giovedì 15 gennaio 2015

Decisamente promosso

E' piaciuto praticamente a tutti CANALE MUSSOLINI. Non sono mancate alcune critiche e qualche appunto, ma nel complesso il libro è stato decisamente promosso.
Presenti alla serata di martedi'; Stefania, Cristina, Marilaura, Rita, Maria, Daniela ed io (Francesca).
Come tutte le volte abbiamo parlato brevemente di quello che stiamo leggendo o abbiamo letto al di fuori del libro protagonista della serata e poi abbiamo ordinato la cena.
Il clima era leggero ieri... o forse ero leggera io. Sto attraversando un periodo di grande energia e vedo tutto più bello!!!
Poi siamo passati a Pennacchi.


Del romanzo quello che è piaciuto maggiormente è l'ambientazione, la descrizione della vita della famiglia contadina dei primi trent'anni del secolo scorso. Molti di noi avevano rimembranze dei propri nonni che vivevano ancora così, delle serate trascorse sull'aia con le seggioline vicine, il focolare acceso e i tantissimi figli. Alcuni di noi, me compresa, ignoravano quasi del tutto quella pagina di storia, le Paludi Pontine trasformate in Agro Pontino, la "colonizzazione" dei veneti, dei friulani e dei romagnoli e, aimè, anche la crudeltà degli Italiani durante la guerra in Eritrea.
Bella la famiglia Peruzzi, bella e simpatica, ma anche rude a volte e anche crudele.
La critica più frequente: la prolissità di certi punti e la ricchezza di particolari superflui.
A nessuno ha dato fastidio l'uso e l'abuso del dialetto veneto, anzi... l'abbiamo tutti trovato decisamente divertente.
Forse sono stata proprio io la più critica alla fin fine ma anche io promuovo Pennacchi quasi a pieni voti.

Ed ecco le recensioni scovate su Anobii.
Cominciamo con Cristina ****

Malèdeti Zorzi-Vila!

Per la fame. Siamo venuti giù per la fame. E perché se no? Se non era per la fame restavamo là. In poche frasi brevi e secche, pragmatiche, il riassunto di una tragedia che ha travolto generazioni di italiani. Che ci travolge ancora, perchè ora migriamo in modo diverso, e votiamo in modo diverso, ma le scelte che facciamo, i percorsi che seguiamo, non sono poi così dissimili. Nella saga della famiglia Peruzzi, mezzadri padani migrati in Lazio per fame, c'è riassunta una bella fetta della nostra storia recente, sul trentennio fascista in particolare, ma non mancano riferimenti ai primi anni del secolo e al nostro presente. Partiamo subito con il dire che io, di questo periodo, non sapevo niente. Ma niente proprio, eh. Beh, tranne il minimo sindacale, e poco anche di quello. Ne so un poco di più del periodo dopo, che ha visto migrare i miei nonni dal Veneto al Friuli per cause più o meno simili. Non che qui ci fossero grandi possibilità, ma il nonno - mezzadro pure lui - era stato sfrattato e qui ha tentato la fortuna. Molte delle mie zie friulane, invece, sono migrate in Canada e in Svizzera. Come detto, non è che qui i contadini stessero poi tanto tanto meglio, ma si era nel dopoguerra, le cose stavano migliorando, stavamo per svoltare e svoltato abbiamo. Ora no, ora ricominciamo a emigrare, ma questa, come direbbe la voce narrante di Canale Mussolini, è un altra storia e non interessa a nessuno. La storia della famiglia Peruzzi è narrata da uno di loro, che resta anonimo fino alla fine del libro. Attraverso le sue parole rivive la storia dell'intera famiglia, raccontata con piglio e ironia, tanto che le molte pagine scorrono veloci, e non si può fare a meno di amarli, questi Peruzzi, anche quando le decisioni che prendono sono quantomeno discutibili, e portano al disastro. Ma è un disastro affrontato sempre di petto, e con coerenza verso se stessi, se non verso la storia. Ecco, la storia, e la politica, che in questo racconto hanno molto peso. Forse dovrebbero pesare anche sulla valutazione del libro perchè Pennacchi, di suo, non ha (o io non ho percepito) uno sguardo particolarmente equanime e critico. Però sarò sincera: in questo caso ME NE FREGO! Diciamo che della politica non mi importa, perchè le scelte che i Peruzzi fanno sono motivate tutte dalla stessa cosa, dalla fame. E dalla speranza di un futuro migliore. Sbagliano? Eh, pazienza, lo stomaco ha ragioni che la ragione non conosce, che ci possiamo fare. Un bel libro, insomma, con bei personaggi, sempre in bilico tra una modernità che sta arrivando e le tradizioni popolari. Uomini grandi grossi e eroici e donne belle, forti e coraggiose. Una descrizione forse un poco troppo "eroica" che non va a braccetto con la realtà dei tempi, ma che si lascia leggere: e sinceramente, tutti preferiremmo avere avi in gamba, da mitizzare, no? Qui la mitizzazione è forse un poco troppa: la nonna che predice la sfiga in famiglia, le api senzienti di Armida, Pericle coraggioso fino al midollo, Paride che è bello ma porta la vergogna sulla famiglia, ma hanno una loro radice epica giustificabile. Due soli appunti che abbassano la piacevolezza della lettura: a un certo punto l'autore perde il senso della misura e racconta per filo e per segno come erano le strade dell'Agro Pontino, con dovizia di particolari interessanti solo per un ingegnere stradale, ma forse nemmeno per lui; L'identità del narratore, e la storia che ha portato al suo concepimento: forse sono solo io, ma mi sembra una virata inutile, tutto sommato una "storia nella storia" che non serve poi a tanto, ma sono piccolezze.

Passiamo a Stefania ****
Un libro molto bello e interessante dal punto di vista storico e sociologico. Il racconto della storia di una famiglia di contadini veneti, dai primi del '900 fino alla fine della seconda guerra mondiale. Le condizioni di vita estrema, il comunismo, poi il fascismo, la fiducia di questa gente nel comunismo prima e nel fascismo poi. La figura di Mussolini vista dal popolo, la bonifica dell'agro pontino, l'abbrutimento e la fatica di tutti i giorni e la fiducia nell'impero. La brutalità, la violenza, gli omicidi, la condizione della donna, la sopraffazione visti con occhi innocenti di chi non e' intrinsecamente cattivo ma neanche ha gli strumenti culturali per riconoscere quello che e' sbagliato. "Ognuno ga le su razon" capiranno, in parte, poi. Il tutto raccontato da un personaggio vecchio, non molto colto che filtra le storie attraverso l'affetto per la sua famiglia. Bellissima la lingua, questo veneto un po' imbastardito dal friulano da dialetti laziali e chissà che altro. Un libro che serve a capire anche perché agli italiani una dittatura come il fascismo andava molto bene. Un libro che serve a capire perché, tutto sommato, potrebbe stare bene a molta gente anche oggi.

E qui la mia recensione ***
Sono un po' perplessa. Ho alcune osservazioni da fare su questo romanzo: prima di tutto è eccessivamente prolisso. L'autore ripete certe cose due, tre, quattro volte e questo alla lunga risulta un po' fastidioso. Ci sono poi alcune precisazioni e osservazioni piuttosto banali, come il continuo ripetere "A quel tempo non c'era questo... a quel tempo non c'era quello..." che nulla aggiungono se non l'impressione che Pennacchi pensi che siamo tutti un po' stupidi e non sappiamo nulla di come era la vita nei primi 40 anni del '900. D'altra parte la storia che viene raccontata è davvero originale e scritta con uno stile particolarissimo. Praticamente è una lunga intervista al nipote del nonno Peruzzi che, insieme alla numerosissima famiglia, nel 1932, si è trasferito dalla campagna veneta all'Agro Pontino di recente bonifica. Tutto sommato un piacevole ripasso della nostra storia recente vista dalla parte di chi al Duce e all'Italia fascista ha creduto profondamente. Sarebbe un bel libro se avesse circa 200 pagine in meno e anche meno banalità.
Anche Maria (a cui è piaciuta tantissimo l'Armida), Rita (che però ancora non l'aveva terminato e cercava inutilmente di non farci svelare il finale), Marilaura e Daniela l'hanno molto apprezzato.

Al termine della serata abbiamo estratto il libro per la prossima volta. L'incombenza è toccata a me.
LE LUNE DI GIOVE di Alice Munro.


Il prossimo appuntamento è fissato per MARTEDI' 10 FEBBRAIO, stesso posto, stessa ora!!!
Buona vita a tutti e buone letture.

Francesca

giovedì 1 gennaio 2015

BUON ANNO... e recensione ritardataria!!!

Perdono... perdono... perdono...
Sono in ritardo, lo so ma le feste, il Natale, un viaggio dai miei suoceri, il cenone di San Silvestro e tutto il resto mi hanno fatto un po' andare nel pallone.
Intanto non posso non fare a tutti i miei più sinceri auguri di Buon Anno. Che il 2015 veda la realizzazione dei vostri desideri e dei vostri sogni più arditi!!!

Detto questo, passiamo finalmente a parlere della serata del 16 dicembre.
Intanto segnalo immediatamente l'ingresso nel gruppo di un nuovo membro: Katia.
Katia ci ha trovati proprio grazie a questo blogghino e la cosa non può che farmi felice. Spero davvero che possa continuare ad essere dei nostri!!!
Presenti all'incontro: Maria (con un buffissimo cappello natalizio), Cristina, Marilaura, Rita, Monica, Stefania, Daniela, Katia ed io (Francesca).
Il romanzo in esame era IL CAFFE' DELLE DONNE di Widad Tamimi.


E' passato troppo tempo e non mi ricordo che cosa esattamente ci siamo dette approposito di questo libro (ecco perchè queste recensioni dovrebbero essere fatte subito!!!) ma certamente quello che ricordo è in sintesi questo: libro bello (è piaciuto quasi a tutte), stile piacevole, protagonista assolutamente insopportabile, infantile e rompiballe.
Passo quindi immediatamente alle recensioni scovate su Anobii.

Cristina 3 stelline
Un altro libro di maternità negata, che è Venuto al mondo due - la vendetta?
Arrivo dalla lettura (travagliata e lasciata incompleta) di Venuto al mondo della Mazzantini e confesso che appena la protagonista manifesta il desiderio di avere un figlio avrei mollato volentieri il libro nella raccolta indifferenziata. Poi ho perseverato nella lettura: in fondo i primi capitoli mi sono piaciuti, e poi non è che mi posso presentare di nuovo alla cena del Club di lettura senza aver finito il libro, no? Con Venuto al mondo ero giustificata dall'insostenibile pesantezza dello stile e dalla urticante protagonista. Qui almeno lo stile è lineare e semplice. Non posso dire altrettanto della stronzissima protagonista, purtroppo. Qamar vive tra due mondi: figlia di un immigrato giordano venuto in italia per studiare è stata educata in Italia, ma passa le sue estati ad Amman, con la famiglia paterna, dove viene trattata come una piccola principessa (e ci sciala in questa sua presunta superiorità). Passa così l'infanzia idealizzando l'ambiente in cui vivono i suoi nonni e i parenti, che sembra un mondo di favola. Poco importa che le cugine si sposino a 15 anni se non prima, e che vengano sistematicamente picchiate dai mariti quando questi sono nervosi. Il risveglio arriva brusco con l'adolescenza, momento in cui le vengono per la prima volta messi dei limiti, perchè è donna, ormai, e si deve comportare di conseguenza. Ovviamente Qamar, viziata, abituata a ben altra vita, sclera: non parla, non gioca, non comunica, perchè sono tutti brutti e cattivi e la tengono prigioniera, lei povera principessa in esilio. Fortunatamente la prima cotta (ovviamente per un cugino, tutte abbiamo la prima cotta per il cugino figo) ammanta di nuovo tutto di magia, e la Giordania, Amman, ritornano a essere - infantilmente - il regno magico.
Incontriamo Qamar in Italia, ormai adulta, con un lavoro che non la soddisfa (ma va?) e un fidanzato che la adora, e sembra andare tutto bene, nonostante un rapporto non ben definito con la madre (che non sono sicura sia giordana o italiana ma non mi va di rileggere il libro per capirlo) e un padre assente sempre via per lavoro.
Poi la tragedia: l'orologio biologico si sveglia e Qamar vuole, disperatamente vuole, un figlio. La tafila è la solita: aborto, prognosi infausta, sviluppo di una serie impressionante di paturnie e egoismi, tutti gettati sul compagno che certo, lui mica soffre per la perdita del bambino, lui! Su tutto l'invidia divorante verso le altre donne, verso quelle che i figli li possono avere. La speranza dell'adozione, purtroppo rifiutata da Giacomo che invece di adottare non se la sente, la crisi con lui che non la capisce perchè lei è di un'altra cultura (sottociuto: io sono meglio, che vuoi capire tu) e il rifugiarsi nel ricordo idilliaco del passato, dell'infanzia, perchè Qamar di fronte ai problemi, dalla bambina viziata che è, scappa.
Ora una precisazione: capisco il dolore di chi perde un figlio, i sogni che hai, l'amore per questa persona in divenire, l'infinita sofferenza della perdita. Ma l'invidia divorante quella spero di no, di non capirla mai, perchè non c'è nulla di più brutto dell'invidia e del rancore.

Il ritorno alla realtà è a opera del primo - mai dimenticato? - amore. E qui davvero l'idealizzazione del passato della protagonista tocca il fondo: con i sogli di amore eterno con il cugino che però non è lui, è una idealizzazione infantile di non si sa chi.
Il ritorno ad Amman (non a caso fatto avvenire in inverno) mette Qamar di fronte alla realtà della vita in Giordania, ma le fa anche riscoprire valori e affetti che la patina rosa che aveva suglio occhi non le permetteva di vedere.
La principessa scende - un poco - da trono, e rivaluta le cose che dava per scontate. Purtroppo non abbastanza perchè alla fine del libro non mi pare sia del tutto cresciuta: credo che la convinzione che tutto debba andare come vuole lei sia sempre li.
Tutto sommato il libro non mi è dispiaciuto, e gli do tre stelle nonostante la protagonista stronza. A bilanciare i personaggi che mi sono piaciuti: il nonno e la nonna, Leila, la madre e la sorella di Qamar, soprattutto Giacomo, dolce e gentile e votato alla santità con una cretina simile come moglie.

Ops... non ne ho trovate altre, a parte la mia che trovate più sotto.
Meno male che c'è la loquacissima Cristina che spesso e volentieri salva la situazione!!!

Francesca 4 stelline
La protagonista è una donna in bilico tra due culture diversissime e non riesce a decidere a quale è più legata. Italianissima eppure con il cuore ad Amman, prende decisioni sciocche ed infantili e spesso si nasconde dietro questo suo essere araba e quindi diversa. Non è un bel personaggio e quasi nessuna delle sue non-scelte è stata da me condivisa, ma nonostante l'irritante protagonista il romanzo mi è piaciuto. Ho molto apprezzato lo stile pulito e fresco, estremamente piacevole. È curioso che i due personaggi che ho più apprezzato sono Giacomo e Leila, il primo autenticamente italiano, la seconda profondamente araba.

Nel corso della serata ci siamo scambiati i libri di Natale e mi sembra che, nonostante la casualità, eravamo tutte molto soddisfatte.
E per finire, prima degli auguri di Buon Natale e Buon Anno, i baci e gli abbracci e altre amenità, abbiamo estratto il libro per il prossimo incontro e l'incombenza è ricaduta su Marilaura che ha proposto CANALE MUSSOLINI di Antonio Pennacchi.
Il prossimo incontro è fissato per MARTEDI' 13 GENNAIO, stesso posto (Trattoria al Torre di Via Cividale) e stessa ora (19.45 circa).


E con questo vi saluto, rinnovo ancora una volta i miei auguri per un sereno 2015 e vi auguro tante, tantissime interessanti letture.
A presto

Francesca

sabato 29 novembre 2014

Venuto al mondo

Lascio nuovamente la parola a Cristina per la recensione della serata di martedì 18 novembre, non perchè non ci fossi ma semplicemente perchè, non avendo letto il libro, mi è sembrato giusto lasciare spazio a chi l'ha fatto... o almeno ci ha provato!

Avevo intuito che Venuto al mondo di Margaret Mazzantini sarebbe stata una lettura difficoltosa quando, nel comunicare a Maria Grazia titolo e autore per la riunione di novembre del Club, mi sono sentita rispondere: "La Mazzantini? Per carità!"
Ohibò, si comincia bene, ho pensato! :)


Il 18 novembre eravamo in sei (con l'aggiunta di Chicco, il figlio di Stefania, ospite gradito ma involontario, che si è dedicato ai suoi amati fumetti e ci ha lasciato alle nostre rutilanti discussioni su un libro che ci ha visto piuttosto divise nei giudizi.
Presenti io (Cristina), Daniela, Francesca, Marilaura, Stefania e Maria. La cronaca della serata ricade su di me dato che Francesca ha ceduto le armi davanti al tomo mensile e ha passato il testimone alla sottoscritta, che almeno un 200 pagine me le sono lette. Poi pure io mi sono arresa, lo confesso. Più brave le altre lettrici fortunatamente, che il libro lo hanno finito e pure apprezzato... più o meno.

La storia raccontata è quella di Gemma, dei suoi amori, soprattutto quello per Diego, giovane fotografo che incontra a Sarajevo dove si è recata per la tesi di laurea, di un figlio desiderato disperatamente e ossessivamente, fino alle estreme conseguenze, fino alla disperazione. Si racconta anche di Sarajevo, ieri e oggi, e della Guerra di Yugoslavia. Così amore e morte si uniscono in una storia il cui finale non racconto, se volete ve lo andate a cercare in fondo a questo tomo da quasi 500 pagine scritto con stile denso e ridondante.
Uno stile che ci ha diviso, come ci ha  diviso il personaggio di Gemma, antipatico alla maggior parte di noi e che solo in parte siamo riuscite a comprendere e capire.
Nel tirare le somme, e prima di inserire le recensioni, il sunto delle opinioni sul libro: Francesca non pervenuta :). A Daniela, Maria e a me medesima illustrissima il libro non è piaciuto. Marilaura lo ha apprezzato ma non è un libro che rileggerà. A Stefania è piaciuto moltissimo.
Unica cosa su cui siamo state tutte (o quasi) concordi è che lo stile della Mazzantini non lo amiamo: troppo involuto, troppo ricercato in alcuni punti per poi crollare in una volgarità inutile, in una metafora ripetitiva; come se l'autrice conoscesse le tecniche di scrittura, ma le mancasse, forse, una vera capacità di scrivere.
Comunque ecco le recensioni (pochine purtroppo):

Stefania 5*
Un libro molto bello e complesso. Le vicende della protagonista, il suo desiderio di maternità a tutti i costi si intrecciano con la storia della guerra in Iugoslavia e dei suoi orrori. Come molti libri della Mazzantini il soggetto è la debolezza degli esseri umani, insieme alla bellezza e ricchezza dei loro sentimenti.

Cristina 1*
Mi dispiace, ci ho provato, lo giuro.
Ho arrancato per 100 pagine nella vita di una protagonista che mi ha grattato sui nervi fin da subito, in una palude di frasi secche, involute, ripetute, piene di metafore canine francamente perplimenti, ma quella del cane che si butta sulla merda, quella è stata troppo.
Ho sopportato 100 pagine di questa qui che manco scende dall'aereo e ha già il poeta sfigato e il fotografo talentuoso ai suoi piedi, e molla entrambi per sposare il borghese fidanzato in un tripudio di pizzi e svolazzi. Ma poi... poi il fidanzato (ora marito) borghese, con carriera sicura, che la ama ma anche no è troppo poco, e così si tormenta ancora il giovane fotografo perchè si sa, il vero amore, quello totalizzante, vince sempre.
Ho tollerato ancora 50 pagine di "siamo solo noi e il mondo fuori", e sono così felici, ma così felici che quando finalmente tutti e due fanno carriera (perchè il vero amore è romantico, ma la miseria lo è per poco) e lui la ama totalmente nonostante lei sia una prugna secca vecchia e insopportabile che manco si accorge che le sue studentesse sono tutte strafighe che glielo deve far notare lei così che la possa rassicurare che non se ne accorge, ecco che Gemma deve cercare quello che le manca e allora parte la corsa al figlio, perchè si sa mai che Diego la lasci, e allora deve possederlo, o possedere una parte di lui che sarà sua e sua soltanto.
E ho sopportato ancora 50, 60 pagine di esami, aborti, tragedie, ovuli incompleti, con la protagonista in avvitamento completo su se stessa, per questa ossessione riproduttiva, fino all'ultima speranza, fino al rigetto della richiesta di adozione.
Ho tollerato altre dieci, 20 pagine, (ma lo confesso, ho saltellato e molto) di metafore su uteri sterili, deserti inospitali, ovuli tristi, altre donne fertili e lei no.
Poi ho detto basta.
Non me ne frega niente di sapere come sia nato Pietro, da chi e da cosa abbia ottenuto sta donna il figlio che tanto desiderava, come abbia perso Diego, e incontrato il marito. Mi importava di Sarajevo, della guerra, di Rajko, ma l'idea di dover sopportare altre 300 pagine dei piagnistei di questa mi è intollerabile.
La vita è troppo breve per passarla a leggere libri così.
Margaret, mi dispiace, ma passi da "lettura possibile" (nemmeno Non ti muovere mi era piaciuto granchè) a "lettura impossibile". Tu manco te ne accorgerai, ovviamente, ma io si.
Addio. 

Daniela gli ha dato 2 stelline ma non ha recensito il libro.

Su tutto due frasi mi hanno colpito. Una è di Maria, che fa sempre osservazioni molto profonde e interessanti, ed è che mai come in questo libro il detto Tale padre tale figlio si rivela completamente sbagliato. L'altra ci arriva via mail da Stè che qualche giorno fa ci ha inviato il riassunto di Chicco della serata:
"Mamma, perchè leggete libri noiosi su un alieno mutante che fa il fotografo?"
"???"
"Si dai, quello che rilascia sostanze tossiche... quello tossico!"
Eh già. Perchè?

La prossima lettura, proposta da Daniela, è IL CAFFE' DELLE DONNE di Widad Tamimi.


Ci si vede MARTEDI' 16 DICEMBRE , solito posto, solita ora! E oltre agli auguri ci scambieremo, come l'anno scorso, anche un piccolo regalo libresco da sfogliare durante le feste.

Cristina

Bene, concludo questa simpatica recensione di Cristina ricordandovi di portare un libro, solo uno, incartato e anonimo. Può essere un libro che avete a casa, oppure comprato nuovo fresco fresco... un libro che avete amato e che volete condividere. Al termine della serata ogniuno pescherà nel mucchio e... il caso deciderà!!!
A presto e buone letture

Francesca


giovedì 6 novembre 2014

Decanter

Avevano ragione Maria e Stefania: "Resta con me" è un romanzo che ha bisogno di tempo per essere capito, recepito e digerito.
Dopo molti giorni dalla sua lettura, ancora ripenso al bel romanzo di Elizabeth Strout.


Sulle prime il romanzo mi era piaciuto abbastanza ma senza entusiasmarmi. Non riuscivo a trovare le parole per descriverlo, per esprimere con esattezza ciò che mi era piaciuto e ciò che mi aveva lasciata perplessa. A distanza di giorni posso dire che è un romanzo davvero importante. I sentimenti espressi, il modo in cui sono descritti, la gestualità dei personaggi, i rapporti tra le persone, l'ambiente ipocrita e bigotto, ignorante e provinciale... tutto è descritto in modo sublime.
E' un romanzo sul dolore, sull'ncapacità di comprenderlo e accettarlo perchè al dolore bisogna arrendersi, altrimenti non si riuscirà mai a superarlo. E' un romanzo sull'ipocrisia della provincia americana, sulla maldicenza e sui danni che può fare. E' un romanzo sulla semplicità e su quanto possa guarire e risanare.
E' un bel romanzo che va letto lentamente e assaporato, come un buon vino che ti lascia in bocca il suo sapore anche dopo molto tempo che l'hai bevuto.

E adesso le recensioni che ho trovato su Anobii.

CRISTINA (senza stelline)
Non ricordo dove ho letto che il dolore del lutto è come una tana di coniglio, si deve percorrerlo tutto fino in fondo per uscirne.
Al protagonista di questo romanzo accade proprio questo: deve percorrere il proprio dolore fino in fondo, fino ad esporlo davanti a tutti, per poter trovare la forza di crescere e andare avanti.
Gli ambienti sono descritti con amore e delicatezza, ma non senza definizione. I protagonisti, soprattutto Tyler e la figlia Katherine, sono complessi, fragili, dolorosi. Gli altri purtroppo solo brevi pennellate di ambiguità, più ombre che luci, che restano sospesi e, tutto sommato, anche un poco inutili: servono solo per far accadere le cose (brutte) che devono accadere. Del resto questo piccolo paese, tutto spazi grandi e inverni gelidi, è come uno stagno o una pozzanghera. Magari è carino in superficie, ma sotto sotto si annida la stessa cattiveria che appesta il resto del mondo.
Il percorso che porta i parrocchiani di questo piccolo paesino sperduto dalla cieca ammirazione, al bieco pettegolezzo crudele, alla finale - e adulta - accettazione del Reverendo Caskey è ben scritto nella prima parte, troppo rapido e consolatorio nella seconda. Nel mezzo, alla rinfusa, accenni di violenza sessuale, impulsi sessuali non accettati, eutanasia, omicidio e aborto, ma sono temi solo sfiorati.
L'autrice accenna, poi sta al lettore prendere le parti di questa o di quello, comprendere o rigettare i personaggi. La Strout racconta, ma ci evita pareri personali, anche se a volte si rivolge direttamente al lettore. La sua opinione a volte credo di averla compresa, ma la critica è solo sussurrata, inespressa, come la rabbia di Tyler che, fino alla fine, è un personaggio che non vuole nuocere a nessuno, dispiacere a nessuno. Peccato che alla fine chi viene ferito e quasi distrutto siano lui e la figlia Katherine.
Riconosco che è un bel libro, ma le tante, troppe citazioni di salmi, e i tanti, troppi riferimenti a un accidenti di filosofo di cui non saprei scrivere il cognome nemmeno dopo dieci tentativi, me lo hanno reso indigesto. Classico caso di libro giusto, ma momento sbagliato.
Molte volte avrei voluto scuotere Tyler, dirgli di svegliarsi, che i suoi amati parrocchiani erano squali in attesa di sangue fresco, ma purtroppo la Strout così lo ha scritto.
Alla fine crescono lui e i parrocchiani: bene così.

STEFANIA ha dato al romanzo 4 stelle ma non ha inserito alcuna recensione

FRANCESCA (IO - 4 stelline)
Bella scoperta Elisabeth Strout. Mi piace il suo modo di scrivere e soprattutto la sua capacità di far crescere la storia anche attraverso piccoli gesti, particolari, sentimenti vaghi che poi diventano man mano concreti e tangibili. Nel romanzo non succede un gran che, dal punto di vista dell'azione, ma avviene una rivoluzione interiore nel protagonista, una presa di coscienza, una maturazione profonda. L'autrice poi descrive con abilità la bigotta e chiacchierono società americana che vive di pettegolezzi e congetture, di ipocrisia e stupidità, con quel leggero sadismo che fa godere delle disgrazie altrui.
Bello, mi è davvero piaciuto. Quattro stelline piene!!! 

Presenti alla serata: Cristina, Stefania, Marilaura, Maria, Daniela, Monica ed Io (Francesca).

E adesso il romanzo scelto per la prossima volta...
VENUTO AL MONDO di Margaret Mazzantini.


La persona che l'ha proposto è stata Stefania
Ci vediamo MARTEDI' 18 NOVEMBRE alle ore 19.30-19-45 alla Trattoria al Torre di Via Cividale a Udine.

Buone letture

Francesca

mercoledì 17 settembre 2014

Romanzo o Dossier?

Nella Depandance della casa di Daniela abbiamo trascorso una piacevolissima serata, intorno ad un tavolo apparecchiato, davanti ad una pizza fragrante e a bevande fresche e deliziose.
Presenti: Io (Francesca), Stefania, Cristina, Marilaura, Rita, Monica, naturalmente la padrona di casa Daniela e per la prima volta Maria.
Come al solito abbiamo parlato del più e del meno e abbiamo accolto nel gruppo Maria, una deliziosa signora non vedente che ci ha parlato dell'affascinante mondo degli audiolibri e della sua passione per la letteratura.
A circa metà cena abbiamo affrontato la discussione del libro del mese: LA STRADA CELESTE di Xinran.





Pur nell'assenza di qualsiasi entusiasmo, i giudizi sono stati discordanti.
Marilaura è stata sicuramente la più convinta nella difesa del libro, io e Cristina invece non l'abbiamo salvato, se non forse nell'originalità della storia.
Xinran non è una scrittrice, è una giornalista e questo si sente, e non poco, tra le pagine del suo libro. Un modo di raccontare freddo, da mera cronaca, senza coinvolgimento emotivo, senza pathos ma anche senza l'esattezza storica e cronologica che un dossier giornalistico dovrebbe avere.
Ne carne, ne pesce. Ne questo, ne quello!!!
Chi si aspetta un romanzo su una straordinaria storia d'amore,  su una donna che lascia la Cina per andare alla disperata ricerca del marito disperso nel Tibet, resterà deluso. Chi si aspetta di leggere un resoconto storico sull'invasione cinese del Tetto del Mondo, resterà ugualmente deluso

Resta comunque la bella storia di una donna straordinaria... anche se indubbiamente mal raccontata.
E adesso passiamo ai commenti dei partecipanti.

Cominciamo con quello di Cristina ***
Non so, non mi ha convinto.
L'ho letto volentieri, e pure in fretta, ma non mi sono mai immedesimata, non mi ha mai coinvolto. La storia scorre un poco sottotono nella grandiosità dei paesaggi e degli avvenimenti, ma la protagonista mi sembra un poco un pesce nell'acquario, si muove ma al rallentatore.
Spazi immensi e diversità culturale non possono non aver inciso, ma in alcune parti la cronologia del racconto mi ha lasciato molto perplessa: trenta anni per scoprire cosa è davvero successo al marito, e in pochi mesi ritrova l'amica rapita anni prima e lo spasimante di questa?
Gli scherzi del destino sono crudeli, ma la cosa mi è parsa forzata.
Altra parte che non mi ha convinto del tutto: vieni adottada da una famiglia nomade, e non fai uno sforzo per imparare immediatamente la lingua? Anzi ci metti secoli a imparare a esprimerti e sei persa quando ti rapiscono l'amica? Se davvero volevi trovare la verità su tuo marito forse ti dovevi impegnare un poco di più.
Tuttavia la parte relative agli anni passati coi nomadi, la loro cultura, la risoluzione del mistero sul marito, e infine la conclusione - sospesa - del racconto mi sono piaciute.
Peccato la mancanza di coinvolgimento della narratrice che snocciola fatti, ma non riesce a dare vita al racconto che rimane sempre a metà tra romanzo e racconto giornalistico, con risultati che secondo me sono scarsi in entrambi i casi. Non è abbastanza emotivo per un romanzo, non ha abbastanza informazioni per un articolo giornalistico.
Forse avrebbe aiutato, nella versione italiana, un'appendice che illustrasse i fatti storici e la cultura dell'epoca, a integrazione del racconto.

Adesso Stefania ***e mezzo
Molto interessante e scritto in modo scorrevole. Racconta la vita di una donna cinese che si reca in Tibet per ritrovare il marito soldato scomparso e vi rimane 30 anni. L'unica cosa che mi ha colpita negativamente nel libro è una sorta di distacco, apparente mancanza di empatia anche se l'autrice sostiene di essere stata molto presa dalla storia... sembrano figurine di carta che si muovono su uno schermo piatto... non soffri con la protagonista anche se le sue vicende sono terribili, guardi come dall'esterno. Forse il problema è mio ed è esclusivamente culturale.Tre stelle e mezzo.

Ecco il mio commento Francesca **e mezzo
La storia è interessante ma credo che l'autrice abbia perso una bella occasione. Avrebbe potuto scrivere un meraviglioso romanzo sul Tibet dei nomadi, sulla spiritualità buddhista, su un grande amore finito in modo eroico... invece quello che ho letto è una storiella, raccontata come una fredda cronaca, senza emozione, pathos o partecipazione.
Ci sono poi un paio di cose che non capisco: perchè la protagonista ci ha messo 30 anni per avere notizie del marito? Ci ha messo 20 anni per ambientarsi ed imparare la lingua? Non conosco il Tibet ma immagino che gli spostamenti siano difficili e la vita dura, ma francamente mi sembra ci sia stata, nella protagonista, una buona dose di inettitudine. La seconda cosa che non mi torna è questa: alla fine del libro l'autrice spiega che il romanzo è frutto di 10 anni di studi sul buddhismo tibetano, per cercare di capire la loro profonda spiritualità. Ok, brava. Tutto quello che sai tirare fuori è il Mantra <Om mani padme hum> e quattro notizie sulla loro dottrina? Forse in oriente hanno tempi lunghi rispetto ai nostri, ma anche in questo caso 10 anni mi sembrano una assoluta eternità!!!

Daniela ha dato al romanzo due stelline, non pervenuti i commenti di Marilaura, Rita e Monica.
Purtroppo, per problemi tecnici, non ci siamo collegati con la nostra "filiale berlinese" e quindi non ci sono pervenuti i commenti di Maria Grazia e Gonza, ma la prossima volta ritorneremo alla Trattoria e sicuramento riusciremo a collegarci per risentire nuovamente le voci delle nostre amiche "straniere"!
Approposito di "prossima volta": per festeggiare l'imgresso nel gruppo di Maria, abbiamo lasciato che proponesse lei il libro per il prossimo incontro... RESTA CON ME di Elisabeth Strout.





Il prossimo incontro sarà MARTEDI' 14 OTTOBRE, ore 19.45 circa presso la TRATTORIA AL TORRE di Via Cividale.
A presto e BUONE LETTURE

Francesca

sabato 16 agosto 2014

Creatura di sabbia, creatura di rabbia


Per ironia della sorte è in una serata umida e piovosa che ci incontriamo per parlare di Creatura di Sabbia di Tahar Ben Jelloun. 

 

Anche questa volta siamo ospiti di Daniela che non solo ci accoglie ma ci ha anche preparato una sostanziosa pasta fredda. Ognuna di noi ha portato qualcosa d’altro da mangiare e il risultato è stato un banchetto rustico ma sontuoso, le cui vestigia ci siamo anche potute portare a casa. Si può dire molto delle nostre riunioni, ma non che si svolgano di fronte a un desco sguarnito.
Assenti giustificate Rita e Francesca, per sopraggiunti impegni. Anche questa volta non è stato possibile collegarsi con Berlino e parlare con Maria Grazia che comunque il libro lo aveva già letto.
Presenti, quindi: Daniela, Stefania, Marilaura, Monica e la sottoscritta, Cristina.
Rispetto al mese scorso c’è stato un notevole miglioramento. Saranno state le poche pagine (sono circa 160), ma almeno il libro lo abbiamo letto. Peccato non sia piaciuto a nessuna. Nemmeno a Monica e Marilaura che lo avevano letto anni fa. Come Maria Grazia ne conservavano un bel ricordo: la rilettura è stata invece difficile e faticosa.
Onirico, verboso, prolisso, pesante, noioso, ecco i termini che ricorrevano ieri sera per descrivere il racconto della vita della protagonista di Creatura di Sabbia, nata femmina e cresciuta come maschio per volontà del padre che vuole così disperatamente un erede da cercare di forzare la natura. Il libro narra prima in forma fiabesca, poi deragliando completamente, la vita emarginata e sacrificata di Ahmed, dall’accettazione della volontà paterna, alla ribellione anche violenta a un destino che la forza in panni non suoi.
Se l’autore avesse mantenuto il rigore dei primi capitoli, pure se scritti con stile onirico e, sinceramente, pesantuccio, il libro sarebbe stato forse non un capolavoro ma comunque una piacevole lettura. Tahar Ben Jelloun invece a un certo punto piglia la tangente e il racconto diventa confuso, privo di logica, anche un filino allucinante e allucinato prima di risollevarsi leggermente nel finale.

Il risultato sono le seguenti recensioni sparpagliate qua e là tra Anobii e Goodreads:

Gonza **
Non so se forse l'estate non fosse il periodo adatto per leggere un libro così circonvoluto, dove la storia si confonde con i narratori che a loro volta cambiano la storia, ma non mi ha preso per niente, nonostante la trama fosse affascinante per quanto già vista, per esempio in chiave ebraica con Yentl.
Resta il rumore di alcune culture che coprono le donne di proibizioni assurde e dalle quali non ci siamo ancora liberati, noi per primi come popolo con veramente poco di mussulmano.

Stefania ***
Nel Marocco degli anni 40 del secolo scorso nasce una bimba dopo 7 sorelle. Il padre decide che deve essere per forza un maschio, perché altrimenti nessuno potrà ereditare i suoi beni, che andranno ai fratelli: la giovane moglie e le altre figlie moriranno nell'indigenza. Così la bimba viene educata come un maschio e l'imbroglio durerà per tutta la sua vita (o quasi). All'inizio il libro è un po' pesante, non troppo originale, poco credibile - la bimba va ai bagni pubblici prima con la madre poi col padre, viene perfino circoncisa, diventa grande e ha le mestruazioni e nessuno, neanche le sorelle, si accorge di nulla. Regna forse l'ipocrisia, l'incapacità di vedere quello che non deve essere visto... il re è nudo e nessuno sembra accorgersene. Poi muore il padre, lei si sposa una cugina e la finzione va avanti, ma con sempre maggiore fatica per la ragazza ad adattarsi al suo ruolo. Fin qui il tutto viene raccontato da un cantastorie che legge anche parti del diario della ragazza e di sue lettere. Da qui in poi la storia diventa sempre meno credibile, nebulosa, auto-contraddicente. Muore o sparisce il cantastorie e vari personaggi raccontano secondo loro come è finita la storia. I finali si contraddicono, contraddicono le premesse, non si capisce più nulla. Muore l'eroina, no non muore è una dei personaggi narranti, ma ì invece muore è una sorella che disperata per la figuraccia che hanno fatto quando si è scoperto che il suo cadavere era di una donna che porta il diario, va a lavorare in un circo, no in un circo non ci va, il cantastorie stesso che era morto torna a raccontare un pezzo, oppure un vecchio cieco che stava dall'altra parte del mondo a cui la protagonista ha raccontato un pezzo di storia però ha anche cercato di ammazzarlo... forse.... o non l'aveva violentata e ammazzata il proprietario del circo che aveva un complesso edipico per sua madre? Insomma un pastrocchio incredibile! Le ultime 12 pagine del libro (versione Einaudi) sono quelle scritte meglio, ma non le ha scritte Ben Jelloun, ma una serie di critici che si arrampicano su tutti gli specchi possibili per dimostrare che si tratta di un libro bellissimo... sarà!

Francesca **
Sarà un mio limite, lo ammetto, ma non riesco ad apprezzare questo genere di romanzo, mi affatica e non mi coinvolge. Quando non riesco a capire dove comincia la prosa e finisce la poesia, dove è sogno e dove è racconto, allora la lettura diventa tediosa. L'unico pregio di questo libro, che non mi ha insegnato ne lasciato niente, è che ha solo 160 pagine.

Cristina **
Ammetto senza problemi che mi mancano buona parte dei riferimenti culturali di cui dispone invece l'autore (intendendosi con cultura sia l'ambiente sociale in cui l'autore è cresciuto che i tanti, tantissimi rimandi a autori, libri, poesie di cui so poco se non nulla) e che quindi la mia lettura è - per forza di cose - sbilenca, guercia, miope, ma che palle!
I primi capitoli (che a mio parere rimandano direttamente a Le mille e una notte) sono belli. Onirici, certo, ma hanno una logica narrativa che affascina. La vita negata del/della protagonista, costruita su menzogne e inganni, ma che la natura vincola con le sue regole imprescindibili (le mestruazioni, il seno, i desideri e i sogni di Ahmed), mi interessavano. L'iniziale accettazione del destino imposto dal padre, e il seguente rabbioso rifiuto dei limiti, della castrazione che la condizione di maschio, apparentemente più fortunata e promettente, invece comporta era, a mio parere, ben costruita e raccontata.
Il percorso per ritornare femmina, invece, deraglia completamente in una serie di racconti senza capo ne coda, con continui cambi di punti di vista, l'alternarsi di narratori (alcuni inutilmente grevi e volgari, altri insopportabilmente poetici e colti) in cui di trama non c'è ombra nemmeno a cercarla con il lanternino. Si salvano gli ultimi capitoletti, nei quali si torna a a una narrazione lineare che richiama l'inizio del racconto.
La mia opinione è che l'autore non sapesse proprio cosa cavolo scrivere, e allora ci ha ficcato dentro di tutto, incluse le sue molte ossessioni sessuali (alcune fastidiose e inutili), e ha ricoperto il tutto con una prosa bella, onirica, potente, e mortalmente noiosa, che tuttavia non serve a salvare il racconto.
Sa scrivere? Certo. Sa cosa scrivere? Mah, forse. E che il libro sia una cosa spuria secondo me si capisce dalle tante, troppe appendici, inclusa quella del curatore che incensa la capacità di scrittura dell'autore, ma ammette anche se in maniera sottaciuta che del testo metà non lo capiva. Potrebbe essere anche un suo limite, però, visto che in un racconto che dovrebbe essere ambientato attorno al 1930, ma con digressioni nel passato ci caccia parole come foulard (e non ve n'era una italiana, che so, velo?) e peggio del peggio "stock di racconti". Ma stiamo scherzando?
Mi ricorda per alcuni aspetti un altro "Libro del mese" del Club di lettura Il naso nei libri, ovvero El especialista de Barcelona di Busi. Anche in quel caso una grande capacità di uso della parola o di scrivere a servizio della totale mancanza di una storia da raccontare, ma almeno Busi era simpatico.

 Maria Grazia **
Ci sono libri che andrebbero letti una sola volta, per conservare intatta la magia della scoperta di una narrazione diversa da quella normalmente sperimentata, perché la storia continui a scintillare intatta nella memoria, senza che la ripetizione di una narrazione conosciuta la faccia scivolare in secondo piano rispetto al modo in cui è narrata.
Questo è quanto mi è successo rileggendo a moltissimi anni di distanza Creatura di sabbia.
L'eccesso di parole si è mangiato la storia, che pure trovavo e trovo ancora bellissima e originale, l'ha messa sullo sfondo, e ha dato spazio alla noia.

Daniela gli da ** e sintetizza: Lirico, fiabesco, noioso, ma perché lo hanno decantato così tanto?
Eh, già. Perché?
Nell’impossibilità di effettuare una vera e propria estrazione, a maggioranza abbiamo deciso di scegliere per il prossimo mese il libro di Rita che previdentemente aveva già indicato a Daniela titolo e autore. 


Ecco che il 9 settembre parleremo di La strada celeste di Xinran. Sede da definire.

Cristina

P.S. Grazie Cristina per questa puntuale ed esaustiva recensione dell'incontro. La torta che avevo preparato per la serata me la sono mangiata io insieme a marito e figli ma avrei volentieri assaggiato la pasta fredda di Daniela e le altre leccornie e goduto della vostra compagnia. 
Per la prossima volta direi che possiamo ritornare alla "nostra" trattoria, continuando però a cercare un altro posto più silenzioso e tranquillo. 
Ci aggiorniamo su Anobii. A presto.

Francesca 

sabato 19 luglio 2014

Qualcuno l'ha letto???

E' la prima volta che ci incontriamo per discutere di un romanzo che nessuno ha letto.
Nemmeno Busi ci aveva messo così tanto alla prova!
Mi dispiace caro Gibson, ma il tuo Guerreros ha indotto tutti, o quasi, a interrompere la lettura o a non cominciarla neppure. Solo Gonza e Maria Grazia da Berlino lo hanno letto, la prima ha tutta la mia ammirazione, la seconda... Grrrrr... lei lo ha proposto (e se non sbaglio su Anobii ha dato a questo romanzo solo 3 stelline!).
Credo che William Gibson non farà mai parte della lista degli autori che voglio scoprire!!!


Appena la troverò, inserirò la recensione di Gonza, giusto per non lasciare questo post senza scopo...
Ma allora, che cosa abbiamo fatto e di cosa abbiamo parlato martedì sera quando ci siamo incontrati??? Abbiamo parlato di libri, naturalmente, ma di altri, e poi di gatti e gattofili, di cani, di treni e di zanzare... Davanti ad un succulento e piccantissimo piatto di galletto allo spiedo con patatine, birra fresca, Coca Cola e Fanta (cito delle marche... come Gibson!!!) abbiamo trascorso comunque una piacevolissima serata! Grazie ancora a Daniela per averci aperto le porte della sua meravigliosa casa.
Presenti alla serata Daniela (la padrona di casa), Cristina, Stefania, Marilaura, Monica ed io (Francesca).
Un post atipico... una recensione che non è una recensione. Sul libro posso solo dire che non è piaciuto praticamente a nessuno dei presenti, almeno di quelli che l'avevano cominciato.
Io personalmente l'ho abbandonato a pag. 32. La vita è troppo breve per perdere tempo con brutti romanzi. Ci sono talmente tanti libri stupendi  da leggere e autori più interessanti...
Cristina dichiara di averne letto circa il 25% e poi ha mollato. Di tutte  noi è stata la più tenace.

2 agosto: aggiungo le recensioni delle due berlinesi, Maria Grazia e Gonza. Loro il romanzo l'hanno terminato ma i commenti non sono esaltanti. Confermo quindi l'impressione di non essermi persa un gran che.

 Maria Grazia gli da 3 stelline
Classico esempio di libro ben scritto ma scarsino dal punto di vista ispirazione. Una storia del dopobomba, e per dopobomba qui si intende il post 11 settembre, com personaggi sopra le righe e Guerreros, vale a dire gli Orixà Cubani.
La trama è debole e i colpi di scena non sono altro che espedienti narrativi per tenere in piadi la storia.
Gibson ci ha abituato meglio.

Gonza 2 stelline
Il primo libro di questa serie mi era piaciuto molto molto di piú, sia per come era scritto, sia per i personaggi che mi erano sembrati decisamente molto piú affascinanti di questa accozzaglia di persone, le cui storie restano parzialmente slegate quasi fino alla fine e che tutto sommato non erano nemmeno particolarmente interessanti.

Ma passiamo ad altro.
Abbiamo terminato il giro di estrazioni. Monica è stata l'ultima. Il libro che propone per il prossimo incontro è CREATURA DI SABBIA di Tahar Ben Jelloun.


Al prossimo incontro ricominceremo le estrazioni dall'inizio.
Ci incontreremo ancora da Daniela (con settembre ritorneremo nella "nostra" osteria!) MARTEDI' 12 AGOSTO alle ore 19.45 circa!!!
A presto e BUONE LETTURE

Francesca