mercoledì 20 maggio 2015

I CONSIGLI DI... MARIA

Come accennato nel precedente post, lancio una nuova rubrica: I CONSIGLI DI...
A turno, i partecipanti al gruppo di lettura Il Naso nei Libri indicheranno tre "imperdibili", tre libri assolutamente da non perdere, motivando brevemente il perchè della loro scelta.
Ho deciso di cominciare con Maria.

Ecco qua  i miei imperdibili:
FURORE  di  John Steinbeck.  
E' un libro sempre attuale nel raccontare il potere dell’economia, la disperazione sociale e la paura del cambiamento. Assolutamente imperdibile

LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI  scritto da  Gerard  Durell con impareggiabile umorismo inglese.
E' la vera storia  di  un periodo della giovinezza di colui che diventerà un famoso  naturalista. Indispensabile per far tornare il buonumore

PRIME DI SERE di  Carlo  Sgorlon.


Un piccolo gioiello scritto in  friulano che raccomando a  chi capisce questa lingua, altrimenti in italiano lo si trova  col titolo IL VENTO NEL VIGNETO.  Altro non dico, questo è il libro che mi sono riservata di consigliare  al mio prossimo turno. Perciò non leggetelo ancora!

Maria

venerdì 15 maggio 2015

A volte l'amore non è abbastanza

Rubo il titolo di questo post a Cristina, che con il suo commento ha sintetizzato alla perfezione quello che è stato il pensiero dominante sul romanzo del mese: "LA FORESTA DI GIRASOLI" di Torey L. Hayden.


Lungo questo romanzo, a volte addirittura superfluo in certe sue parti, in certe lunghissime e dettagliate descrizioni e in alcuni dialoghi, prolissi e inutili.
Apprezzabile il crescendo della storia, che comincia con una ragazza di 17 anni che si lamenta per la difficoltà ad avere amici o a trovare un ragazzo, visto che la famiglia pare che si trasferisca ogni anno in un paese diverso e lei deve ricominciare tutto da capo. Poi si intuisce che il motivo è la madre, che è lei ad avere dei problemi, che la causa dei trasferimenti è lei. Via via che si prosegue poi i motivi si fanno più chiari, all'inizio si intuisce, in seguito il terribile trauma di questa donna eccezionale e forte, ma ugualmente traumatizzata dalla crudeltà assurda della guerra e del nazismo, si palesa in tutta la sua tragicità. Anche io, come Cristina, sono rimasta colpita dall'inerzia del marito, che si arrende ad uno psichiatra solo all'ultimo, quando non può più farne a meno e dal suo egoismo nei confronti delle figlie, sacrificate sull'altare di un amore esclusivo ma cieco a tutto il resto.
Il viaggio in Galles francamente non l'ho capito, se non come desiderio di sfuggire ad una situazione di oppressione familiare, al piccolo paese che li guarda con sospetto e anche disprezzo (vedi la madre di Paul) o forse come desiderio di vedere e conoscere l'unico luogo dove l'amatissima madre è stata felice. E poi non ho capito come mai la protagonista resta così sconvolta nello scoprire che la madre ha sbagliato il nome di quel luogo: non "Foresta di girasoli" ma "Foresta di lupi". Che sia convinta che un bimbo di 10 anni sia quel figlio portatole via 40 anni prima e che i suoi genitori siano nazisti che lo tengono prigioniero... questo si può accettare. Che abbia per questo ucciso tre persone a sangue freddo è accettabile... ma no, sbagliare quel nome... proprio no!!!
Il finale è nebuloso.
Voto Anobii: 2 stelline e mezzo. ** 1/2

Il commento di Cristina: 1 stellina *
A volte l'amore non è abbastanza. Se c'è una cosa che questo libro trasmette davvero bene è l'impotenza e l'esasperazione che si prova a trattare con chi ha problemi psichici, anche chi si ama profondamente. E descrive con tragica precisione anche quanto sei lasciato solo, persino da chi dovrebbe difenderti, e come la percezione che gli altri hanno di te cambi quando si scopre che tu, o qualcuno vicino a te, ha questo tipo di problemi. Qui la cosa viene portata all'estremo, ma non credo che sia poi tanto diverso anche in casi meno difficili: in una società che non accetta chi non è bello, magro, sano, giovane e via discorrendo il problema mentale è ancora un tabù davvero difficile da rompere.
Voglio sperare che nell'america post Columbine i problemi della madre della protagonista siano affrontati prima e meglio (quanto meno per evitarne il tragico epilogo), ma la storia si svolge negli anni 60, e questa famiglia immersa in una piccola realtà rurale ha ben pochi mezzi per rapportarsi con la sindrome post traumatica della madre. Di fatto il padre si limita a rimuovere il problema fino a quando non è troppo tardi.
Purtroppo a volte l'amore non è abbastanza, e a volte davvero si viene amati male o sottoamati anche da chi dovrebbe proteggerti e tutelarti.
Punto debole del libro (e origine del voto bassissimo che gli dò) il fatto che il libro è di una noia mortale, sfiancante. Per quasi metà della narrazione non c'è che il ripetersi delle crisi della madre, sempre peggiori, e la mancanza di reazione del padre, che si limita a scaricare la responsabilità della sorveglianza di Mara sulle figlie. Poi finalmente si arriva ad una qualche conclusione ma invece di descrivere i fatti sul posto ecco che la protagonista scappa in Galles. La svolta io non l'ho capita sinceramente, anche perchè non è che porti poi a grandi rivelazioni.
Nel complesso il libro mi lascia perplessa, e non mi vergogno a dire che l'ho finito saltando di qua e di là.

Ecco il commento di Stefania: 4 stelline****
Il libro parte descrivendo in maniera abbastanza acuta i problemi madre-figlia quando la madre è il "personaggio debole" della famiglia e il resto della famiglia si prende cura di lei. I problemi di una bambina prima e di una ragazzina poi che si trova a dover essere più adulta di sua madre, con un padre innamoratissimo della moglie che, invece di difenderla da questo ruolo, scarica su di lei troppe responsabilità. Poi piano-piano la storia si dipana e viene fuori che la madre, ariana in Germania ai tempi del nazismo, è stata usata come "riproduttrice" dalle SS, in un crescere di violenza che la ha portata giovanissima a essere violentata prima e privata del primo figlio poi quando non serviva più per allattarlo. Tutto questo porta la madre in un vortice di pazzia, sviluppatasi anche a scoppio ritardato a distanza di anni.

Daniela ha dato al romanzo 1 stellina* e se non ricordo male, l'ha abbandonato a metà.

Alla serata eravamo in 7: Rita, Daniela, Marilaura, Maria, Io, Cristina e per la prima volta Maria Augusta.

Come ogni volta ci siamo scambiati opinioni anche su altri libri, ci siamo scambiati titoli e consigli e così mi è venuta un'idea. Da questo mese lancerò sul blog una nuova rubrica: I CONSIGLI DI....
Chiederò di volta in volta ad ogniuno dei partecipanti al Gruppo di lettura di indicare 3 libri da consigliare, 3 libri che assolutamente dobbiamo leggere e dire anche perchè questi libri suggeriti sono imperdibili.
Ho deciso che comincerò con Maria. Quindi nei prossimi giorni pubblicherò il post con i suoi consigli di lettura!!!

Ed ecco quale sarà il romanzo per il prossimo incontro, scelto da Rita: LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.


Ci troviamo a casa di Daniela MARTEDI' 9 GIUGNO  alle ore 19.45-20.00.
Massima puntualità perchè ci sarà una bella novità!!!

Un abbraccio
Francesca

mercoledì 15 aprile 2015

Giappone senz'anima

Dopo la perdita della nostra sede storica e prima del trasferimento nella "sede estiva" del gruppo, ci siamo ritrovati a casa di Stefania. Naturalmente ringrazio davvero di cuore Stefania per la disponibilità e l'ospitalità.
All'incontro eravamo in sette: Cristina, Catia, Marilaura, Daniela, Claudio, io (Francesca) e naturalmente la padrona di casa. A metà serata si sono uniti a noi anche i vicini di casa di Stefania, portando un po' di novità e un po' di poesia!!!

Il libro in discussione (CONFESSIONI DI UNA VITTIMA DELLO SHOPPING di Radhika Jha) ha ricevuto commenti contrastanti. A qualcuno è piaciuto molto, a qualcun'altro per niente ma, nonostante tutto, la discussione è stata accesa e animata.


Che titolo idiota!!! Ma perchè mai l'editoria italiana si ostina a tradurre i titoli di alcuni libri distorcendoli completamente? Il titolo originale di questo romanzo è "My Beautiful Shadow", "La mia bellissima ombra" ed era molto più calzante, credetemi, anche se forse meno accattivante!
Il libro narra la storia di una donna infelice, vacua e disorientata che, sposatasi giovanissima con un uomo del tutto assente, trova nello shopping l'unica fonte di felicità.
Alla fine lo shopping diventa dipendenza, una vera e propria droga, che trascinerà la protagonista all'abbruttimento più totale, alla prostituzione e all'estremo gesto di disperazione.
Ambientato in una Tokio senz'anima e senza cuore, il romanzo è piacevole da leggere anche se estremamente triste.
Leggendolo ho riflettuto su questo: tutti, chi più e chi meno, attraversiamo momenti in cui non ci sentiamo del tutto NOI, che ci rendiamo conto che l'abito che ci siamo cuciti addosso non ci sta poi tanto bene o non era quello che desideravamo. Capita che ci sentiamo non del tutto felici o che ci manca qualcosa. La risposta che diamo a questo senso di vuoto determina la nostra maturità o la qualità del nostro equilibrio. Cadere nelle spire di una dipendenza, che sia droga o sia shopping, è la forma meno matura e meno equilibrata di risposta.

E adesso passiamo ai commenti che ho trovato su Anobii.

Ecco il commento di CRISTINA 3 stelle ***
Il libro mi è piaciuto e l'ho trovato davvero ben scritto (meglio sarebbe dire ben tradotto, forse) e interessante. L'ho scelto perchè parlava di una dipendenza, quella dall'acquisto compulsivo, che ha riscosso più interesse in chiave comica che drammatica, con mia somma irritazione. La serie cui faccio riferimento è così conosciuta che nemmeno la Sellerio è riuscita a fare a meno di citarla traducendo il titolo di questo volume, anche se quello originale "la mia bellissima ombra" è più bello e originale.
Il racconto segue la lenta discesa della protagonista Kayo nel suo personale inferno, fino alle estreme (e per alcuni aspetti scontate) conseguenze . Meno scontata (e meno riuscita, secondo me) la virata nel noir che si coglie solo da metà libro.
Mi è piaciuta la disamina dei rapporti familiari e sociali in Giappone e la dicotomia (che in parte condivido) tradizione vs modernità, in cui l'autenticità del sentire e del percepire è a quasi totale favore della tradizione (vedasi il kimono che viene riconosciuto come davvero bello vs gli abiti degli stilisti che invece decadono se non indossati, la vita di città vs la vita di campagna e così via). Su tutto il vuoto totale interiore della protagonista che dalla vita si lascia trascinare di qua e di là, incapace di dare una vera sferzata alla propria esistenza, nonostante le occasioni non le manchino. Lei stessa un'ombra cui solo gli abiti sembrano dare consistenza.
Spero che i rapporti in Giappone non siano come descritti perchè altro che sotto un treno, altrimenti...

Ecco anche il mio commento FRANCESCA 3 stelle ***
Molto piacevole la lettura e anche molto interessante. E' la storia di una donna che, come tanti, sente un grande vuoto dentro l'anima ma non riesce a colmarlo che momentaneamente con acquisti conpulsivi di abbigliamento firmato. Questo la trascinerà piano piano e inesorabilmente verso un abisso di follia e di abbruttimento.
La vicenda è ambientata in un Giappone senz'anima, senza rapporti di amicizia, senza parole e confidenze. Un Giappone fatto di solitudini e silenzi!
Il finale non l'ho proprio capito.

Ecco il commento di STEFANIA 4 stelle **** 
Un libro avvincente e non banale
Nonostante il titolo che ci fa pensare a libri ben più superficiali in cui si elogia di fatto la gioia di buttar via quattrini, in realtà questo libro e' uno spaccato molto interessante della vita giapponese... bellissima l'invenzione della nuova religione del "felicismo" per cui bisogna per forza essere felici, e per farlo si arriva a spese compulsive e fuori controllo. Una versione amplificata e distorta delle nostre stesse compulsioni, in una società in cui, di fatto, le donne non contano niente e sono alla disperata ricerca di distrazioni. Per pagarle sono disposte a tutto, anche all'autodistruzione. Parafrasando un vecchio proverbio, direi che alle volte e' necessario vedere la trave negli occhi degli altri per accorgersi del pagliaio nei nostri, che cresce ogni giorno di più. 


Via mail mi arriva anche il commento di MARIA, che da al libro 4 stelline nere, ossia in negativo!!!
Il libro  è stato noiosissimo nella prima parte, fino a quando la protagonista si mette nei guai per comperarsi un kimono superlussuoso. Nella seconda parte  la noia si è un po’ stemperata  a sfavore di situazioni  sconclusionate. Non c’entrava proprio niente il soggiorno nel  giardino zen  e anche  il finale  è stonato. Perchè il marito le  ha mollato uno schiaffo  senza motivo  quando ha sopportato  e taciuto  fino a quel momento? Io pure gli do  quattro stelle, però stelle nere  di non gradimento. 

Claudio, "il nostro uomo", ha proposto il titolo per il prossimo incontro: LA FORESTA DEI GIRASOLI di Torey L. Hayden.


Ci incontreremo MARTEDI' 12 MAGGIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.
A presto

Francesca

sabato 4 aprile 2015

In tanti a salutare la "nostra osteria"

Ebbene si, comincio subito con il dire che la nostra sede storica, ossia l'Osteria al Torre di Via Cividale chiude e quindi dovremo trovare un altro posto per incontrarci.
Ma noi siamo persone piene di risorse e una soluzione, almeno fino a settembre, l'abbiamo già trovata: il prossimo incontro andiamo tutti a casa di Stefania e poi da maggio saremo da Daniela.
Settembre sembra tanto lontano e sicuramente ci inventeremo qualcosa!!!
Martedì 17 marzo eravamo davvero in tanti, anzi eravamo tutti: Cristina, Stefania, Daniela, Marilaura, Rita, Monica, Maria, Catia, Claudio, Io (Francesca) e Caterina (mia sorella che veniva per la prima volta). Come purtroppo accade da qualche mese a questa parte non ci siamo collegati con la nostra "filiale berlinese" perchè Mariagrazia è sempre molto impegnata con il suo corso di tedesco. Ma finirà prima o poi?
Il libro in discussione (LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE di Ransom Riggs) non è piaciuto quasi a nessuno.


Carente la trama, stilisticamente immatura la scrittura, superficiali le descrizioni... e poi, ciliegina sulla torta, arrivare alla fine del libro e scoprire che c'è pure un seguito di questa roba. No, è troppo!!! Per quanto mi riguarda il seguito me lo farò raccontare brevemente da qualcuno che avrà la voglia di leggerlo!
A dirla tutta l'inizio prometteva bene. Mi affascinava l'idea degli "anelli temporali", dove i bambini speciali vivono continuamente lo stesso giorno ricordando però ogni istante, come in una vita cristallizzata ed eterna (dove nemmeno i cadaveri imputridiscono!) ma dove però si sviluppano esperienze e ricordi. La trama poi diventa assurda, il protagonista passa attraverso straordinarie esperienze con la freddezza di un automa, i bambini speciali sembrano bambolotti impietriti, senza un carattere definito o desideri di evasione, la storia sentimentale tra i due protagonisti c'è e non c'è... insomma, sembra che l'autore da un certo momento in poi si sia arrampicato sugli specchi nel tentativo di arrivare ad un epilogo che però non è la fine della storia!
Libro che sembra scritto per il cinema, con una trama originale (ma anche no!) e poca letteratura. Un'altra noiosa trilogia che non mi affretterò certo a leggere o ad andare a vedere!
Io do al libro due stelline.

Ecco il lungo commento di Cristina che gli da due stelline
Come scritto in altre recensioni è un poco un ibrido tra Harry Potter e gli X men, ma manca la rutilante inventiva (per quanto ripresa da altri - precedenti - libri) della Rawling e il fascino degli X men. Di fatto mi ha annoiato.
Si, certo, il prologo è promettente e quando finalmente l'autore fa succedere qualcosa il libro si fa leggere. Ma succede qualcosa solo nell'ultimo quarto del libro! E tutto il resto è noia, profonda totale noia. E peggio del peggio, il libro non solo non è autoconclusivo, ma si rivela essere un semplice prologo di altre - si spera - più interessanti avventure.
Che io mi guarderò bene dal leggere.
Punto debole del racconto (a parte le falle di cui sopra) è proprio il protagonista, che ha 16 anni ma parla e pensa come un quarantenne, tranne poi comportarsi come un bambino viziato e egoista. La parte fortunatamente breve, in cui si permette di trattare con sufficienza il suo superiore al lavoro solo perchè sa che essendo il ricco e viziato erede del negozio e che quindi non può essere licenziato nonostante la leggerezza e il menefreghismo che dimostra è esemplare nel tratteggiare la figura di Jacob che è irritante e infantile per tutto il libro. Sorvolo pietosamente su come si comporta quando il padre - all'ennesima crisi creativa (si fa per dire, pure il padre e la madre non sono sto granchè) - si butta sul bere e lui lo evita: che dimostrazione di amore filiale, sono commossa. Altro punto debole Emma, e in generale la relazione di Jacob con i Bambini speciali. Sono tutti ultra ottantenni, ma si comportano come bambini, cosa che l'autore spiega con una frase tipo "come fossero congelati nel tempo", che tuttavia non è una vera spiegazione o ragione. Sarò strana io, ma ho trovato disturbante che Emma, che ha bem 88 anni, amoreggi con jacob che di anni ne ha 16 per davvero e che lo faccia immediatamente dopo averlo conosciuto. Ciò la etichetta immediatamente cone "interesse sentimentale del protagonista" e di fatto in seguito sembra non fare altro o comunque l'altro che fa è minimizzato dal suo ruolo di fidanzatina in divenire. Sorvoliamo pure sul fatto che lei fosse la fidanzatina pure del nonno di Jacob che, giustamente, dalla casa della Sig.na Peregrine se ne è scappato quale unico mezzo per vivere una vita vera, rischiosa magari, ma reale.
Nel complesso più che spaventoso o horror questo racconto è "bizzarro" (creepy), come bizzarri e scherzi di natura sono i protagonisti. Ci credo che Burton ci voglia fare un film: sembra scritto da lui. Visivamente sarà probabilmente bellissimo, da leggere decisamente meno entusiasmante, almeno per me.

Ecco il commento di Stefania (3 stelline)
Un libro per ragazzi: un adolescente annoiato di tutto, un vecchio nonno che da bambino gli raccontava storie di mostri, una famiglia tranquilla in un'America sonnolenta. Tutto crolla addosso al ragazzo con la tragica morte del nonno che gli permette di scoprire un mondo magico e a tratti spaventoso nascosto ai più. Si sprecano lievitazioni, poteri mentali, capacita' di dar fuoco a distanza, piante che crescono per i poteri della mente, viaggi nel tempo... la bambina che e' in me si e' divertita moltissimo!!

Ed ecco il libro per la prossima volta: CONFESSIONI DI UNA VITTIMA DELLO SHOPPING di Radhika Jha.


 Il prossimo incontro sarà MARTEDI' 14 APRILE a casa di Stefania, alle ore 19.45-20.00.

Buona lettura e BUONA PASQUA!!!
Francesca





giovedì 19 febbraio 2015

Ottimo conciliante del sonno

Riporto qui il testo di una mail inviatami da Daniela. 
Costretta a letto dall'influenza non sono potuta andare all'incontro mensile e pure Cristina, che in caso di mia assenza mi sostituisce nella recensione, era assente.
Ringrazio quindi Daniela per la sua sollecitudine e cortesia.
Da segnalare l'ingresso nel gruppo di Claudio, un signore che ci ha scovato proprio grazie a questo blog. BENVENUTO CLAUDIO!!!!
Ed ecco a voi quello che mi ha scritto Daniela.

Io mi sono fermata a metà e non sono quindi riuscita a finirlo, vuoi perchè non mi piacciono i racconti, vuoi perchè queste storie di donne insoddisfatte non mi interessano molto.
Ti scrivo quindi alcuni passaggi dell'altra sera, spero tu lo abbia letto e possa recensirlo. 

Eravamo dimezzate dall'influenza e di noi 5 solo una aveva finito il libro. Tutte siamo state concordi sul fatto che un libro di racconti non fa per noi, (fa sorridere il fatto che spesso critichiamo la lunghezza di alcuni romanzi letti), comunque questo è uno dei fattori negativi. Nessuna ha espresso un giudizio positivo, tutte ci siamo chieste però come abbiano potuto dare il Nobel per la Letteratura ad una scrittrice che ha pubblicato "solo" racconti.


Le poche storie che ho letto del libro sono ripetitive, tutte le donne sono di 1/2 età,  tutte tristi, insoddisfatte...che gravitano intorno a degli uomini "Giove" che non le amano, che non le considerano, che pizza....
Inoltre nei pochi racconti che ho letto tutto sembra fotografare un momento della vita delle protagoniste senza portarci ad una conclusione,bella o brutta che sia, ma che almeno cresca nell'animo delle protagoniste.
Mi pare che eravamo tutte concordi sulla noiosità della scrittura, Maria l'ha trovato un ottimo conciliante del sonno.

Cara Daniela, nemmeno io ho terminato il libro. Non mi è piaciuto affatto, non mi ha coinvolto e non l'ho capito. Sono quindi perfettamente daccordo con la tua recensione e con Maria. Leggendolo mi si chiudevano gli occhi da soli!!!!

Aggiingo la recensione di Cristina **
 Mi mancano ancora alcuni racconti, mi pare tre, alla fine di questa raccolta. La Munro scrive benissimo, in uno stile semplice e lineare. Niente preziosismi qui, solo frasi semplici e chiare. É nello scorrimento della trama che le cose si complicano; é tutto un andare e tornare, un iniziare e finire, ma poi il racconto quasi mai si conclude. Al lettore viene presentata una breve scena nella vita di queste donne e poi basta. Dove vadano, cosa facciano, non si sa.
Il mio giudizio é viziato dal fatto che non amo i racconti. In una antologia di aa.vv. mi vanno bene, ma se sono di un autore solo dopo poco li trovo ripetitivi, noiosi.
Qui sono le storie stesse a essere ripetitive: sono quasi tutte donne di media età in relazioni insoddisfacenti, per una ragione o l'altra. Tutte un poco vittime, tutte insoddisfatte., tutte piuttosto tristi.
Ho avuto spesso la sensazione che l'autrice scrivesse di se, e della sua vita. E che non le piacesse poi molto, e che anzi, un filino disprezzasse le sue protagoniste, i loro uomini, la loro vita.
É un testamento alla sua bravura che tutta quella tristezza e quel disprezzo velato ti si appiccichi addosso, ma io di mio ci metto una pietra sopra. Tombale.


E adesso il libro per la prossima volta
LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE di Ransom Riggs.


Ci vediamo MARTEDI' 17 MARZO 2015, stesso posto, stessa ora!!!

A presto
Francesca

giovedì 15 gennaio 2015

Decisamente promosso

E' piaciuto praticamente a tutti CANALE MUSSOLINI. Non sono mancate alcune critiche e qualche appunto, ma nel complesso il libro è stato decisamente promosso.
Presenti alla serata di martedi'; Stefania, Cristina, Marilaura, Rita, Maria, Daniela ed io (Francesca).
Come tutte le volte abbiamo parlato brevemente di quello che stiamo leggendo o abbiamo letto al di fuori del libro protagonista della serata e poi abbiamo ordinato la cena.
Il clima era leggero ieri... o forse ero leggera io. Sto attraversando un periodo di grande energia e vedo tutto più bello!!!
Poi siamo passati a Pennacchi.


Del romanzo quello che è piaciuto maggiormente è l'ambientazione, la descrizione della vita della famiglia contadina dei primi trent'anni del secolo scorso. Molti di noi avevano rimembranze dei propri nonni che vivevano ancora così, delle serate trascorse sull'aia con le seggioline vicine, il focolare acceso e i tantissimi figli. Alcuni di noi, me compresa, ignoravano quasi del tutto quella pagina di storia, le Paludi Pontine trasformate in Agro Pontino, la "colonizzazione" dei veneti, dei friulani e dei romagnoli e, aimè, anche la crudeltà degli Italiani durante la guerra in Eritrea.
Bella la famiglia Peruzzi, bella e simpatica, ma anche rude a volte e anche crudele.
La critica più frequente: la prolissità di certi punti e la ricchezza di particolari superflui.
A nessuno ha dato fastidio l'uso e l'abuso del dialetto veneto, anzi... l'abbiamo tutti trovato decisamente divertente.
Forse sono stata proprio io la più critica alla fin fine ma anche io promuovo Pennacchi quasi a pieni voti.

Ed ecco le recensioni scovate su Anobii.
Cominciamo con Cristina ****

Malèdeti Zorzi-Vila!

Per la fame. Siamo venuti giù per la fame. E perché se no? Se non era per la fame restavamo là. In poche frasi brevi e secche, pragmatiche, il riassunto di una tragedia che ha travolto generazioni di italiani. Che ci travolge ancora, perchè ora migriamo in modo diverso, e votiamo in modo diverso, ma le scelte che facciamo, i percorsi che seguiamo, non sono poi così dissimili. Nella saga della famiglia Peruzzi, mezzadri padani migrati in Lazio per fame, c'è riassunta una bella fetta della nostra storia recente, sul trentennio fascista in particolare, ma non mancano riferimenti ai primi anni del secolo e al nostro presente. Partiamo subito con il dire che io, di questo periodo, non sapevo niente. Ma niente proprio, eh. Beh, tranne il minimo sindacale, e poco anche di quello. Ne so un poco di più del periodo dopo, che ha visto migrare i miei nonni dal Veneto al Friuli per cause più o meno simili. Non che qui ci fossero grandi possibilità, ma il nonno - mezzadro pure lui - era stato sfrattato e qui ha tentato la fortuna. Molte delle mie zie friulane, invece, sono migrate in Canada e in Svizzera. Come detto, non è che qui i contadini stessero poi tanto tanto meglio, ma si era nel dopoguerra, le cose stavano migliorando, stavamo per svoltare e svoltato abbiamo. Ora no, ora ricominciamo a emigrare, ma questa, come direbbe la voce narrante di Canale Mussolini, è un altra storia e non interessa a nessuno. La storia della famiglia Peruzzi è narrata da uno di loro, che resta anonimo fino alla fine del libro. Attraverso le sue parole rivive la storia dell'intera famiglia, raccontata con piglio e ironia, tanto che le molte pagine scorrono veloci, e non si può fare a meno di amarli, questi Peruzzi, anche quando le decisioni che prendono sono quantomeno discutibili, e portano al disastro. Ma è un disastro affrontato sempre di petto, e con coerenza verso se stessi, se non verso la storia. Ecco, la storia, e la politica, che in questo racconto hanno molto peso. Forse dovrebbero pesare anche sulla valutazione del libro perchè Pennacchi, di suo, non ha (o io non ho percepito) uno sguardo particolarmente equanime e critico. Però sarò sincera: in questo caso ME NE FREGO! Diciamo che della politica non mi importa, perchè le scelte che i Peruzzi fanno sono motivate tutte dalla stessa cosa, dalla fame. E dalla speranza di un futuro migliore. Sbagliano? Eh, pazienza, lo stomaco ha ragioni che la ragione non conosce, che ci possiamo fare. Un bel libro, insomma, con bei personaggi, sempre in bilico tra una modernità che sta arrivando e le tradizioni popolari. Uomini grandi grossi e eroici e donne belle, forti e coraggiose. Una descrizione forse un poco troppo "eroica" che non va a braccetto con la realtà dei tempi, ma che si lascia leggere: e sinceramente, tutti preferiremmo avere avi in gamba, da mitizzare, no? Qui la mitizzazione è forse un poco troppa: la nonna che predice la sfiga in famiglia, le api senzienti di Armida, Pericle coraggioso fino al midollo, Paride che è bello ma porta la vergogna sulla famiglia, ma hanno una loro radice epica giustificabile. Due soli appunti che abbassano la piacevolezza della lettura: a un certo punto l'autore perde il senso della misura e racconta per filo e per segno come erano le strade dell'Agro Pontino, con dovizia di particolari interessanti solo per un ingegnere stradale, ma forse nemmeno per lui; L'identità del narratore, e la storia che ha portato al suo concepimento: forse sono solo io, ma mi sembra una virata inutile, tutto sommato una "storia nella storia" che non serve poi a tanto, ma sono piccolezze.

Passiamo a Stefania ****
Un libro molto bello e interessante dal punto di vista storico e sociologico. Il racconto della storia di una famiglia di contadini veneti, dai primi del '900 fino alla fine della seconda guerra mondiale. Le condizioni di vita estrema, il comunismo, poi il fascismo, la fiducia di questa gente nel comunismo prima e nel fascismo poi. La figura di Mussolini vista dal popolo, la bonifica dell'agro pontino, l'abbrutimento e la fatica di tutti i giorni e la fiducia nell'impero. La brutalità, la violenza, gli omicidi, la condizione della donna, la sopraffazione visti con occhi innocenti di chi non e' intrinsecamente cattivo ma neanche ha gli strumenti culturali per riconoscere quello che e' sbagliato. "Ognuno ga le su razon" capiranno, in parte, poi. Il tutto raccontato da un personaggio vecchio, non molto colto che filtra le storie attraverso l'affetto per la sua famiglia. Bellissima la lingua, questo veneto un po' imbastardito dal friulano da dialetti laziali e chissà che altro. Un libro che serve a capire anche perché agli italiani una dittatura come il fascismo andava molto bene. Un libro che serve a capire perché, tutto sommato, potrebbe stare bene a molta gente anche oggi.

E qui la mia recensione ***
Sono un po' perplessa. Ho alcune osservazioni da fare su questo romanzo: prima di tutto è eccessivamente prolisso. L'autore ripete certe cose due, tre, quattro volte e questo alla lunga risulta un po' fastidioso. Ci sono poi alcune precisazioni e osservazioni piuttosto banali, come il continuo ripetere "A quel tempo non c'era questo... a quel tempo non c'era quello..." che nulla aggiungono se non l'impressione che Pennacchi pensi che siamo tutti un po' stupidi e non sappiamo nulla di come era la vita nei primi 40 anni del '900. D'altra parte la storia che viene raccontata è davvero originale e scritta con uno stile particolarissimo. Praticamente è una lunga intervista al nipote del nonno Peruzzi che, insieme alla numerosissima famiglia, nel 1932, si è trasferito dalla campagna veneta all'Agro Pontino di recente bonifica. Tutto sommato un piacevole ripasso della nostra storia recente vista dalla parte di chi al Duce e all'Italia fascista ha creduto profondamente. Sarebbe un bel libro se avesse circa 200 pagine in meno e anche meno banalità.
Anche Maria (a cui è piaciuta tantissimo l'Armida), Rita (che però ancora non l'aveva terminato e cercava inutilmente di non farci svelare il finale), Marilaura e Daniela l'hanno molto apprezzato.

Al termine della serata abbiamo estratto il libro per la prossima volta. L'incombenza è toccata a me.
LE LUNE DI GIOVE di Alice Munro.


Il prossimo appuntamento è fissato per MARTEDI' 10 FEBBRAIO, stesso posto, stessa ora!!!
Buona vita a tutti e buone letture.

Francesca

giovedì 1 gennaio 2015

BUON ANNO... e recensione ritardataria!!!

Perdono... perdono... perdono...
Sono in ritardo, lo so ma le feste, il Natale, un viaggio dai miei suoceri, il cenone di San Silvestro e tutto il resto mi hanno fatto un po' andare nel pallone.
Intanto non posso non fare a tutti i miei più sinceri auguri di Buon Anno. Che il 2015 veda la realizzazione dei vostri desideri e dei vostri sogni più arditi!!!

Detto questo, passiamo finalmente a parlere della serata del 16 dicembre.
Intanto segnalo immediatamente l'ingresso nel gruppo di un nuovo membro: Katia.
Katia ci ha trovati proprio grazie a questo blogghino e la cosa non può che farmi felice. Spero davvero che possa continuare ad essere dei nostri!!!
Presenti all'incontro: Maria (con un buffissimo cappello natalizio), Cristina, Marilaura, Rita, Monica, Stefania, Daniela, Katia ed io (Francesca).
Il romanzo in esame era IL CAFFE' DELLE DONNE di Widad Tamimi.


E' passato troppo tempo e non mi ricordo che cosa esattamente ci siamo dette approposito di questo libro (ecco perchè queste recensioni dovrebbero essere fatte subito!!!) ma certamente quello che ricordo è in sintesi questo: libro bello (è piaciuto quasi a tutte), stile piacevole, protagonista assolutamente insopportabile, infantile e rompiballe.
Passo quindi immediatamente alle recensioni scovate su Anobii.

Cristina 3 stelline
Un altro libro di maternità negata, che è Venuto al mondo due - la vendetta?
Arrivo dalla lettura (travagliata e lasciata incompleta) di Venuto al mondo della Mazzantini e confesso che appena la protagonista manifesta il desiderio di avere un figlio avrei mollato volentieri il libro nella raccolta indifferenziata. Poi ho perseverato nella lettura: in fondo i primi capitoli mi sono piaciuti, e poi non è che mi posso presentare di nuovo alla cena del Club di lettura senza aver finito il libro, no? Con Venuto al mondo ero giustificata dall'insostenibile pesantezza dello stile e dalla urticante protagonista. Qui almeno lo stile è lineare e semplice. Non posso dire altrettanto della stronzissima protagonista, purtroppo. Qamar vive tra due mondi: figlia di un immigrato giordano venuto in italia per studiare è stata educata in Italia, ma passa le sue estati ad Amman, con la famiglia paterna, dove viene trattata come una piccola principessa (e ci sciala in questa sua presunta superiorità). Passa così l'infanzia idealizzando l'ambiente in cui vivono i suoi nonni e i parenti, che sembra un mondo di favola. Poco importa che le cugine si sposino a 15 anni se non prima, e che vengano sistematicamente picchiate dai mariti quando questi sono nervosi. Il risveglio arriva brusco con l'adolescenza, momento in cui le vengono per la prima volta messi dei limiti, perchè è donna, ormai, e si deve comportare di conseguenza. Ovviamente Qamar, viziata, abituata a ben altra vita, sclera: non parla, non gioca, non comunica, perchè sono tutti brutti e cattivi e la tengono prigioniera, lei povera principessa in esilio. Fortunatamente la prima cotta (ovviamente per un cugino, tutte abbiamo la prima cotta per il cugino figo) ammanta di nuovo tutto di magia, e la Giordania, Amman, ritornano a essere - infantilmente - il regno magico.
Incontriamo Qamar in Italia, ormai adulta, con un lavoro che non la soddisfa (ma va?) e un fidanzato che la adora, e sembra andare tutto bene, nonostante un rapporto non ben definito con la madre (che non sono sicura sia giordana o italiana ma non mi va di rileggere il libro per capirlo) e un padre assente sempre via per lavoro.
Poi la tragedia: l'orologio biologico si sveglia e Qamar vuole, disperatamente vuole, un figlio. La tafila è la solita: aborto, prognosi infausta, sviluppo di una serie impressionante di paturnie e egoismi, tutti gettati sul compagno che certo, lui mica soffre per la perdita del bambino, lui! Su tutto l'invidia divorante verso le altre donne, verso quelle che i figli li possono avere. La speranza dell'adozione, purtroppo rifiutata da Giacomo che invece di adottare non se la sente, la crisi con lui che non la capisce perchè lei è di un'altra cultura (sottociuto: io sono meglio, che vuoi capire tu) e il rifugiarsi nel ricordo idilliaco del passato, dell'infanzia, perchè Qamar di fronte ai problemi, dalla bambina viziata che è, scappa.
Ora una precisazione: capisco il dolore di chi perde un figlio, i sogni che hai, l'amore per questa persona in divenire, l'infinita sofferenza della perdita. Ma l'invidia divorante quella spero di no, di non capirla mai, perchè non c'è nulla di più brutto dell'invidia e del rancore.

Il ritorno alla realtà è a opera del primo - mai dimenticato? - amore. E qui davvero l'idealizzazione del passato della protagonista tocca il fondo: con i sogli di amore eterno con il cugino che però non è lui, è una idealizzazione infantile di non si sa chi.
Il ritorno ad Amman (non a caso fatto avvenire in inverno) mette Qamar di fronte alla realtà della vita in Giordania, ma le fa anche riscoprire valori e affetti che la patina rosa che aveva suglio occhi non le permetteva di vedere.
La principessa scende - un poco - da trono, e rivaluta le cose che dava per scontate. Purtroppo non abbastanza perchè alla fine del libro non mi pare sia del tutto cresciuta: credo che la convinzione che tutto debba andare come vuole lei sia sempre li.
Tutto sommato il libro non mi è dispiaciuto, e gli do tre stelle nonostante la protagonista stronza. A bilanciare i personaggi che mi sono piaciuti: il nonno e la nonna, Leila, la madre e la sorella di Qamar, soprattutto Giacomo, dolce e gentile e votato alla santità con una cretina simile come moglie.

Ops... non ne ho trovate altre, a parte la mia che trovate più sotto.
Meno male che c'è la loquacissima Cristina che spesso e volentieri salva la situazione!!!

Francesca 4 stelline
La protagonista è una donna in bilico tra due culture diversissime e non riesce a decidere a quale è più legata. Italianissima eppure con il cuore ad Amman, prende decisioni sciocche ed infantili e spesso si nasconde dietro questo suo essere araba e quindi diversa. Non è un bel personaggio e quasi nessuna delle sue non-scelte è stata da me condivisa, ma nonostante l'irritante protagonista il romanzo mi è piaciuto. Ho molto apprezzato lo stile pulito e fresco, estremamente piacevole. È curioso che i due personaggi che ho più apprezzato sono Giacomo e Leila, il primo autenticamente italiano, la seconda profondamente araba.

Nel corso della serata ci siamo scambiati i libri di Natale e mi sembra che, nonostante la casualità, eravamo tutte molto soddisfatte.
E per finire, prima degli auguri di Buon Natale e Buon Anno, i baci e gli abbracci e altre amenità, abbiamo estratto il libro per il prossimo incontro e l'incombenza è ricaduta su Marilaura che ha proposto CANALE MUSSOLINI di Antonio Pennacchi.
Il prossimo incontro è fissato per MARTEDI' 13 GENNAIO, stesso posto (Trattoria al Torre di Via Cividale) e stessa ora (19.45 circa).


E con questo vi saluto, rinnovo ancora una volta i miei auguri per un sereno 2015 e vi auguro tante, tantissime interessanti letture.
A presto

Francesca