Chiedo venia per il ritardo con cui pubblico questo post, ma quella appena trascorsa è stata una settimana faticosa e impegnativa e non sono riuscita prima di adesso ad avere il tempo e la concentrazione necessarie per scrivere questo articolo.
Oltretutto, visto che a casa mia la connessione a Internet avviene attraverso la chiavetta, me la devo contendere con mia figlia e mio figlio, entrambi adolescenti e quindi vi lascio immaginare la fatica che faccio per conquistarla per poche ore!!!
Comunque, tralasciando le mie vicissitudini da povera navigatrice del web, passiamo al resoconto della serata del 4 febbraio.
Mi sono ricordata di portare le casse del computer, quindi l'audio del collegamento con Berlino era abbastanza buono. L'unico inconveniente è stato il segnale, che andava e veniva.
Sentire la voce di Maria Grazia è stato strano. Sarà che non sono abituata a Skype ma ho trovato la cosa abbastanza surreale e certo non agevole.
Se si potesse trovare un posto più silenzioso... Non rinuncio all'idea di trovare un locale con connessione internet che abbia una saletta appartata solo per noi.
Presenti alla serata: Cristina, Daniela, Stefania, Marilaura, Rita, Francesca e collegata via Skype Maria Grazia.
Al gruppo si sono unite altre due persone, Chiara e Cristina, lettrici onnivore semprer da Berlino, ma non abbiamo avuto il piacere di sentire le loro voci perchè quella sera avevano altri impegni. Speriamo per laprossima volta.
Ma passiamo al libro: La casa dei quattro venti di Elif Shafak.
Intanto qualche notizia biografica sull'autrice.
Elif Shafak nasce a Strasburgo nel 1971 e vive la sua gioventù in Spagna
prima di far rientro presso la famiglia natale in Turchia, dove diventa
un’apprezzata accademica e una brillante scrittrice. Appassionata,
sensibile, anticonformista, è sposata con un impegnato giornalista
turco, dal quale è spesso costretta a vivere lontana, insegnando storia
mediorientale all'Università di Tucson, in Arizona, mentre il marito
lavora a Istanbul come caporedattore del quotidiano economico Referens.
Elif è una donna coraggiosa e ottimista, che ha dovuto affrontare un
duro processo con la richiesta di una condanna a tre anni di prigione
per aver "offeso il buon nome della Turchia", accusa giudiziaria che ha
accomunato decine di intellettuali, a cominciare dal premio Nobel Orhan
Pamuk, tutti minacciati di morte dagli estremisti nazionalisti.
L’oltraggio di Elif è quello di aver scritto un romanzo, La bastarda
di Istanbul, che narra la storia struggente di due famiglie
parallele: da una parte i nipoti di sopravvissuti al genocidio degli
armeni, perpetrato dai nazionalisti turchi negli anni della Prima Guerra
Mondiale; dall'altra il tentativo di cancellare, anche fra le mura
domestiche, qualsiasi traccia di quel massacro, persino del suo semplice
dubbio. Nell'inarrestabile infarto emotivo, si fa strada il desiderio
di conoscere la verità, qualunque essa sia.
Amica di Pamuk e dello scrittore turco-armeno Hrant Dink, assassinato a
Istanbul nel gennaio 2007, Elif rimane in prima fila nel chiedere
l'abolizione del famigerato art. 301 del codice penale turco, che
impedisce la libertà di espressione in Turchia. In compenso il suo
romanzo, elogiato dalla stampa e dagli altri mass media del Paese, ha
venduto in pochi mesi cinquantamila copie.
Il romanzo che abbiamo letto insieme tutto sommato è piaciuto.
Lo stile asciutto, scorrevole, semplice rende il testo assai piacevole da leggere e la storia narrata è indubbiamente interessante anche se presenta alcune ingenuità, alcuni personaggi che sono stereotipi, alcune circostanze che ne fanno quasi una storia fiabesca.
Honour è il titolo originale del romanzo e infatti la parola Onore ricorre in continuazione. Ma quale Onore? Quello imposto da una tradizione maschilista e distorta o quello dettato dai sentimenti, dal nostro dovere di essere felici? La risposta è ovvia!
Ma vi riporto i commenti che abbiamo scritto su Anobii, sicuramente più eloquenti di quello che posso scrivere io sola su questo romanzo che, tutto sommato, non mi ha lasciato niente se non un'immensa tristezza.
Commento di Maria Grazia
Passo da anni molto del mio tempo a chiedermi perché per la maggior
parte degli uomini, intere culture e molti che di quelle culture non
fanno parte, la capacità di camminare a testa alta non risieda in se
stessi ma nel vessare le proprie donne imponendo loro codici di
comportamento degradanti. Come se, data per assodata la propria
inferiorità spirituale, potessero sopravvivere solo imponendo alle donne
una ancora maggiore inferiorità, spirituale e fisica.
D'altra
parte gli uomini sono figli delle donne, che quindi non sono esenti da
colpe, soprattutto quando invece di sollevarsi a vicenda diventano
complici della perversione maschile e privano altre donne della loro
crescita spirituale, della felicità, e in fin dei conti della vita.
Questo scontro tra sessi, più che tra culture, è a parer mio la linea
conduttrice di questo libro, che per altri versi contiene un certo
numero di stereotipi (le gemelle, il carcerato maestro di vita, la
ballerina russa, e via steretipando).
Commento di Stefania
mi e' piaciuto... abbastanza. Direi tre stelle e mezzo. Segue la moda
degli ultimi romanzi: scrivo un pezzo dal punto di vista di un
personaggio, ti mollo sul più bello, passo a un altro personaggio, anche
li' ti mollo, passo a un altro ancora... non so: iniziano a sembrarmi
fatti tutti con lo stampino! A tratti e bello, a tratti e' un po'
scontato. Abbastanza improbabile il pezzo in cui la gemella "a rovescio"
viene in visita in Inghilterra giusto in tempo per farsi ammazzare dal
nipote... che la ammazza proprio perché essendo a rovescio ha il cuore
dalla parte sbagliata. Bella e poetica la storia dell'ultimo figlio
innamorato dei punk. Si intravede il problema del gap generazionale dei
figli degli immigrati, ma sarebbe interessante svilupparlo di piu'
soprattutto con la figura della figlia.
Commento di Cristina
La
versione inglese si intitola Honour (o Iskender, l'ho trovato anche
così). Mi chiedo che cosa nel titolo originale andasse storto ai fini
pensatori della casa editrice, forse che colpiva un pochino troppo
vicino a casa?
E per finire il mio commento
Nella scelta delle stelline sono rimasta a lungo indecisa se darne tre o
quattro. Un bel romanzo è un'altra cosa, ma non è nemmeno "così così"!
Alla fine ho optato per quattro, ma con riserva.
Il romanzo è scorrevole e ben scritto ma la storia non mi ha sorpreso. A metà libro avevo già intuito quasi tutto.
E' un romanzo triste, dove mai o quasi mai vengono citate le parole
felicità, amore e realizzazione, ma sempre la parola "onore".
Parliamo ancora di donne, donne che non possono nemmeno sognare perchè
anche i sogni sono peccaminosi. Gli uomini fanno invece quello che
vogliono, per loro l'onore non conta? Possono abbandonare la famiglia
per una ballerina bulgara che si fa passare per russa, possono mettere
incinta una ragazzina di 16 anni e gironzolare per la città con una gang
di adolescenti, anche da bambini possono frequentare chi gli pare e
come gli pare. Per loro la parola onore ha un altro significato.
E'
la storia del desiderio di integrarsi che si scontra con la propria
cultura e le donne, che avrebbero maggiore tolleranza e maggiore
pazienza per poterlo fare e insegnarlo ai loro figli, sono costrette ad
una vita a metà, spesso non imparano nemmeno la lingua del paese che le
accoglie. Vivono una vita ai margini, non sono ne' di qua e ne' di la!
Romanzo triste ma che si apre ad una speranza, ad un riscatto anche se poco convincente.
Al termine della discussione abbiamo estratto il libro per la prossima volta.
Avevo da pochissime ore inserito nella borsettina i titoli scelti dalle nuove amiche del gruppo, Chiara e Cristina, ed ecco che proprio un romanzo proposto da una di loro, Chiara, viene estratto.
LA SOCIETA' LETTERARIA DI GUERNSEY di Mary Ann Shaffer.
Il prossimo incontro è fissato per MARTEDI' 11 MARZO, alle ore 20.00, sempre presso la Trattoria al Torre di Via Cividale.
A presto e buona lettura a tutti
Francesca
domenica 9 febbraio 2014
giovedì 16 gennaio 2014
Troppo nero, troppo bianco
L'altalenarsi climatico di questo inizio 2014 comincia a mietere vittime, così alla
prima riunione di questo 2014 Francesca non è potuta venire.
Ecco quindi che il primo resoconto dell'anno arriva dritto dritto dalla tastiera di
Cristina.
Spero di cavarmela con l'onore delle armi, anche se ammetto che questo tipo di
interventi non il mio forte.
Cosa volete, per deformazione professionale mi viene da iniziare così:
alla riunione di martedì 14 gennaio 2014, ore 20.00, erano presenti i sigg.ri
Stefania (SteGent), Cristina, Marilaura, Rita, Daniela (emilia), Dino (Khatun) e il
giovanissimo Matteo, figlio di Dino. Assente giustificata: Francesca (Cicabuma).
Presente via skype Maria Grazia (Ombraluce), da Berlino.
La riunione è stata indetta per discutere del libro del mese: CATE, IO di tal Matteo
Cellini. Dell'autore si sa solo che è nato nel 1978 e che il libro è la sua opera
prima. A nessuno di noi è venuto in mente di cercare ulteriori informazioni
sull'autore, e se tanto mi da tanto mi sa che questo è un indizio piuttosto
importante di quello che è stato il nostro giudizio complessivo del libro.
prima riunione di questo 2014 Francesca non è potuta venire.
Ecco quindi che il primo resoconto dell'anno arriva dritto dritto dalla tastiera di
Cristina.
Spero di cavarmela con l'onore delle armi, anche se ammetto che questo tipo di
interventi non il mio forte.
Cosa volete, per deformazione professionale mi viene da iniziare così:
alla riunione di martedì 14 gennaio 2014, ore 20.00, erano presenti i sigg.ri
Stefania (SteGent), Cristina, Marilaura, Rita, Daniela (emilia), Dino (Khatun) e il
giovanissimo Matteo, figlio di Dino. Assente giustificata: Francesca (Cicabuma).
Presente via skype Maria Grazia (Ombraluce), da Berlino.
La riunione è stata indetta per discutere del libro del mese: CATE, IO di tal Matteo
Cellini. Dell'autore si sa solo che è nato nel 1978 e che il libro è la sua opera
prima. A nessuno di noi è venuto in mente di cercare ulteriori informazioni
sull'autore, e se tanto mi da tanto mi sa che questo è un indizio piuttosto
importante di quello che è stato il nostro giudizio complessivo del libro.
Il libro, narrato in prima persona, è il racconto di un breve ma significativo
periodo della vita di Caterina, una diciasettenne obesa e complessata.
Cate è nata in una famiglia di obesi: lo sono il padre, la madre ed entrambi i fratelli. Tutti
tranne la nonna.
Pur avendo una famiglia affettuosa e unita Cate soffre moltissimo della sua
condizione che la porta a considerarsi una non-persona, quindi inferiore rispetto
a tutti gli altri, che invece sono persone a pieno titolo. Per sopravvivere si
ammanta di una corazza che la isola dal mondo, ma che non la protegge affatto.
Unico vero rapporto di Cate quello con la sua insegnante, ma il tradimento di
questa porta Cate a compiere un gesto estremo, che le cambia la vita.
Il giudizio sul libro è stato più o meno unanime, con solo un paio di eccezioni per
quanto riguarda lo stile dell'autore, che a me è piaciuto mentre non è piaciuto
per nulla a Marilaura e Daniela (e nemmeno a Francesca, vedasi la sua
recensione). A fare una media dei giudizi espressi il libro si aggiudica 3, massimo
3 stelline e mezza, il che lo porta ad essere abbastanza carino ma certo non
memorabile. La critica principale (a parte lo stile di cui sopra) è stata rivolta alla
divisione manichea tra il prima e il dopo il gesto di Cate: tanto il racconto è
negativo prima, tanto è positivo dopo, con una virata buonista che non è
credibile in quanto non basata su una crescita del personaggio. Realisticamente
un cambiamento come quello di Cate richiede anni di analisi e il supporto di un
aiuto professionale che lavori su di lei e sulla famiglia nel complesso, ma è una
storia, non vita vera, e un lieto fine non si dovrebbe negare mai a nessuno.
Ecco di seguito le recensioni di Cristina, Stefania, Francesca e Mariagrazia:
Stefania - SteGent (4 stelline)
Il libro è una specie di diario di una adolescente obesa. Raccontato in prima
persona, ci parla della vita quotidiana di Caterina. Caterina intelligentissima,
bravissima a scuola, sensibile ma complessatissima per la sua obesità. Vive tutto in
funzione di questo, sentendosi perennemente presa in giro e rifiutata dagli altri.
Qualsiasi segno di amicizia viene ignorato o attribuito alla pietà, qualsiasi risata
sussurro viene considerato una presa in giro e quindi un attacco alla sua persona.
L'unica amica che ha, che lei soprannomina "Anna l'annoievole" viene
perennemente bistrattata da Caterina, che la disprezza. Caterina sta bene solo a
casa, in cui tutti - tranne la nonna - sono obesi, e quindi accettati e considerati
vittime. Il mondo di Caterina inizia a scricchiolare quando scopre che suo fratello
non accetta affatto il ruolo da vittima ma ha una vita normale.
Cristina (4 stelline):
Le quattro stelline (non piene, sarebbe più da 3 e 1/2) sono dovute alla scrittura
che ho trovato piacevolmente scorrevole, non priva di ironia e di ritmo.
Ma la storia raccontata mi è sembrata sempre leggermente fuori asse: troppo
negativa prima, troppo buonista dopo.
E il personaggio di Caterina, detto da una che è cicciona pure lei, e che da cicciona
ci ha superato l'adolescenza, è davvero troppo egocentrico e chiuso in se stesso e
negativo, tanto da essere sgradevole.
Ok, idioti che ti prenderanno in giro ce ne saranno sempre, ma lo fanno anche se sei
magro, intelligente, tonto, ecc. ecc.. Gli imbecilli un motivo per prendere in giro gli
altri lo trovano sempre, e non è tutto il mondo così.
Meno di tutto ho capito la costante critica di Cate verso i genitori che pure si
amano e la amano, e la negatività che vorrebbe gettare sul fratellino in modo che
pure lui si corazzi contro il mondo. Solo che la corazza di Cate non la protegge
davvero (e quante pippe mentali che si fa sta ragazza) e le fa perdere tutte le cose
belle che invece potrebbe avere. Fortuna che tutti dicono quanto sia intelligente!
Francesca - Cicabuma (tre stelline)
Sono stata tentata più di una volta di chiudere il libro e metterci una pietra sopra.
L'autocommiserazione della protagonista mi irritava, così come la sua cecità.
Intelligente, studiosa, obesa ma bella ugualmente, con tanti amici sinceri e una
famiglia che la circonda di affetto... ma lei è talmente concentrata sulla sua
eccezionale fisicità da non rendersi conto di tutto questo.
L'autore poi ha uno stile che non mi prende: certe frasi ricercate, certi passaggi
ridondanti alla lunga stancano.
Sul finale recupera ma resta comunque un romanzo piuttosto deludente. Tre stelle
sono troppe, due troppo poche.
MariaGrazia - Ombraluce (3 stelline)
Sarebbero 3 stelline e mezzo, ma siccome anobii non ama le mezze misure, e 4
sarebbe eccessivo...
Dunque, la storia è carina e commovente, Cate è una ragazza obesa che fa parte di
una famiglia di obesi, e che si è costruita una corazza per proteggersi dal mondo,
una corazza così stretta, con un paraocchi talmente chiuso, da non vedere proprio
nulla se non se stessa.
Tutto giusto tutto vero, noi ragazze sovrappeso abbiamo conosciuto molto dei
tormenti di Cate, se non che il libro è in bianco e nero.
Troppo nero prima, troppo bianco dopo, e questo genera, in noi ragazze
sovrappeso che nel frattempo siamo diventate donne in sovrappeso (e che
benediciamo la nostra ciccetta che ci protegge dai segni del tempo) un senso di
irrealtà.
Abbiamo poi parlato rapidamente dei libri che ci siamo scambiati prima di
Natale, che sono stati letti e apprezzati, e della possibilità di trovare una nuova
sede più tranquilla o comunque con una saletta più isolata. Ciò faciliterebbe
anche i contatti con Maria Grazia (che ha peraltro annunciato di aver conosciuto
altre due lettrici onnivore a Berlino e che la prossima volta a connettersi con noi
saranno probabilmente in tre e non una sola). Che dire, abbiamo una succursale
all'estero! Ora la Germania, domani il mondo!
Il libro del prossimo mese è LA CASA DEI QUATTRO VENTI di Alif Shafak, proposto da
Daniela (emilia).
Ci incontriamo martedì 4 febbraio alle ore 20,00, sempre presso la Trattoria al
Torre di Via Cividale.
A presto e buone letture a tutti.
mercoledì 4 dicembre 2013
L'India non è un paese per donne
All'incontro del 3 dicembre si sono unite al gruppo due nuove amiche: Rita e Marilaura.
BENVENUTE, BENVENUTE.
Peccato che, causa riunione non prevista, la nostra solita saletta un po' appartata è stata occupata da altre persone e noi siamo stati relegati nel bar, dove la confusione si sprecava! A parte questo, bella compagnia, discussione accesa e anche risate.
Abbiamo discusso il libro della scrittrice indiana Anita Nair, CUCCETTE PER SIGNORE.
BENVENUTE, BENVENUTE.
Peccato che, causa riunione non prevista, la nostra solita saletta un po' appartata è stata occupata da altre persone e noi siamo stati relegati nel bar, dove la confusione si sprecava! A parte questo, bella compagnia, discussione accesa e anche risate.
Abbiamo discusso il libro della scrittrice indiana Anita Nair, CUCCETTE PER SIGNORE.
I commenti non sono stati entusistici ma nemmeno troppo severi. Tutto sommato un romanzo che per noi donne occidentali è difficile da comprendere, abituate ormai ad una relativa parità tra i sessi.
Un'altro libro tutto al femminile che avevamo letto insieme era stato "L'albergo delle donne tristi" e da subito i due romanzi sono stati messi a confronto ma mentre le protagoniste della Serrano ne escono assolutamente massacrate, le sei donne della Nair sono assolte e giustificate.
Come dice bene Cristina nel suo commento che più sotto riporto, L'India non è un paese per donne.
Una cosa che ha colpito in negativo è stata la fine: l'emancipazione di Akhila passa attraverso il sesso occasionale con uno sconosciuto. Piuttosto sconvolgente e anche inverosimile per una donna che fino a 45 anni ha vissuto all'ombra della sua famiglia, timorosa e timorata del giudizio altrui e schiacciata da mille sensi di colpa!
Al termine della serata ci siamo scambiati i libri ed è stata una piccola festa!
Presenti alla serata: Cristina, Francesca (io), Stefania, Daniela, Maria Grazia, Francesco e per la prima volta Rita e Marilaura.
Ed ecco il commento di Cristina.
Mi arrendo. Non ho i riferimenti culturali per valutarlo questo libro. Se lo faccio filtro il racconto attraverso la mia esperienza di zitella occidentale 45enne, impiegata. E c'è un abisso tra me e Akhila, anche se pure la mia di famiglia e la società in cui vivo mi ha caricato di sensi di colpa abominevoli. O, più correttamente, anche io ho permesso alla mia famiglia e alla società in cui vivo di caricarmi di infiniti e inutili sensi di colpa.
Se devo valuare le storie le trovo una più triste dell'altra, non solo per le crudeltà e le cattiverie che queste sei donne sono state obbligate a subire dal destino, ma soprattutto per le crudeltà e le cattiverie che la loro condizione di vittime sacrificali le obbliga a compiere. Cattiverie e crudeltà che sono sempre subdole, mai dirette, sono colpi alla schiena della vita. Fossero crudeltà oneste sarebbero comprensibili: così non c'è speranza per niente e per nessuno.
Tutte si adattano, si piegano, si curvano alla vita che le schiaccia, e nel curvarsi spargono veleno. E' così che vivono le donne in India, nel mondo? E' a questa miseria che sono condannate, che siamo condannate?
La nostra vita è diversa, ma è sempre più un abdicare al nostro ruolo di creazione, di nutrizione, di centro (e non parlo di figli e famiglia, ma proprio di vita), ruolo che alle protagonsite del libro viene imposto con estrema violenza. Apparentemente alle donne occidentali non lo è, ma quali altri ruoli, quali altri compiti ci vengono martellati in testa? Quali altre parti dobbiamo recitare?
Dato che razionalmente non ne esco, recensisco di pancia? E allora devo dire che Akhila è una Cenerentola al cubo sfruttata dalla famiglia di cui si deve assumere la responsabilità, che butta alle ortiche l'unica possibilità di essere felice perchè ha paura del giudizio degli altri (e la capisco, sinceramente) e che alla fine, banalissimamente, come simbolo della ribellione contro la famiglia e il destino crudele si porta a letto un 25enne. Si può essere più banali di così, Anita Nair?
Che le donne raccontate nel libro sono una più infida dell'altra? Quella che si attacca al marito perchè non ha altro, l'altra che lo ingrassa come un maiale per controllarlo (invece di avvelenarlo come meriterebbe), la più terribile di tutte che dice che abbandonare il figlio in una fabbrica (con tutte le conseguenze del caso) per ricavarne i soldi per pagarsi una operazione era "destino"? Non era destino, era scelta. E tutti dobbiamo portare il peso delle nostre scelte. Tutti.
No, proprio non ho la preparazione culturale per capirlo questo libro, e probabilmente il mio giudizio è ingiusto e sbagliato, ma per me non va oltre le due stelline. Velate di ignoranza, annebbiate dall'incomprensione, ma sempre due sono.
Una cosa però l'ho capita: l'India non è un posto per donne.
Riporto qui anche il mio commento scritto su Anobii.
Più che bello, questo romanzo è carino. Nulla di più!!!
Sei donne, molto diverse tra loro, con delle storie alle spalle di autocastrazione e silenzi. Uno spaccato della società indiana, con le sue tradizioni e i suoi costumi, con i suoi orrori e le sue grazie, i colori dei sari, gli odori e le fragranze delle sue pietanze (alla fine del romanzo ci sono anche parecchie ricette della tradizione!!!!) e la sua persistente barbarie.
Se le mogli non si immolano più sulla pira del marito defunto, però continuano a immolarsi o autoimmolarsi in mille altre maniere e se non sei moglie, ma semplicemente donna, devi comunque vivere all'ombra di un padre, un fratello o un parente.
Questa è la storia di una emancipazione, forse tardiva, ma certamente benedetta!
E adesso parliamo del prossimo appuntamento.
Purtroppo Maria Grazia ci lascia. Va a vivere in Germania e quindi non sarà più dei nostri... almeno in carne ed ossa! Cercheremo di collegarci ugualmente con lei attraverso Skype in modo da essere sempre insieme anche se distanti. Il prossimo appuntamento sarà quindi un po' High Tech!
Il libro, scelto dalla nuova arrivata Marilaura è:
CATE, IO di Matteo Cellini
Un'altro libro tutto al femminile che avevamo letto insieme era stato "L'albergo delle donne tristi" e da subito i due romanzi sono stati messi a confronto ma mentre le protagoniste della Serrano ne escono assolutamente massacrate, le sei donne della Nair sono assolte e giustificate.
Come dice bene Cristina nel suo commento che più sotto riporto, L'India non è un paese per donne.
Una cosa che ha colpito in negativo è stata la fine: l'emancipazione di Akhila passa attraverso il sesso occasionale con uno sconosciuto. Piuttosto sconvolgente e anche inverosimile per una donna che fino a 45 anni ha vissuto all'ombra della sua famiglia, timorosa e timorata del giudizio altrui e schiacciata da mille sensi di colpa!
Al termine della serata ci siamo scambiati i libri ed è stata una piccola festa!
Presenti alla serata: Cristina, Francesca (io), Stefania, Daniela, Maria Grazia, Francesco e per la prima volta Rita e Marilaura.
Ed ecco il commento di Cristina.
Mi arrendo. Non ho i riferimenti culturali per valutarlo questo libro. Se lo faccio filtro il racconto attraverso la mia esperienza di zitella occidentale 45enne, impiegata. E c'è un abisso tra me e Akhila, anche se pure la mia di famiglia e la società in cui vivo mi ha caricato di sensi di colpa abominevoli. O, più correttamente, anche io ho permesso alla mia famiglia e alla società in cui vivo di caricarmi di infiniti e inutili sensi di colpa.
Se devo valuare le storie le trovo una più triste dell'altra, non solo per le crudeltà e le cattiverie che queste sei donne sono state obbligate a subire dal destino, ma soprattutto per le crudeltà e le cattiverie che la loro condizione di vittime sacrificali le obbliga a compiere. Cattiverie e crudeltà che sono sempre subdole, mai dirette, sono colpi alla schiena della vita. Fossero crudeltà oneste sarebbero comprensibili: così non c'è speranza per niente e per nessuno.
Tutte si adattano, si piegano, si curvano alla vita che le schiaccia, e nel curvarsi spargono veleno. E' così che vivono le donne in India, nel mondo? E' a questa miseria che sono condannate, che siamo condannate?
La nostra vita è diversa, ma è sempre più un abdicare al nostro ruolo di creazione, di nutrizione, di centro (e non parlo di figli e famiglia, ma proprio di vita), ruolo che alle protagonsite del libro viene imposto con estrema violenza. Apparentemente alle donne occidentali non lo è, ma quali altri ruoli, quali altri compiti ci vengono martellati in testa? Quali altre parti dobbiamo recitare?
Dato che razionalmente non ne esco, recensisco di pancia? E allora devo dire che Akhila è una Cenerentola al cubo sfruttata dalla famiglia di cui si deve assumere la responsabilità, che butta alle ortiche l'unica possibilità di essere felice perchè ha paura del giudizio degli altri (e la capisco, sinceramente) e che alla fine, banalissimamente, come simbolo della ribellione contro la famiglia e il destino crudele si porta a letto un 25enne. Si può essere più banali di così, Anita Nair?
Che le donne raccontate nel libro sono una più infida dell'altra? Quella che si attacca al marito perchè non ha altro, l'altra che lo ingrassa come un maiale per controllarlo (invece di avvelenarlo come meriterebbe), la più terribile di tutte che dice che abbandonare il figlio in una fabbrica (con tutte le conseguenze del caso) per ricavarne i soldi per pagarsi una operazione era "destino"? Non era destino, era scelta. E tutti dobbiamo portare il peso delle nostre scelte. Tutti.
No, proprio non ho la preparazione culturale per capirlo questo libro, e probabilmente il mio giudizio è ingiusto e sbagliato, ma per me non va oltre le due stelline. Velate di ignoranza, annebbiate dall'incomprensione, ma sempre due sono.
Una cosa però l'ho capita: l'India non è un posto per donne.
Riporto qui anche il mio commento scritto su Anobii.
Più che bello, questo romanzo è carino. Nulla di più!!!
Sei donne, molto diverse tra loro, con delle storie alle spalle di autocastrazione e silenzi. Uno spaccato della società indiana, con le sue tradizioni e i suoi costumi, con i suoi orrori e le sue grazie, i colori dei sari, gli odori e le fragranze delle sue pietanze (alla fine del romanzo ci sono anche parecchie ricette della tradizione!!!!) e la sua persistente barbarie.
Se le mogli non si immolano più sulla pira del marito defunto, però continuano a immolarsi o autoimmolarsi in mille altre maniere e se non sei moglie, ma semplicemente donna, devi comunque vivere all'ombra di un padre, un fratello o un parente.
Questa è la storia di una emancipazione, forse tardiva, ma certamente benedetta!
E adesso parliamo del prossimo appuntamento.
Purtroppo Maria Grazia ci lascia. Va a vivere in Germania e quindi non sarà più dei nostri... almeno in carne ed ossa! Cercheremo di collegarci ugualmente con lei attraverso Skype in modo da essere sempre insieme anche se distanti. Il prossimo appuntamento sarà quindi un po' High Tech!
Il libro, scelto dalla nuova arrivata Marilaura è:
CATE, IO di Matteo Cellini
Ci vediamo MARTEDI' 14 GENNAIO alle ore 20,00, sempre presso la Trattoria al Torre di Via Cividale.
Nel frattempo vi auguro BUON NATALE E BUON ANNO!!!
A presto
Francesca
giovedì 14 novembre 2013
Allegria!!!!
Parlare di suicidio non è facile, ma Arto Paasilinna lo ha fatto con ironia e leggerezza.
Il romanzo è piaciuto quasi a tutti. Unica voce fuori dal coro quella di Cristina (più sotto trovate la sua recensione).
Presenti alla serata di martedì 12 novembre: Daniela, Maria Grazia, Cristina, Stefania, Francesca (io) e Francesco.
Abbiamo come al solito parlato di libri e letture e mangiato affettati e patatine fritte in allegria, prima di affrontare il tema della serata, ossia il romanzo PICCOLI SUICIDI TRA AMICI di Arto Paasilinna.
Per quanto mi riguarda posso dire che ho riso tanto e sorriso ancor di più.
Nessun personaggio però mi è rimasto attaccato; non ricordo il nome di alcun protagonista ma ricordo, e molto bene, la bella atmosfera che caratterizzava il gruppo dei "suicidandi anonimi", i morituri, che allegramente attraversano l'Europa nella vana ricerca di un posto suggestivo e romantico dove porre fine alle loro esistenze con un bel suicidio di massa. La ricerca è vana perchè, in fondo in fondo, nessuno ha realmente intenzione di uccidersi. Quello di cui hanno bisogno è stare in compagnia, parlare dei loro problemi, condividere con altri i dolori della vita perchè il vecchio detto, mal comune mezzo gaudio, è assolutamente vero!
Il romanzo è ambientato in Finlandia, paese votato al suicidio. Su una popolazione di 5 milioni di abitanti circa, ogni anno 1500 persone si tolgono la vita e chissà quante ci hanno almeno provato. Parliamo di veri esperti, sapete!!!
Tirando le somme: romanzo godibile, divertente che però non mi ha lasciato quasi nulla, se non la eco di una risata che si perde in una valle svizzera o su un promontorio del Portogallo!
Ed ecco a voi la recensione di Cristina:
Il romanzo è piaciuto quasi a tutti. Unica voce fuori dal coro quella di Cristina (più sotto trovate la sua recensione).
Presenti alla serata di martedì 12 novembre: Daniela, Maria Grazia, Cristina, Stefania, Francesca (io) e Francesco.
Abbiamo come al solito parlato di libri e letture e mangiato affettati e patatine fritte in allegria, prima di affrontare il tema della serata, ossia il romanzo PICCOLI SUICIDI TRA AMICI di Arto Paasilinna.
Per quanto mi riguarda posso dire che ho riso tanto e sorriso ancor di più.
Nessun personaggio però mi è rimasto attaccato; non ricordo il nome di alcun protagonista ma ricordo, e molto bene, la bella atmosfera che caratterizzava il gruppo dei "suicidandi anonimi", i morituri, che allegramente attraversano l'Europa nella vana ricerca di un posto suggestivo e romantico dove porre fine alle loro esistenze con un bel suicidio di massa. La ricerca è vana perchè, in fondo in fondo, nessuno ha realmente intenzione di uccidersi. Quello di cui hanno bisogno è stare in compagnia, parlare dei loro problemi, condividere con altri i dolori della vita perchè il vecchio detto, mal comune mezzo gaudio, è assolutamente vero!
Il romanzo è ambientato in Finlandia, paese votato al suicidio. Su una popolazione di 5 milioni di abitanti circa, ogni anno 1500 persone si tolgono la vita e chissà quante ci hanno almeno provato. Parliamo di veri esperti, sapete!!!
Tirando le somme: romanzo godibile, divertente che però non mi ha lasciato quasi nulla, se non la eco di una risata che si perde in una valle svizzera o su un promontorio del Portogallo!
Ed ecco a voi la recensione di Cristina:
"Finito a fatica.
L'idea iniziale, di ridere sulla morte e sul suicidio (che pare essere un problema notevole in Finlandia) era molto buona, ma è naufragata in un racconto non lineare, fatto a episodi: alcuni sono simpatici, altri semplicemente noiosi.
Secondo me il problema maggiore è che i personaggi non esistono, sono a stento tratteggiati tanto che l'autore gli deve appiccicare sempre una didascalia (la vicepreside Helena Puusaari, il collonnello Kemppainen, il trasportatore Korpela) altrimenti non ti ricordi chi sono e cosa fanno, ma soprattutto perchè diavolo si vogliono suicidare.
Che poi alla fine non si suicidino è scontato, e che tornino alla loro vita - di fatto meno miserabile del previsto - pure. Ma anche in questo caso le varie storie sono tirate via, senza approfondimento.
Rimangono alcuni momenti divertenti: gli impiegati che chiedono il pagamento anticipato per l'annuncio di ricerca dei suicidi perchè pensano che questi non saranno vivi per pagare, dopo; Il viaggio a Capo Nord; Le tre finlandesi che si danno alla pazza gioia in Alsazia e dichiarano di essere svedesi...
Ma è davvero troppo poco.
Non so come sia la versione originale, ma credo che anche la traduzione non abbia aiutato: in italiano questo libro ha lo stesso brio di una marcia funebre"
Durante la serata abbiamo anche scelto il libro per il prossimo incontro:
L'idea iniziale, di ridere sulla morte e sul suicidio (che pare essere un problema notevole in Finlandia) era molto buona, ma è naufragata in un racconto non lineare, fatto a episodi: alcuni sono simpatici, altri semplicemente noiosi.
Secondo me il problema maggiore è che i personaggi non esistono, sono a stento tratteggiati tanto che l'autore gli deve appiccicare sempre una didascalia (la vicepreside Helena Puusaari, il collonnello Kemppainen, il trasportatore Korpela) altrimenti non ti ricordi chi sono e cosa fanno, ma soprattutto perchè diavolo si vogliono suicidare.
Che poi alla fine non si suicidino è scontato, e che tornino alla loro vita - di fatto meno miserabile del previsto - pure. Ma anche in questo caso le varie storie sono tirate via, senza approfondimento.
Rimangono alcuni momenti divertenti: gli impiegati che chiedono il pagamento anticipato per l'annuncio di ricerca dei suicidi perchè pensano che questi non saranno vivi per pagare, dopo; Il viaggio a Capo Nord; Le tre finlandesi che si danno alla pazza gioia in Alsazia e dichiarano di essere svedesi...
Ma è davvero troppo poco.
Non so come sia la versione originale, ma credo che anche la traduzione non abbia aiutato: in italiano questo libro ha lo stesso brio di una marcia funebre"
Durante la serata abbiamo anche scelto il libro per il prossimo incontro:
CUCCETTE PER SIGNORA di Anita Nair. Il libro è stato proposto da me (Francesca).
Ci incontriamo, sempre alla Trattoria al Torre di Via Cividale, MARTEDì 3 DICEMBRE alle ore 20.00.
Per anticipare un po' il Natale, faremo lo SCAMBIO LIBRI; quindi ricordatevi di portare un libro che avete amato e che desiderate divulgare, opportunamente incartato e anonimo. Al termine della serata il caso avrà scelto per voi che cosa leggere sotto l'albero!!!
A presto
Francesca
Ci incontriamo, sempre alla Trattoria al Torre di Via Cividale, MARTEDì 3 DICEMBRE alle ore 20.00.
Per anticipare un po' il Natale, faremo lo SCAMBIO LIBRI; quindi ricordatevi di portare un libro che avete amato e che desiderate divulgare, opportunamente incartato e anonimo. Al termine della serata il caso avrà scelto per voi che cosa leggere sotto l'albero!!!
A presto
Francesca
martedì 15 ottobre 2013
El Especialista: si... no... ni...
Sorprendente questo Especialista... Che lettura e che fatica!!!
Stanca del Busi Interructus (dei cinque libri che in tutta la mia vita ho defenestrato senza terminarli, due sono proprio del buon Aldino!!!), mi sono imposta a forza di terminare l'Especialista.
Me lo sognavo pure di notte. Ho iniziato il 26 di settembre e ho finito il 14 ottobre: una vita!
Ma sono felice di averlo fatto. E' stato come scalare una montagna. Appena parti sei piena di entusiasmo, a metà salita cominci ad avere il fiatone, un po' più su ti chiedi sinceramente "chi me l'ha fatto fare?" ma poi, giunto alla cima sei felice, soddisfatto. Il panorama non era un gran che... tanta fatica per nulla alla fine.
Ciò che mi è rimasto è niente. Una cattedrale di parole, un fuoco d'artificio di geniale capacità linguistica, la sensazione che sia stato solo un pretesto per parlare di se, la certezza che Aldo si piace immensamente... o si... come si piace!!!
Ho sottolineato molte frasi in questo romanzo (Romanzo? Autobiografia? Sfogo? Presa per il culo?), ma sono aforismi, cammei isolati, piccole perle di saggezza che vivono anche separate dal resto.
L'inizio mette alla prova con questi periodi infiniti che ti tolgono il fiato e che ti fanno perdere il filo e la pazienza. Ma se si riesce a superarli, se come dice Maria Grazia, accetti il fatto che è una presa per i fondelli e ti diverti, poi la lettura diventa più facile. Non per me; io ho ancora bisogno di una storia, di una trama, di bei personaggi... e qui bei personaggi non se ne vedono. Abbiamo un nanetto malefico con tacco da 20 dentro e fuori, un fidanzato del nanetto che provoca il nostro Busi e deflora le nipotine, una ex moglie scrittrice di romanzetti erotici che si sposa un ragazzino, le nipotine che diventano divette della Lap Dance, dei genitori che non si capisce da dove escono e che cosa facciano... Un personaggio davvero interessante, pur nei suoi eccessi, è la Fata della Candeggina, Hada Espejismo. Cito Aldino: "...bisognava mettere insieme Evita Peron, Grace Kelly, Margaret Thatcher, Imelda Marcos, Dolores Ibarruri versione monarchica, Marlene Dietrich, il beato Josemaria Escrivà de Balaguer, Madonna e monsignor Ersilio Tonini per fare una donna così.
Che donna!
Infatti non lo era."
Faticoso, divertente, ironico, geniale, irritante, irriverente, strano... in una parola affascinante.
Alla serata eravamo in cinque: Maria Grazia, Cristina, Stefania (che si è arenata a pag. 14 o 15, non ricordo bene), io (Francesca) e per la prima volta Daniela...
Inserisco qui anche la recensione che Cristina ha scritto su Anobii... La sottoscrivo in pieno, soprattutto quando parla dell'abbraccio e della badilata:
Premetto che è il mio primo libro di questo autore che conosco
più per gli interventi televisivi e le polemiche che quasi sempre
solleva con detti interventi che per le sue capacità di scrittore.
Lascia abbacinati la capacità di usare, piegare, modellare la lingua italiana a proprio uso e consumo. Non c'è parola, frase, punteggiatura che non sia utilizzata in maniera sapiente, studiata, pensata in questo romanzo.
Se un libro fosse solo parole dovrei dargli non solo cinque stelline, ma sei, sette, forse pure dieci. Ma anche un vocabolario è pieno di belle parole. Lo definirei mai un buon libro? No.
Ed è questo il mio problema con questo libro scritto benissimo: ho fatto una fatica immane a finirlo. Non ha trama, la storia che racconta è poco più di una scusa per raccontare di se, riempirci di aforismi e divagazione che poco o nulla aggiungono al racconto se non una desolante tristezza davanti ad un vissuto che deve essere stato difficile e solitario, davanti a una vita che non mi fa rimpiangere nemmeno un momento la mia, mediocre forse, ma certo più serena.
Sarò cretina, ma avessi l'autore qui un abbraccio glielo darei, poi ovviamente anche una badilata in testa, ma questo è altro discorso che non dovrebbe entrare in una recensione come questa.
Restano parecchie frasi che assurgono tranquillamente al ruolo di aforismi, e una certa piacevole ironia nel descrivere cose e persone e abitudini.
E la faticaccia per arrivare alla fine.
Un consiglio per chi vuole leggere questo libro, ma ha difficoltà ad andare oltre le prime dieci pagine. Tenete duro. Dopo migliora e ingrana.
Abbiamo estratto il libro per il prossimo incontro:
Lascia abbacinati la capacità di usare, piegare, modellare la lingua italiana a proprio uso e consumo. Non c'è parola, frase, punteggiatura che non sia utilizzata in maniera sapiente, studiata, pensata in questo romanzo.
Se un libro fosse solo parole dovrei dargli non solo cinque stelline, ma sei, sette, forse pure dieci. Ma anche un vocabolario è pieno di belle parole. Lo definirei mai un buon libro? No.
Ed è questo il mio problema con questo libro scritto benissimo: ho fatto una fatica immane a finirlo. Non ha trama, la storia che racconta è poco più di una scusa per raccontare di se, riempirci di aforismi e divagazione che poco o nulla aggiungono al racconto se non una desolante tristezza davanti ad un vissuto che deve essere stato difficile e solitario, davanti a una vita che non mi fa rimpiangere nemmeno un momento la mia, mediocre forse, ma certo più serena.
Sarò cretina, ma avessi l'autore qui un abbraccio glielo darei, poi ovviamente anche una badilata in testa, ma questo è altro discorso che non dovrebbe entrare in una recensione come questa.
Restano parecchie frasi che assurgono tranquillamente al ruolo di aforismi, e una certa piacevole ironia nel descrivere cose e persone e abitudini.
E la faticaccia per arrivare alla fine.
Un consiglio per chi vuole leggere questo libro, ma ha difficoltà ad andare oltre le prime dieci pagine. Tenete duro. Dopo migliora e ingrana.
Abbiamo estratto il libro per il prossimo incontro:
PICCOLI SUICIDI TRA AMICI di Arto Paasilinna.
Ci incontriamo il 12 novembre, sempre alle ore 20.00 e sempre alla Trattoria al Torre di Via Cividale a Udine.
Buona lettura a tutti e alla prossima
Francesca
Ci incontriamo il 12 novembre, sempre alle ore 20.00 e sempre alla Trattoria al Torre di Via Cividale a Udine.
Buona lettura a tutti e alla prossima
Francesca
giovedì 12 settembre 2013
Infiniti tasti...
All'incontro di martedì 10 settembre si è discusso il breve monologo di Baricco: Novecento.
Presenti: Maria Grazia, Cristina, Stefania, Dino and me.
Avendo visto il bellissimo film di Tornatore alcuni anni fa, la mia lettura ne è stata inevitabilmente influenzata: ad ogni pagina vedevo Tim Roth che suonava il piano, che camminava sul ponte della nave o che parlava con altri personaggi.
Il libro è molto bello e come ogni testo teatrale, lascia largo spazio alla fantasia e all'immaginazione, solo che nel mio caso era la fantasia e l'immaginazione di Tornatore.
Forse il film è più bello del libro. Anzi, direi che possiamo togliere il forse! Ed è rarissimo che questo avvenga.
Gli infiniti tasti di un mondo infinito spaventano Novecento, che preferisce restare tutta la vita sulla nave ad assaggiare la vita solo per sentito dire, 2000 persone alla volta. E quando la nave, ormai vetusta, viene dismessa e fatta saltare in aria, il protagonista preferisce saltare in aria anche lui.
E non ha mai visto veramente il mare!!!
Qui il link per vedere il monologo finale del film... bellissimo!
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La recensione di Cristina su Anobii
Qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta.
50 pagine (pure a caratteri belli grossi) per raccontare una
vita non vissuta, un uomo che non esiste, se non nella musica che suona.
Il migliore pianista del mondo. Che la paura di vivere tiene rinchiuso
su una nave, sull'Oceano. In perenne oscillazione tra un continente e
l'altro, e che non mette mai piede a terra perchè la terra è troppo
grande.
Non un libro, ma un testo teatrale. Come testo teatrale funziona. Penso. Su Youtube c'è tutto il monologo, ed è bello, ma la voce dell'attore non la sopporto. Bravo, ma ha un tono e un accento irritanti.
Come libro direi che funziona meno. Non so, mi sembra uno di quei casi in cui non è il libro, è il lettore che fa la differenza. Per qualche strano motivo il lettore vede significati infiniti, racconti meravigliosi, grandi evoluzioni letterarie dove, invece, ci sono solo 50 striminzite paginette. Dove non succede nulla.
La recensione di Maria Grazia su Anobii
Probabilmente il miglior Baricco, dato che, per una volta, le parole raccontano una storia e non solamente loro stesse.
Una storia bellissima, da cui è strato tratto un film bellissimo, infinitamente superiore al libro.
Nel film c'è solo la storia, e non il tentativo delle parole di soffocarla.
La mia recensione su Anobii
Una vita interamente vissuta su una nave. Una vita in simbiosi con una nave. La nave è il suo mondo, la sua dimensione, la sua tastiera, la sua tavolozza. Il resto fa paura, meglio lasciar perdere.
Quando, dopo molti anni di vita oscillante, il protagonista decide di scendere sulla terra ferma, succede qualcosa. Sul terzo gradino della rampa che dovrebbe portarlo all'esterno, Novecento scorge il mondo, quello che non ha mai conosciuto ma di cui sembra sapere tutto e vede una tastiera troppo grande, una tavolozza con colori infiniti, uno spazio troppo vasto e decide di ritornare indietro. Non può suonare la sua musica in una tastiera infinita... Solo su una tastiera finita, di 88 tasti, si possono suonare infinite melodie!
Cambiando decisamente discorso...
Il libro che è stato scelto per il prossimo incontro è:
EL ESPECIALISTA DE BARCELONA di Aldo Busi.
Il romanzo è stato proposto da Maria Grazia.
Ci incontriamo MARTEDI' 15 OTTOBRE , alla Trattoria al Torre di Via Cividale alle ore 20.00
Come sempre, patatine come se piovesse!!!
A presto
Francesca
Non un libro, ma un testo teatrale. Come testo teatrale funziona. Penso. Su Youtube c'è tutto il monologo, ed è bello, ma la voce dell'attore non la sopporto. Bravo, ma ha un tono e un accento irritanti.
Come libro direi che funziona meno. Non so, mi sembra uno di quei casi in cui non è il libro, è il lettore che fa la differenza. Per qualche strano motivo il lettore vede significati infiniti, racconti meravigliosi, grandi evoluzioni letterarie dove, invece, ci sono solo 50 striminzite paginette. Dove non succede nulla.
La recensione di Maria Grazia su Anobii
Probabilmente il miglior Baricco, dato che, per una volta, le parole raccontano una storia e non solamente loro stesse.
Una storia bellissima, da cui è strato tratto un film bellissimo, infinitamente superiore al libro.
Nel film c'è solo la storia, e non il tentativo delle parole di soffocarla.
La mia recensione su Anobii
Una vita interamente vissuta su una nave. Una vita in simbiosi con una nave. La nave è il suo mondo, la sua dimensione, la sua tastiera, la sua tavolozza. Il resto fa paura, meglio lasciar perdere.
Quando, dopo molti anni di vita oscillante, il protagonista decide di scendere sulla terra ferma, succede qualcosa. Sul terzo gradino della rampa che dovrebbe portarlo all'esterno, Novecento scorge il mondo, quello che non ha mai conosciuto ma di cui sembra sapere tutto e vede una tastiera troppo grande, una tavolozza con colori infiniti, uno spazio troppo vasto e decide di ritornare indietro. Non può suonare la sua musica in una tastiera infinita... Solo su una tastiera finita, di 88 tasti, si possono suonare infinite melodie!
Cambiando decisamente discorso...
Il libro che è stato scelto per il prossimo incontro è:
EL ESPECIALISTA DE BARCELONA di Aldo Busi.
Il romanzo è stato proposto da Maria Grazia.
Ci incontriamo MARTEDI' 15 OTTOBRE , alla Trattoria al Torre di Via Cividale alle ore 20.00
Come sempre, patatine come se piovesse!!!
A presto
Francesca
domenica 1 settembre 2013
Piacere... Cristina!
Rosa, rosa, roooooooosa. Quanto mi piace il rosa. In tutte le sue varietà, sfumature, variazioni.Di rosa non mi vedrete mai vestita (oddio, dipende da quanta poca voglia avevo di stirare, qualche maglia rosa ce l'ho). Tuttavia cerco di resistere, anche perché l'effetto sarebbe questo:
tranne che io non sono bionda, e non ho gli occhi azzurri. Ah, ho anche le orecchie più piccole.
Mi presento. Cristina, impiegata, diversamente giovane. ^_^
Leggo da quando mi ricordo. Per farvi capire quanto vi racconto un aneddoto: nonostante la mia veneranda età mia madre riesce ancora a ricattarmi ricordandomi le lunghe, infauste, terribili ecc... ecc.. ore di travaglio. Dice che non volevo uscire. Secondo me era perché non avevo ancora finito il capitolo!
facezie a parte, ho davvero imparato a leggere presto, sui tre anni, sulle riviste presenti in casa. Grand Hotel, Intimità, Consigli Pratici, tutto ciò che era a stampa era mio anche se non adatto alla mia età, temo (a discolpa dei miei, appena se ne sono accorti mi hanno messo in mano roba colorata e con grosse letterone. Ma volete mettere l'ebrezza di un Grand Hotel d'annata, con torbide storie d'amore di cui non capivo una cippa?). Comunque, dato che si trattava di libelli pieni di pettegolezzi e storie d'amore che prima dell'inevitabile lieto fine facevano passare all'eroina le pene dell'inferno, ben difficilmente potevo uscirne appassionata di fisica quantistica. Col tempo ho ampliato i miei orizzonti di lettrice, ovviamente, tanto che di quando in quando mi avventuro anche in territori inesplorati quali saggi e manuali. Ma la mia preferenza va alla lettura d'evasione, quella colorata: il nero, il giallo e soprattutto il ROSA.
Apro una parentesi su quanto sia bistrattata, in genere, la letteratura rosa. Alcuni lettori (ed è una delusione vedere che esistano molti, moltissimi lettori dalla mente così ristretta) pensano che il romance sia indegno di essere letto. Quasi che se ti piace leggere rosa tu sia un poco tonta, o comunque una sognatrice, incapace di relazionarti con il mondo in maniera adeguata. come dire che se leggo molto gialli o thriller poi me ne vado in giro a borseggiare vecchiette o ciullare biciclette nei parcheggi.
Come in tutti i generi c'è rosa e romance, ci sono libri scritti bene e boiate pazzesche. Purtroppo devo ammettere che nel mio amato rosa le boiate sono la stragrande maggioranza.
Eh, si.
Pur amando il genere, devo dire che anche a me, spesso, le corte braccine cadono a terra, e mi viene voglia di lanciare i libri nella differenziata.
E visto che di libri è molto più divertente parlare male che bene, i miei interventi a seguire saranno mirati a parlare male, malissimo del mio adorato genere e dei suoi tanti, tantissimi ma divertentissimi stereotipi.
Per la prima fase, quella di presentazione, credo sia tutto.
A presto
Cristina
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La storia segue il percorso di vita di due gemelle apparentemente identiche Jamila e Pembe, e quella dei tre figli di Pembe, ormai immigrata in Inghilterra negli anni 70.
Apparentemente una storia familiare, di fatto il racconto parla di destino, di emigrazione e di integrazione (mancata). Ci parla anche e soprattutto di donne: Jamila, Pembe, Esma, Tobiko, Katie, sono tutte uno spicchio della realtà femminile del periodo, tra tradizione e rivendicazioni, tra amore e dovere, tra destino e sacrificio.
La storia ci pone di fronte a una serie di dilemmi culturali e etici, per molti aspetti estremamente attuali (per noi italiani, almeno, che ora come ora ci troviamo dall'altra parte della barricata culturale), ovvero se sia possibile sfuggire alle proprie tradizioni pur vivendo in paesi stranieri, essendo cresciuti in un paese che per cultura, usi, costumi è lontano anni luce da quello in cui sono nati i tuoi genitori; Quanto è giusto (o no), abbandonare quello che si era e sacrificare la propria cultura alla necessità di adeguarsi, ammesso sia possibile farlo? E dall'altro lato, quanto è possibile accogliere una diversa cultura, adattarsi a essa, senza perdercisi?
Nel libro (che pure mantiene un punto di vista che almeno secondo me resta abbastanza esterno alla narrazione ed è quindi, per quanto possibile, imparziale) la risposta è no, non si può sfuggire alla propria cultura, alle proprie radici. Non ci riesce Pembe, non ci riesce Jamila, incolpevole vittima sacrificale, non ci riesce Iskender, non ci riesce quasi nessuno dei vari personaggi, in alcuni casi perchè non vogliono, in altri perchè non possono. Con i tragici risultati che ne conseguono, magari non voluti, magari esasperati, ma che nessuno riesce (o vuole veramente) evitare.
Un bel libro, dicevo, ma ha almeno due cose che non mi sono piaciute:
Lo scambio delle gemelle e il compagno di cella zen di Iskender mi sanno molto di soap opera, sono quasi banali in un libro che banale non è.
Quasi tutti i personaggi maschili di origine mediorientale fanno schifo: Sono maschilisti, sciovinisti, traditori, violenti, chi più ne ha più ne metta, in una divisione manichea da cui si salvano in pochissimi, di fatto solo quelli che si sono integrati. Tanto per dire, persino quelli che si incontrano per caso per strada hanno cattive intenzioni e sono brutti sporchi e cattivi.
Del resto il poco amore dell'autrice per i suoi uomini si vede nel trattamento finale riservato a Iskender. Gli viene negata la possibilità di chiedere perdono alla madre, che muore "per la seconda volta" proprio a ridosso del suo rilascio.
Ennesima crudele svolta di un destino che si è fatto beffa spesso e volentieri dei personaggi di questa storia.