria intreccia una relazione sentimentale con il figlio - sedicenne - dei padroni di casa. E la Murgia, che mi sa che di rosa ne ha letti pure lei - a questo ragazzo non dà solo ormoni impazziti no, lo fornisce di tragico trauma infantile, banalizzando un tema come quello della pedofilia e della violenza sui bambini e riducendolo a mero mezzo narrativo, e neppure affrontato bene.
Per tirare fuori Maria da una situazione difficile ecco la notizia che Tzia Bonaria, l'accabadora, ha avuto un ictus e che per Maria è ora di tornare a casa, a pagare il proprio debito con la madre adottiva.
E finalmente la consapevolezza che davvero "Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo" perchè nella tinozza ti ci potresti trovare ad annegare.
La fine è proprio quella che ti aspetti, di nuovo un poco banale, un poco Grand Hotel, ma almeno il cerchio si chiude. (3 stelle)
E come di consueto vi segnalo il libro scelto per il prossimo incontro:
LA CITTA' DEI LADRI di David Benioff.
Il libro è stato scelto da Cristina, la berlinese, nome anobiiano Gonza!
Ci incontriamo sempre alla Trattoria al Torre (ma forse anche no!!!) MARTEDì 17 GIUGNO.
A tutti voi l'augurio di un mese pieno di bellissime e interessantissime letture.
Francesca
domenica 27 aprile 2014
Allargare le porte, prego!!!
E chi se lo aspettava che un rosa mi avrebbe sorpreso così tanto? Un rosa datato, oltretutto!
Nonostante stia attraversando un periodo di "non lettura", periodo che per il momento non accenna a scemare, ho letto con piacere questo romanzo.
Presenti in carne ed ossa alla serata: io, Cristina, Stefania e Daniela e da Berlino, collegati via Skype, Maria Grazia e la new entry Cristina.
I problemi di connessione sono stati davvero molti, questa volta. L'audio andava e veniva e l'ascolto è stato davvero difficoltoso.
"Il figlio del diavolo", romanzo di Georgette Heyer, è più un testo teatrale che un romanzo. I dialoghi sono serratissima, le ambientazioni tutte in interni. Ho avuto quasi l'impressione di leggere una moderna sceneggiatura per un film che un romanzo scritto nel 1932.
L'unica cosa che manca, forse, è la storia d'Amore. Al di la del ritmo, dei dialoghi, dei colpi di scena, delle gags dell'inedita coppia comica Duchessa-Zio Rupert, delle rincorse e degli equivoci ciò che non sento è la nascita e la maturazione di una storia romantica.
I protagonisti, inoltre, mi sembrano poco credibili: lui è assolutamente insopportabile (uomo che io eviterei come la peste) mentre lei è scialba e insignificante.
Meno male che i romanzi rosa terminano sempre con un fidanzamento o con un matrimonio, nulla dicendo del dopo. In questo caso credo proprio che la dolce e sbiadita Mary dovrà far allargare tutte le porte della sua futura dimora se vorrà passare. Ma te lo immagini il palco di corna che le farà quel donnaiolo impetinente del bel Dominic?
E adesso un po' di commenti dei partecipanti.
Cominciamo con Cristina, la nostra espertona del genere rosa.
Niente sesso siamo inglesi! Ma quanto siamo romantici!
E che ve sto a dì: uno dei miei libri rosa preferiti di tutti i tempi. Non so se sia il primo, ma Vidal è sicuramente uno dei primi "cattivi ragazzi" della letteratura rosa, tutto ringhi e grosse abbaiate per poi trasformarsi a tempo record in un adorabile cucciolo innamorato nelle mani di Mary, altra epitome dell'eroina classica: non bellissima ma piena di buone qualità e con una capacità sorprendente di prendere decisioni idiote. Come dire, la classica eroina con molti tratti della TSTL (Too stupid to live). La motivazione per cui pensi, razionalmente, di poter sostituire la sorella salvando capra (detta sorella) e cavoli (il proprio e altrui onore, diciamo così) è privo di raziocinio, ma del resto ogni eroica eroina che si rispetti in realtà è una stronza in attesa di colpire basso per avere il proprio eroe nelle proprie grinfie. Persino più stupida la ragione per cui accetta le proposte di nozze del buon Comyn: amo troppo Vidal per rovinarlo costringendolo al matrimonio con me è una ragione dall'idiozia così profonda e totale da essere persino commovente. Eppure l'ironia, l'allegria, il tratto affettuoso con cui la Heyer muove i suoi protagonisti, siano essi principali o comparse, in questa sua piece così teatrale che non riesco a fare a meno di immaginare il sipario che si alza su di loro e il regista che grida: pubblico in sala, sono secondo me impagabili, e hanno conquistato il mio cuore di lettrice ora e per sempre.
Su tutti il personaggio di Rupert, magnificamene spassoso, e la scena in cui il valletto di Vidal fa la disamina di tutti i suoi precedenti datori di lavoro, tutti a suo dire mancanti di qualcosa, da quello con le gambette a stecchino a quello con collo corto e tozzo: mi sono ritrovata spesso a ridacchiare da sola. Profondità pari a zero, ambientazione in una Francia che non c'è, e non c'è mai stata, persino meno approfondita, ma tanto divertimento e tanto romanticismo ne fanno una storiella adorabile e fresca che si legge con piacere ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, il che ci pone di fronte a un dilemma: ma è tanto cambiata la lettrice di rosa? Siamo davvero così poco cambiate in questo periodo? Perché a parte le badilate di sesso ridondante, e qualche frustino e manetta in più, non molto separa Mary e Vidal dai protagonisti di 50 sfumature di Grigio: è sempre la storia di quella insignificante che si piglia il figo riccone. Come dire, se ce l'ha fatta lei!
E qui di seguito il commento di Stefania:
Devo dire che ero parecchio prevenuta: un rosa, ambientato nella frivola società inglese di fine '700, che dicevano in stile Jane Austen era abbastanza per farmi scappare a disintossicarmi con un bel libro di fantascienza stile Asimov. Il fatto che nelle prime 3 pagine si capisse subito chi si sarebbe innamorato di chi a fine libro non mi ha disposta meglio. Pero' non so, sara' stata l'eroina in cui era facile identificarsi (a parte il fatto di essersi innamorata di un viziato aspirante assassino) o il ritmo serrato dell'ultima parte ma mi sono goduta il libro fino in fondo. Scivolatona melensa sul bacio fra i protagonisti ma che ci si puo' fare... sempre un rosa e'.
Ed ecco il libro per il prossimo incontro:
ACCABADORA di Michela Murgia.
Ci vediamo MARTEDI' 13 MAGGIO!!!
BUONE LETTURE
Francesca
Nonostante stia attraversando un periodo di "non lettura", periodo che per il momento non accenna a scemare, ho letto con piacere questo romanzo.
Presenti in carne ed ossa alla serata: io, Cristina, Stefania e Daniela e da Berlino, collegati via Skype, Maria Grazia e la new entry Cristina.
I problemi di connessione sono stati davvero molti, questa volta. L'audio andava e veniva e l'ascolto è stato davvero difficoltoso.
"Il figlio del diavolo", romanzo di Georgette Heyer, è più un testo teatrale che un romanzo. I dialoghi sono serratissima, le ambientazioni tutte in interni. Ho avuto quasi l'impressione di leggere una moderna sceneggiatura per un film che un romanzo scritto nel 1932.
L'unica cosa che manca, forse, è la storia d'Amore. Al di la del ritmo, dei dialoghi, dei colpi di scena, delle gags dell'inedita coppia comica Duchessa-Zio Rupert, delle rincorse e degli equivoci ciò che non sento è la nascita e la maturazione di una storia romantica.
I protagonisti, inoltre, mi sembrano poco credibili: lui è assolutamente insopportabile (uomo che io eviterei come la peste) mentre lei è scialba e insignificante.
Meno male che i romanzi rosa terminano sempre con un fidanzamento o con un matrimonio, nulla dicendo del dopo. In questo caso credo proprio che la dolce e sbiadita Mary dovrà far allargare tutte le porte della sua futura dimora se vorrà passare. Ma te lo immagini il palco di corna che le farà quel donnaiolo impetinente del bel Dominic?
E adesso un po' di commenti dei partecipanti.
Cominciamo con Cristina, la nostra espertona del genere rosa.
Niente sesso siamo inglesi! Ma quanto siamo romantici!
E che ve sto a dì: uno dei miei libri rosa preferiti di tutti i tempi. Non so se sia il primo, ma Vidal è sicuramente uno dei primi "cattivi ragazzi" della letteratura rosa, tutto ringhi e grosse abbaiate per poi trasformarsi a tempo record in un adorabile cucciolo innamorato nelle mani di Mary, altra epitome dell'eroina classica: non bellissima ma piena di buone qualità e con una capacità sorprendente di prendere decisioni idiote. Come dire, la classica eroina con molti tratti della TSTL (Too stupid to live). La motivazione per cui pensi, razionalmente, di poter sostituire la sorella salvando capra (detta sorella) e cavoli (il proprio e altrui onore, diciamo così) è privo di raziocinio, ma del resto ogni eroica eroina che si rispetti in realtà è una stronza in attesa di colpire basso per avere il proprio eroe nelle proprie grinfie. Persino più stupida la ragione per cui accetta le proposte di nozze del buon Comyn: amo troppo Vidal per rovinarlo costringendolo al matrimonio con me è una ragione dall'idiozia così profonda e totale da essere persino commovente. Eppure l'ironia, l'allegria, il tratto affettuoso con cui la Heyer muove i suoi protagonisti, siano essi principali o comparse, in questa sua piece così teatrale che non riesco a fare a meno di immaginare il sipario che si alza su di loro e il regista che grida: pubblico in sala, sono secondo me impagabili, e hanno conquistato il mio cuore di lettrice ora e per sempre.
Su tutti il personaggio di Rupert, magnificamene spassoso, e la scena in cui il valletto di Vidal fa la disamina di tutti i suoi precedenti datori di lavoro, tutti a suo dire mancanti di qualcosa, da quello con le gambette a stecchino a quello con collo corto e tozzo: mi sono ritrovata spesso a ridacchiare da sola. Profondità pari a zero, ambientazione in una Francia che non c'è, e non c'è mai stata, persino meno approfondita, ma tanto divertimento e tanto romanticismo ne fanno una storiella adorabile e fresca che si legge con piacere ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, il che ci pone di fronte a un dilemma: ma è tanto cambiata la lettrice di rosa? Siamo davvero così poco cambiate in questo periodo? Perché a parte le badilate di sesso ridondante, e qualche frustino e manetta in più, non molto separa Mary e Vidal dai protagonisti di 50 sfumature di Grigio: è sempre la storia di quella insignificante che si piglia il figo riccone. Come dire, se ce l'ha fatta lei!
E qui di seguito il commento di Stefania:
Devo dire che ero parecchio prevenuta: un rosa, ambientato nella frivola società inglese di fine '700, che dicevano in stile Jane Austen era abbastanza per farmi scappare a disintossicarmi con un bel libro di fantascienza stile Asimov. Il fatto che nelle prime 3 pagine si capisse subito chi si sarebbe innamorato di chi a fine libro non mi ha disposta meglio. Pero' non so, sara' stata l'eroina in cui era facile identificarsi (a parte il fatto di essersi innamorata di un viziato aspirante assassino) o il ritmo serrato dell'ultima parte ma mi sono goduta il libro fino in fondo. Scivolatona melensa sul bacio fra i protagonisti ma che ci si puo' fare... sempre un rosa e'.
Ed ecco il libro per il prossimo incontro:
ACCABADORA di Michela Murgia.
Ci vediamo MARTEDI' 13 MAGGIO!!!
BUONE LETTURE
Francesca
domenica 16 marzo 2014
La Società della Torta di Patate
Guernsey è il nome di un'isola del Canale della Manica, un'isola inglese che durante la Seconda Guerra Mondiale è stata occupata dai tedeschi, così come tutte le altre isole al largo della costa francese. Confesso, non lo sapevo! Credevo che il territorio inglese fosse rimasto assolutamente inviolato dall'esercito del Terzo Reich!
Gli abitanti dell'isola sono rimasti sotto il controllo nazista per ben cinque anni, durante i quali hanno dovuto sopportare controlli, coprifuoco, deportazioni e verso la fine del conflitto, anche fame e stenti.
"La Società Letteraria di Guernsey" è un romanzo epistolare, delizioso, ironico e divertente che racconta la storia di un gruppo di persone di Guernsey che, per giustificare una uscita oltre l'orario del coprifuoco, si inventa una fantomatica Società Letteraria quando invece si erano incontrati per mangiarsi un maiale arrosto assolutamente vietato dalle autorità tedesche!
Nata come scusa, la Società letteraria diventa poi una realtà, essendo costretti a reggere il gioco.
Vi partecipano personaggi anche improbabili, persone che in vita loro non avevano mai letto un libro, a parte forse i manuali di orticoltura o allevamento di pecore! E Marilaura, giustamente, ha sollevato un dubbio: come è possibile che una persona che non ha mai letto nulla in vita sua, possa poi di punto in bianco leggere Ovidio e innamorarsene a tal punto da non voler leggere null'altro?
Attraverso una serie di lettere e telegrammi, a volte anche assai divertenti, si affrontano temi difficili e storie di dolore (come quella dell'eroica Elisabeth, forse la vera protagonista della storia).
Unico romanzo di Mary Ann Shaffer, ha sicuramente il merito di saper affrontare con leggerezza ed eleganza, temi assai dolorosi della nostra storia recente.
Presenti alla serata: Cristina, Daniela, Stefania, Marilaura e Francesca. Collegata via Skype da Berlino, Maria Grazia.
Vi trascrivo i commenti che alcuni dei partecipanti alla serata hanno scritto su Anobii.
Cominciamo con il commento dell' ipercritica Cristina (ma non ti va mai bene niente?????)
Sono perplessa.
Prossimo appuntamento: MARTEDI' 8 APRILE, presso la Trattoria al Torre di Via Cividale, alle ore 20.00.
A presto
Francesca
Gli abitanti dell'isola sono rimasti sotto il controllo nazista per ben cinque anni, durante i quali hanno dovuto sopportare controlli, coprifuoco, deportazioni e verso la fine del conflitto, anche fame e stenti.
"La Società Letteraria di Guernsey" è un romanzo epistolare, delizioso, ironico e divertente che racconta la storia di un gruppo di persone di Guernsey che, per giustificare una uscita oltre l'orario del coprifuoco, si inventa una fantomatica Società Letteraria quando invece si erano incontrati per mangiarsi un maiale arrosto assolutamente vietato dalle autorità tedesche!
Nata come scusa, la Società letteraria diventa poi una realtà, essendo costretti a reggere il gioco.
Vi partecipano personaggi anche improbabili, persone che in vita loro non avevano mai letto un libro, a parte forse i manuali di orticoltura o allevamento di pecore! E Marilaura, giustamente, ha sollevato un dubbio: come è possibile che una persona che non ha mai letto nulla in vita sua, possa poi di punto in bianco leggere Ovidio e innamorarsene a tal punto da non voler leggere null'altro?
Attraverso una serie di lettere e telegrammi, a volte anche assai divertenti, si affrontano temi difficili e storie di dolore (come quella dell'eroica Elisabeth, forse la vera protagonista della storia).
Unico romanzo di Mary Ann Shaffer, ha sicuramente il merito di saper affrontare con leggerezza ed eleganza, temi assai dolorosi della nostra storia recente.
Presenti alla serata: Cristina, Daniela, Stefania, Marilaura e Francesca. Collegata via Skype da Berlino, Maria Grazia.
Vi trascrivo i commenti che alcuni dei partecipanti alla serata hanno scritto su Anobii.
Cominciamo con il commento dell' ipercritica Cristina (ma non ti va mai bene niente?????)
Sono perplessa.
Carino è carino, sia chiaro: pieno di
buoni sentimenti (e anche di qualcuno cattivo), di storie edificanti, a
volte anche divertente nonostante descriva un periodo, il poste WWII,
per nulla facile o piacevole. I particolari agghiaccianti della
dominazione nazista sulle isole del Canale non sono lesinati nè
nascosti, e c'è anche un tentativo di non prendere posizione (non tutti i
tedeschi sono cattivi, non tutti gli inglesi sono buoni) pur nella
descrizione della devastazione che è seguita al secondo conflitto
mondiale.
Tuttavia secondo me sul suo tentativo "resta corto". Non so, mi sembra che manchi l'obiettivo principale, che non approfondisca mai, che nonostante tutti gli sforzi resti sempre e comunque una graziosa favoletta epistolare, ma senza sostanza.
(DUE STELLE)
Più positivo il commento di Stefania:
Si tratta di un romanzo epistolare in parte ambientato a Guernsey, un'isoletta nel canale della Manica vicina alla Normandia ma che fa capo alla Gran Bretagna. Durante la seconda guerra mondiale fu occupata dai nazisti. Il romanzo intreccia la storia di una giovane scrittrice, donna indipendente e appassionata di libri, con quella degli abitanti dell'isola e la loro società letteraria. La società letteraria "torta di patate" è nata per caso, come scusa presso i nazisti per aver violato il coprifuoco, ma diventa per tutti uno spunto per un'importante crescita spirituale. Mi spiace non poter leggere altro di Mary Ann Shaffer, perché quest'autrice mi piace ed è bello l'amore per i libri e la cultura che traspare da queste pagine. Purtroppo è il suo unico libro, finito tra l'altro da una nipote per una grave malattia dell'autrice, morta poco tempo dopo. (QUATTRO STELLE)
Non ho trovato su Anobii il commento di Maria Grazia, ma immagino che tra trasferimento, ricerca della casa, trasloco e altro abbia avuto poco tempo per lasciare i commenti dei libri letti!
Infine, ecco il libro estratto per la prossima volta:
IL FIGLIO DEL DIAVOLO di Georgette Heyer.
Un romanzo rosa da chi poteva essere proposto se non dalla nostra Cristina?
Tuttavia secondo me sul suo tentativo "resta corto". Non so, mi sembra che manchi l'obiettivo principale, che non approfondisca mai, che nonostante tutti gli sforzi resti sempre e comunque una graziosa favoletta epistolare, ma senza sostanza.
(DUE STELLE)
Più positivo il commento di Stefania:
Si tratta di un romanzo epistolare in parte ambientato a Guernsey, un'isoletta nel canale della Manica vicina alla Normandia ma che fa capo alla Gran Bretagna. Durante la seconda guerra mondiale fu occupata dai nazisti. Il romanzo intreccia la storia di una giovane scrittrice, donna indipendente e appassionata di libri, con quella degli abitanti dell'isola e la loro società letteraria. La società letteraria "torta di patate" è nata per caso, come scusa presso i nazisti per aver violato il coprifuoco, ma diventa per tutti uno spunto per un'importante crescita spirituale. Mi spiace non poter leggere altro di Mary Ann Shaffer, perché quest'autrice mi piace ed è bello l'amore per i libri e la cultura che traspare da queste pagine. Purtroppo è il suo unico libro, finito tra l'altro da una nipote per una grave malattia dell'autrice, morta poco tempo dopo. (QUATTRO STELLE)
Non ho trovato su Anobii il commento di Maria Grazia, ma immagino che tra trasferimento, ricerca della casa, trasloco e altro abbia avuto poco tempo per lasciare i commenti dei libri letti!
Infine, ecco il libro estratto per la prossima volta:
IL FIGLIO DEL DIAVOLO di Georgette Heyer.
Un romanzo rosa da chi poteva essere proposto se non dalla nostra Cristina?
Prossimo appuntamento: MARTEDI' 8 APRILE, presso la Trattoria al Torre di Via Cividale, alle ore 20.00.
A presto
Francesca
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Spazi immensi e diversità culturale non possono non aver inciso, ma in alcune parti la cronologia del racconto mi ha lasciato molto perplessa: trenta anni per scoprire cosa è davvero successo al marito, e in pochi mesi ritrova l'amica rapita anni prima e lo spasimante di questa?
Gli scherzi del destino sono crudeli, ma la cosa mi è parsa forzata.
Altra parte che non mi ha convinto del tutto: vieni adottada da una famiglia nomade, e non fai uno sforzo per imparare immediatamente la lingua? Anzi ci metti secoli a imparare a esprimerti e sei persa quando ti rapiscono l'amica? Se davvero volevi trovare la verità su tuo marito forse ti dovevi impegnare un poco di più.
Tuttavia la parte relative agli anni passati coi nomadi, la loro cultura, la risoluzione del mistero sul marito, e infine la conclusione - sospesa - del racconto mi sono piaciute.
Peccato la mancanza di coinvolgimento della narratrice che snocciola fatti, ma non riesce a dare vita al racconto che rimane sempre a metà tra romanzo e racconto giornalistico, con risultati che secondo me sono scarsi in entrambi i casi. Non è abbastanza emotivo per un romanzo, non ha abbastanza informazioni per un articolo giornalistico.
Forse avrebbe aiutato, nella versione italiana, un'appendice che illustrasse i fatti storici e la cultura dell'epoca, a integrazione del racconto.
Adesso Stefania ***e mezzo