martedì 23 giugno 2015

I CONSIGLI DI.... DANIELA

Continua l'interessante rubrica degli "Imperdibili". Questo mese è il turno di Daniela.
Senza induglio vi presento i suoi tre libri preferiti!!!

Fiorirà l'aspidistra di George Orwell


Dovremmo leggerlo tutti intorno ai 27-30 anni, ci assomiglia così tanto. Pochi di noi sono arrivati ai fatidici 30 senza problemi e con scioltezza. Pochi di noi non hanno vissuto la famosa “crisi dei trentanni”.
Orwell è maestro nel descrivercelo, anche se questo è considerato un romanzo minore, si percepisce tutto il futuro che scriverà.

la famiglia Moskat  di Isaac B. Singer


Per quanto un bel tomo di più di 500 pagine è un romanzo coinvolgente e interessante. Dal punto di vista culturale e storico, fedele alla vita di quel periodo ma raccontato all'interno della famiglia. Un libro che non può mancare.


La ballata di Iza di Magda Szabò


Ho rivissuto emozioni seguite alla morte della mia nonna, con la certezza ormai compresa che anche lei aveva sofferto moltissimo quando la figlia (mia madre) ha chiuso definitivamente la sua casa e l’ha portata a vivere con sé, ormai troppo anziana per autogestirsi ma troppo viva e vitale per essere “badata” in casa sua da estranei. La protesta velata della nonna era contro la noia delle giornate e chiedeva continuamente di poter fare qualcosa di bello per passare il tempo, ma il suo prodigarsi nel fare i letti di tutti, a far da mangiare o altri lavori di casa cui si era dedicata tutta la vita, veniva visto con irritazione da mia madre, che non tollerava (lei così precisa e ordinata) di vedere i letti fatti un po’ sghembi, i pranzi troppo grassi per i suoi gusti, ecc. ecc. Nemmeno le sue lunghe chiaccherate con le vicine (curiose e pettegole secondo mia madre) erano tollerate perché c’era sempre la possibilità che la nonna raccontasse qualcosa di troppo privato che generalmente mia madre teneva all’interno della propria famiglia. La difficoltà inoltre nell’accogliere, in una casa con la distribuzione dei ruoli già collaudata, una persona nuova, ha portato senz’altro ad una confusione generale mal tollerata. La storia della nonna non è finita tragicamente come quella di Etelka, ma restano le domande più intime sul nostro modo  di scombinare così fortemente gli ultimi anni della vita delle persone a noi più vicine arrogandoci il diritto di sapere cosa è meglio per loro o pretendendo che cambino totalmente i loro ritmi e le loro occupazioni senza rispettare i loro sentimenti e i loro bisogni di poche ma importanti certezze.
Iza poi è così brava e perfetta da non capire che Etelka era più legata all’ex marito di Iza che a lei, sua figlia. Così sicura di aver fatto sempre le cose giuste da rimanere offesa quando l’ex marito le fa notare la sua incapacità di amare e le ricorda che anche lui se ne è andato perché cercava un affetto profondo e vero piuttosto che una posizione sociale più importante ed uno standard di vita moderna.
Un libro bellissimo, commovente, che pone moltissimi pensieri sulla nostra capacità di amare.
 



mercoledì 10 giugno 2015

Distratti dal cibo... o forse è il libro che...

Comincio subito con il dire che la cena, organizzata da Daniela avvalendosi della professionalità di un ottimo catering, era deliziosa.
Abbiamo mangiato davvero bene e abbiamo pagato una cifra assolutamente contenuta!
E poi io adoro la cucina etnica, quei sapori esotici e speziati mi fanno letteralmente impazzire!!!!
Forse distratti dall'ottimo cibo e dalle chiacchierate amene, la discussione del libro è stata abbastanza sterile: bello, mi è piaciuto, non mi è piaciuto, così così...
Nel complesso il libro ne è uscito senza infamia e senza lode. Forse i libri belli, interessanti ma non bellissimi suscitano discussioni abbastanza piatte. Vuoi mettere quelle discussioni accorate di libri che o ami o odii!!!
Fatto sta che non ricordo quasi nulla di quello che ci siamo detti ieri sera approposito del romanzo LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.


Catia ha fatto fatica all'inizio, Claudio ha trovato pesante il finale e abbastanza noioso tutto il romanzo, nemmeno la loquacissima Cristina si è dilungata più di tanto nella discussione del romanzo in questione (e non mi aiuta nemmeno con Anobii, visto che non ha lasciato nemmeno un commento), Stefania e Rita l'hanno apprezzato... o forse no, Marilaura si aspettava qualcosa di più, più storia, più fatti, a Daniela è piaciuto e ci consiglia di guardare anche il film, Maria non l'ha letto.
E io? Non ricordandomi la discussione di ieri posso parlare per me.
La prima volta che lo lessi, circa sei o sette anni fa, la storia tremenda dell'eccidio degli armeni del 1915, le sue dinamiche, la sua crudeltà, avevano preso il sopravvento e al tempo diedi al libro un voto molto alto. La rilettura ha messo in luce quei difetti che l'emotività aveva celato. Soprattutto l'ultima parte, a mio avviso, sembra una storia di avventura per ragazzi, con dame francesi che cercano l'emozione nell'avventura, carrozze con doppio fondo, una città che continua nelle sue frivolezze senza quasi accorgersi dei miasmi di morte che appestano le sue porte, e poi finti malati e veri medici, estremi sacrifici, e finalmente la salvezza.... ma il tutto viene descritto velocemente, in fretta, concludendo in poche righe una storia che avrebbe meritato un finale un po' più introspettivo.
Come accade spesso nelle mie letture degli ultimi tempi, le vere eroine sono le donne: donne belle, coraggiose, generose e piene di grazia nonostante la tragedia che le schiaccia e le uccide.
Presenti alla serata: io (Francesca), Catia, Claudio, Rita, Marilaura, Daniela, Maria, Cristina e Stefania.

Su Anobii non ho trovato nessuna recensione ne' da Stefania ne' da Cristina, che di solito le lasciano sempre. Se lo dovessero fare nei prossimi giorni provvederò ad aggiungerle qui.

E infatti, ecco qui  il commento di Cristina e il mio.

CRISTINA:
Secondo me non ha molto senso valutare questo libro nella sua qualità letteraria. Il lettore, se appena è dotato di un poco di empatia, si lascerà travolgere dalla tragedia, e lascerà perdere la forma.
Di buono ha sicuramente che è scritto in maniera asciutta e non ci sono descrizioni particolarmente cruente delle violenze perpetrate su questo popolo. Proprio per questo risulta efficace: la violenza e la crudeltà le immagini e il loro impatto è maggiore, e più profondo.
Purtroppo non ha nulla di storico: rimane il racconto della tragedia di una famiglia più che di un popolo. Emblematica, sicuramente, ma non esaustiva sui motivi politici e economici che stanno dietro a questo genocidio di cui non si parla mai.
Nel mio caso, che sono lettrice che si affeziona ai personaggi, la lettura ha lasciato poco: sono, secondo me, tutti poco approfonditi e mancano di personalità. Del resto la Arslan trascrive i racconti del nonno e degli altri familiari, ascoltati da bambina, e aggiunge poco di suo, non so se per scelta stilistica o perchè riteneva che fosse meglio così. In questo modo il romanzo resta asciutto nella forma, ma manca secondo me di quel qualcosa in più che lo avrebbe reso vivo e indimenticabile.


FRANCESCA:
La rilettura mi ha vista evidentemente più fredda rispetto a ciò che andavo leggendo. Se la prima volta la crudezza della storia aveva nascosto tutto il resto, stavolta mi sono resa conto di alcune povertà nel linguaggio e anche di alcuni difetti di forma, soprattutto nella parte finale del libro.
Resta comunque un ottimo romanzo che racconta, senza approfondire dal punto di vista storico, una delle pagine più tragiche della storia del 20° secolo vista dal punto di vista di una famiglia armena che vive tranquillamente in una piccola cittadina dell'Anatolia.
Tre stelle e mezzo


E adesso veniamo al prossimo appuntamento.
E' stato estratto il mio nome e io ho proposto come lettura del mese SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE di Italo Calvino.


Ci incontreremo MARTEDI' 7 LUGLIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.

A presto e BUONE LETTURE A TUTTI
Francesca

mercoledì 20 maggio 2015

I CONSIGLI DI... MARIA

Come accennato nel precedente post, lancio una nuova rubrica: I CONSIGLI DI...
A turno, i partecipanti al gruppo di lettura Il Naso nei Libri indicheranno tre "imperdibili", tre libri assolutamente da non perdere, motivando brevemente il perchè della loro scelta.
Ho deciso di cominciare con Maria.

Ecco qua  i miei imperdibili:
FURORE  di  John Steinbeck.  
E' un libro sempre attuale nel raccontare il potere dell’economia, la disperazione sociale e la paura del cambiamento. Assolutamente imperdibile

LA MIA FAMIGLIA E ALTRI ANIMALI  scritto da  Gerard  Durell con impareggiabile umorismo inglese.
E' la vera storia  di  un periodo della giovinezza di colui che diventerà un famoso  naturalista. Indispensabile per far tornare il buonumore

PRIME DI SERE di  Carlo  Sgorlon.


Un piccolo gioiello scritto in  friulano che raccomando a  chi capisce questa lingua, altrimenti in italiano lo si trova  col titolo IL VENTO NEL VIGNETO.  Altro non dico, questo è il libro che mi sono riservata di consigliare  al mio prossimo turno. Perciò non leggetelo ancora!

Maria

venerdì 15 maggio 2015

A volte l'amore non è abbastanza

Rubo il titolo di questo post a Cristina, che con il suo commento ha sintetizzato alla perfezione quello che è stato il pensiero dominante sul romanzo del mese: "LA FORESTA DI GIRASOLI" di Torey L. Hayden.


Lungo questo romanzo, a volte addirittura superfluo in certe sue parti, in certe lunghissime e dettagliate descrizioni e in alcuni dialoghi, prolissi e inutili.
Apprezzabile il crescendo della storia, che comincia con una ragazza di 17 anni che si lamenta per la difficoltà ad avere amici o a trovare un ragazzo, visto che la famiglia pare che si trasferisca ogni anno in un paese diverso e lei deve ricominciare tutto da capo. Poi si intuisce che il motivo è la madre, che è lei ad avere dei problemi, che la causa dei trasferimenti è lei. Via via che si prosegue poi i motivi si fanno più chiari, all'inizio si intuisce, in seguito il terribile trauma di questa donna eccezionale e forte, ma ugualmente traumatizzata dalla crudeltà assurda della guerra e del nazismo, si palesa in tutta la sua tragicità. Anche io, come Cristina, sono rimasta colpita dall'inerzia del marito, che si arrende ad uno psichiatra solo all'ultimo, quando non può più farne a meno e dal suo egoismo nei confronti delle figlie, sacrificate sull'altare di un amore esclusivo ma cieco a tutto il resto.
Il viaggio in Galles francamente non l'ho capito, se non come desiderio di sfuggire ad una situazione di oppressione familiare, al piccolo paese che li guarda con sospetto e anche disprezzo (vedi la madre di Paul) o forse come desiderio di vedere e conoscere l'unico luogo dove l'amatissima madre è stata felice. E poi non ho capito come mai la protagonista resta così sconvolta nello scoprire che la madre ha sbagliato il nome di quel luogo: non "Foresta di girasoli" ma "Foresta di lupi". Che sia convinta che un bimbo di 10 anni sia quel figlio portatole via 40 anni prima e che i suoi genitori siano nazisti che lo tengono prigioniero... questo si può accettare. Che abbia per questo ucciso tre persone a sangue freddo è accettabile... ma no, sbagliare quel nome... proprio no!!!
Il finale è nebuloso.
Voto Anobii: 2 stelline e mezzo. ** 1/2

Il commento di Cristina: 1 stellina *
A volte l'amore non è abbastanza. Se c'è una cosa che questo libro trasmette davvero bene è l'impotenza e l'esasperazione che si prova a trattare con chi ha problemi psichici, anche chi si ama profondamente. E descrive con tragica precisione anche quanto sei lasciato solo, persino da chi dovrebbe difenderti, e come la percezione che gli altri hanno di te cambi quando si scopre che tu, o qualcuno vicino a te, ha questo tipo di problemi. Qui la cosa viene portata all'estremo, ma non credo che sia poi tanto diverso anche in casi meno difficili: in una società che non accetta chi non è bello, magro, sano, giovane e via discorrendo il problema mentale è ancora un tabù davvero difficile da rompere.
Voglio sperare che nell'america post Columbine i problemi della madre della protagonista siano affrontati prima e meglio (quanto meno per evitarne il tragico epilogo), ma la storia si svolge negli anni 60, e questa famiglia immersa in una piccola realtà rurale ha ben pochi mezzi per rapportarsi con la sindrome post traumatica della madre. Di fatto il padre si limita a rimuovere il problema fino a quando non è troppo tardi.
Purtroppo a volte l'amore non è abbastanza, e a volte davvero si viene amati male o sottoamati anche da chi dovrebbe proteggerti e tutelarti.
Punto debole del libro (e origine del voto bassissimo che gli dò) il fatto che il libro è di una noia mortale, sfiancante. Per quasi metà della narrazione non c'è che il ripetersi delle crisi della madre, sempre peggiori, e la mancanza di reazione del padre, che si limita a scaricare la responsabilità della sorveglianza di Mara sulle figlie. Poi finalmente si arriva ad una qualche conclusione ma invece di descrivere i fatti sul posto ecco che la protagonista scappa in Galles. La svolta io non l'ho capita sinceramente, anche perchè non è che porti poi a grandi rivelazioni.
Nel complesso il libro mi lascia perplessa, e non mi vergogno a dire che l'ho finito saltando di qua e di là.

Ecco il commento di Stefania: 4 stelline****
Il libro parte descrivendo in maniera abbastanza acuta i problemi madre-figlia quando la madre è il "personaggio debole" della famiglia e il resto della famiglia si prende cura di lei. I problemi di una bambina prima e di una ragazzina poi che si trova a dover essere più adulta di sua madre, con un padre innamoratissimo della moglie che, invece di difenderla da questo ruolo, scarica su di lei troppe responsabilità. Poi piano-piano la storia si dipana e viene fuori che la madre, ariana in Germania ai tempi del nazismo, è stata usata come "riproduttrice" dalle SS, in un crescere di violenza che la ha portata giovanissima a essere violentata prima e privata del primo figlio poi quando non serviva più per allattarlo. Tutto questo porta la madre in un vortice di pazzia, sviluppatasi anche a scoppio ritardato a distanza di anni.

Daniela ha dato al romanzo 1 stellina* e se non ricordo male, l'ha abbandonato a metà.

Alla serata eravamo in 7: Rita, Daniela, Marilaura, Maria, Io, Cristina e per la prima volta Maria Augusta.

Come ogni volta ci siamo scambiati opinioni anche su altri libri, ci siamo scambiati titoli e consigli e così mi è venuta un'idea. Da questo mese lancerò sul blog una nuova rubrica: I CONSIGLI DI....
Chiederò di volta in volta ad ogniuno dei partecipanti al Gruppo di lettura di indicare 3 libri da consigliare, 3 libri che assolutamente dobbiamo leggere e dire anche perchè questi libri suggeriti sono imperdibili.
Ho deciso che comincerò con Maria. Quindi nei prossimi giorni pubblicherò il post con i suoi consigli di lettura!!!

Ed ecco quale sarà il romanzo per il prossimo incontro, scelto da Rita: LA MASSERIA DELLE ALLODOLE di Antonia Arslan.


Ci troviamo a casa di Daniela MARTEDI' 9 GIUGNO  alle ore 19.45-20.00.
Massima puntualità perchè ci sarà una bella novità!!!

Un abbraccio
Francesca

mercoledì 15 aprile 2015

Giappone senz'anima

Dopo la perdita della nostra sede storica e prima del trasferimento nella "sede estiva" del gruppo, ci siamo ritrovati a casa di Stefania. Naturalmente ringrazio davvero di cuore Stefania per la disponibilità e l'ospitalità.
All'incontro eravamo in sette: Cristina, Catia, Marilaura, Daniela, Claudio, io (Francesca) e naturalmente la padrona di casa. A metà serata si sono uniti a noi anche i vicini di casa di Stefania, portando un po' di novità e un po' di poesia!!!

Il libro in discussione (CONFESSIONI DI UNA VITTIMA DELLO SHOPPING di Radhika Jha) ha ricevuto commenti contrastanti. A qualcuno è piaciuto molto, a qualcun'altro per niente ma, nonostante tutto, la discussione è stata accesa e animata.


Che titolo idiota!!! Ma perchè mai l'editoria italiana si ostina a tradurre i titoli di alcuni libri distorcendoli completamente? Il titolo originale di questo romanzo è "My Beautiful Shadow", "La mia bellissima ombra" ed era molto più calzante, credetemi, anche se forse meno accattivante!
Il libro narra la storia di una donna infelice, vacua e disorientata che, sposatasi giovanissima con un uomo del tutto assente, trova nello shopping l'unica fonte di felicità.
Alla fine lo shopping diventa dipendenza, una vera e propria droga, che trascinerà la protagonista all'abbruttimento più totale, alla prostituzione e all'estremo gesto di disperazione.
Ambientato in una Tokio senz'anima e senza cuore, il romanzo è piacevole da leggere anche se estremamente triste.
Leggendolo ho riflettuto su questo: tutti, chi più e chi meno, attraversiamo momenti in cui non ci sentiamo del tutto NOI, che ci rendiamo conto che l'abito che ci siamo cuciti addosso non ci sta poi tanto bene o non era quello che desideravamo. Capita che ci sentiamo non del tutto felici o che ci manca qualcosa. La risposta che diamo a questo senso di vuoto determina la nostra maturità o la qualità del nostro equilibrio. Cadere nelle spire di una dipendenza, che sia droga o sia shopping, è la forma meno matura e meno equilibrata di risposta.

E adesso passiamo ai commenti che ho trovato su Anobii.

Ecco il commento di CRISTINA 3 stelle ***
Il libro mi è piaciuto e l'ho trovato davvero ben scritto (meglio sarebbe dire ben tradotto, forse) e interessante. L'ho scelto perchè parlava di una dipendenza, quella dall'acquisto compulsivo, che ha riscosso più interesse in chiave comica che drammatica, con mia somma irritazione. La serie cui faccio riferimento è così conosciuta che nemmeno la Sellerio è riuscita a fare a meno di citarla traducendo il titolo di questo volume, anche se quello originale "la mia bellissima ombra" è più bello e originale.
Il racconto segue la lenta discesa della protagonista Kayo nel suo personale inferno, fino alle estreme (e per alcuni aspetti scontate) conseguenze . Meno scontata (e meno riuscita, secondo me) la virata nel noir che si coglie solo da metà libro.
Mi è piaciuta la disamina dei rapporti familiari e sociali in Giappone e la dicotomia (che in parte condivido) tradizione vs modernità, in cui l'autenticità del sentire e del percepire è a quasi totale favore della tradizione (vedasi il kimono che viene riconosciuto come davvero bello vs gli abiti degli stilisti che invece decadono se non indossati, la vita di città vs la vita di campagna e così via). Su tutto il vuoto totale interiore della protagonista che dalla vita si lascia trascinare di qua e di là, incapace di dare una vera sferzata alla propria esistenza, nonostante le occasioni non le manchino. Lei stessa un'ombra cui solo gli abiti sembrano dare consistenza.
Spero che i rapporti in Giappone non siano come descritti perchè altro che sotto un treno, altrimenti...

Ecco anche il mio commento FRANCESCA 3 stelle ***
Molto piacevole la lettura e anche molto interessante. E' la storia di una donna che, come tanti, sente un grande vuoto dentro l'anima ma non riesce a colmarlo che momentaneamente con acquisti conpulsivi di abbigliamento firmato. Questo la trascinerà piano piano e inesorabilmente verso un abisso di follia e di abbruttimento.
La vicenda è ambientata in un Giappone senz'anima, senza rapporti di amicizia, senza parole e confidenze. Un Giappone fatto di solitudini e silenzi!
Il finale non l'ho proprio capito.

Ecco il commento di STEFANIA 4 stelle **** 
Un libro avvincente e non banale
Nonostante il titolo che ci fa pensare a libri ben più superficiali in cui si elogia di fatto la gioia di buttar via quattrini, in realtà questo libro e' uno spaccato molto interessante della vita giapponese... bellissima l'invenzione della nuova religione del "felicismo" per cui bisogna per forza essere felici, e per farlo si arriva a spese compulsive e fuori controllo. Una versione amplificata e distorta delle nostre stesse compulsioni, in una società in cui, di fatto, le donne non contano niente e sono alla disperata ricerca di distrazioni. Per pagarle sono disposte a tutto, anche all'autodistruzione. Parafrasando un vecchio proverbio, direi che alle volte e' necessario vedere la trave negli occhi degli altri per accorgersi del pagliaio nei nostri, che cresce ogni giorno di più. 


Via mail mi arriva anche il commento di MARIA, che da al libro 4 stelline nere, ossia in negativo!!!
Il libro  è stato noiosissimo nella prima parte, fino a quando la protagonista si mette nei guai per comperarsi un kimono superlussuoso. Nella seconda parte  la noia si è un po’ stemperata  a sfavore di situazioni  sconclusionate. Non c’entrava proprio niente il soggiorno nel  giardino zen  e anche  il finale  è stonato. Perchè il marito le  ha mollato uno schiaffo  senza motivo  quando ha sopportato  e taciuto  fino a quel momento? Io pure gli do  quattro stelle, però stelle nere  di non gradimento. 

Claudio, "il nostro uomo", ha proposto il titolo per il prossimo incontro: LA FORESTA DEI GIRASOLI di Torey L. Hayden.


Ci incontreremo MARTEDI' 12 MAGGIO alle ore 20.00 a casa di Daniela.
A presto

Francesca

sabato 4 aprile 2015

In tanti a salutare la "nostra osteria"

Ebbene si, comincio subito con il dire che la nostra sede storica, ossia l'Osteria al Torre di Via Cividale chiude e quindi dovremo trovare un altro posto per incontrarci.
Ma noi siamo persone piene di risorse e una soluzione, almeno fino a settembre, l'abbiamo già trovata: il prossimo incontro andiamo tutti a casa di Stefania e poi da maggio saremo da Daniela.
Settembre sembra tanto lontano e sicuramente ci inventeremo qualcosa!!!
Martedì 17 marzo eravamo davvero in tanti, anzi eravamo tutti: Cristina, Stefania, Daniela, Marilaura, Rita, Monica, Maria, Catia, Claudio, Io (Francesca) e Caterina (mia sorella che veniva per la prima volta). Come purtroppo accade da qualche mese a questa parte non ci siamo collegati con la nostra "filiale berlinese" perchè Mariagrazia è sempre molto impegnata con il suo corso di tedesco. Ma finirà prima o poi?
Il libro in discussione (LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE di Ransom Riggs) non è piaciuto quasi a nessuno.


Carente la trama, stilisticamente immatura la scrittura, superficiali le descrizioni... e poi, ciliegina sulla torta, arrivare alla fine del libro e scoprire che c'è pure un seguito di questa roba. No, è troppo!!! Per quanto mi riguarda il seguito me lo farò raccontare brevemente da qualcuno che avrà la voglia di leggerlo!
A dirla tutta l'inizio prometteva bene. Mi affascinava l'idea degli "anelli temporali", dove i bambini speciali vivono continuamente lo stesso giorno ricordando però ogni istante, come in una vita cristallizzata ed eterna (dove nemmeno i cadaveri imputridiscono!) ma dove però si sviluppano esperienze e ricordi. La trama poi diventa assurda, il protagonista passa attraverso straordinarie esperienze con la freddezza di un automa, i bambini speciali sembrano bambolotti impietriti, senza un carattere definito o desideri di evasione, la storia sentimentale tra i due protagonisti c'è e non c'è... insomma, sembra che l'autore da un certo momento in poi si sia arrampicato sugli specchi nel tentativo di arrivare ad un epilogo che però non è la fine della storia!
Libro che sembra scritto per il cinema, con una trama originale (ma anche no!) e poca letteratura. Un'altra noiosa trilogia che non mi affretterò certo a leggere o ad andare a vedere!
Io do al libro due stelline.

Ecco il lungo commento di Cristina che gli da due stelline
Come scritto in altre recensioni è un poco un ibrido tra Harry Potter e gli X men, ma manca la rutilante inventiva (per quanto ripresa da altri - precedenti - libri) della Rawling e il fascino degli X men. Di fatto mi ha annoiato.
Si, certo, il prologo è promettente e quando finalmente l'autore fa succedere qualcosa il libro si fa leggere. Ma succede qualcosa solo nell'ultimo quarto del libro! E tutto il resto è noia, profonda totale noia. E peggio del peggio, il libro non solo non è autoconclusivo, ma si rivela essere un semplice prologo di altre - si spera - più interessanti avventure.
Che io mi guarderò bene dal leggere.
Punto debole del racconto (a parte le falle di cui sopra) è proprio il protagonista, che ha 16 anni ma parla e pensa come un quarantenne, tranne poi comportarsi come un bambino viziato e egoista. La parte fortunatamente breve, in cui si permette di trattare con sufficienza il suo superiore al lavoro solo perchè sa che essendo il ricco e viziato erede del negozio e che quindi non può essere licenziato nonostante la leggerezza e il menefreghismo che dimostra è esemplare nel tratteggiare la figura di Jacob che è irritante e infantile per tutto il libro. Sorvolo pietosamente su come si comporta quando il padre - all'ennesima crisi creativa (si fa per dire, pure il padre e la madre non sono sto granchè) - si butta sul bere e lui lo evita: che dimostrazione di amore filiale, sono commossa. Altro punto debole Emma, e in generale la relazione di Jacob con i Bambini speciali. Sono tutti ultra ottantenni, ma si comportano come bambini, cosa che l'autore spiega con una frase tipo "come fossero congelati nel tempo", che tuttavia non è una vera spiegazione o ragione. Sarò strana io, ma ho trovato disturbante che Emma, che ha bem 88 anni, amoreggi con jacob che di anni ne ha 16 per davvero e che lo faccia immediatamente dopo averlo conosciuto. Ciò la etichetta immediatamente cone "interesse sentimentale del protagonista" e di fatto in seguito sembra non fare altro o comunque l'altro che fa è minimizzato dal suo ruolo di fidanzatina in divenire. Sorvoliamo pure sul fatto che lei fosse la fidanzatina pure del nonno di Jacob che, giustamente, dalla casa della Sig.na Peregrine se ne è scappato quale unico mezzo per vivere una vita vera, rischiosa magari, ma reale.
Nel complesso più che spaventoso o horror questo racconto è "bizzarro" (creepy), come bizzarri e scherzi di natura sono i protagonisti. Ci credo che Burton ci voglia fare un film: sembra scritto da lui. Visivamente sarà probabilmente bellissimo, da leggere decisamente meno entusiasmante, almeno per me.

Ecco il commento di Stefania (3 stelline)
Un libro per ragazzi: un adolescente annoiato di tutto, un vecchio nonno che da bambino gli raccontava storie di mostri, una famiglia tranquilla in un'America sonnolenta. Tutto crolla addosso al ragazzo con la tragica morte del nonno che gli permette di scoprire un mondo magico e a tratti spaventoso nascosto ai più. Si sprecano lievitazioni, poteri mentali, capacita' di dar fuoco a distanza, piante che crescono per i poteri della mente, viaggi nel tempo... la bambina che e' in me si e' divertita moltissimo!!

Ed ecco il libro per la prossima volta: CONFESSIONI DI UNA VITTIMA DELLO SHOPPING di Radhika Jha.


 Il prossimo incontro sarà MARTEDI' 14 APRILE a casa di Stefania, alle ore 19.45-20.00.

Buona lettura e BUONA PASQUA!!!
Francesca





giovedì 19 febbraio 2015

Ottimo conciliante del sonno

Riporto qui il testo di una mail inviatami da Daniela. 
Costretta a letto dall'influenza non sono potuta andare all'incontro mensile e pure Cristina, che in caso di mia assenza mi sostituisce nella recensione, era assente.
Ringrazio quindi Daniela per la sua sollecitudine e cortesia.
Da segnalare l'ingresso nel gruppo di Claudio, un signore che ci ha scovato proprio grazie a questo blog. BENVENUTO CLAUDIO!!!!
Ed ecco a voi quello che mi ha scritto Daniela.

Io mi sono fermata a metà e non sono quindi riuscita a finirlo, vuoi perchè non mi piacciono i racconti, vuoi perchè queste storie di donne insoddisfatte non mi interessano molto.
Ti scrivo quindi alcuni passaggi dell'altra sera, spero tu lo abbia letto e possa recensirlo. 

Eravamo dimezzate dall'influenza e di noi 5 solo una aveva finito il libro. Tutte siamo state concordi sul fatto che un libro di racconti non fa per noi, (fa sorridere il fatto che spesso critichiamo la lunghezza di alcuni romanzi letti), comunque questo è uno dei fattori negativi. Nessuna ha espresso un giudizio positivo, tutte ci siamo chieste però come abbiano potuto dare il Nobel per la Letteratura ad una scrittrice che ha pubblicato "solo" racconti.


Le poche storie che ho letto del libro sono ripetitive, tutte le donne sono di 1/2 età,  tutte tristi, insoddisfatte...che gravitano intorno a degli uomini "Giove" che non le amano, che non le considerano, che pizza....
Inoltre nei pochi racconti che ho letto tutto sembra fotografare un momento della vita delle protagoniste senza portarci ad una conclusione,bella o brutta che sia, ma che almeno cresca nell'animo delle protagoniste.
Mi pare che eravamo tutte concordi sulla noiosità della scrittura, Maria l'ha trovato un ottimo conciliante del sonno.

Cara Daniela, nemmeno io ho terminato il libro. Non mi è piaciuto affatto, non mi ha coinvolto e non l'ho capito. Sono quindi perfettamente daccordo con la tua recensione e con Maria. Leggendolo mi si chiudevano gli occhi da soli!!!!

Aggiingo la recensione di Cristina **
 Mi mancano ancora alcuni racconti, mi pare tre, alla fine di questa raccolta. La Munro scrive benissimo, in uno stile semplice e lineare. Niente preziosismi qui, solo frasi semplici e chiare. É nello scorrimento della trama che le cose si complicano; é tutto un andare e tornare, un iniziare e finire, ma poi il racconto quasi mai si conclude. Al lettore viene presentata una breve scena nella vita di queste donne e poi basta. Dove vadano, cosa facciano, non si sa.
Il mio giudizio é viziato dal fatto che non amo i racconti. In una antologia di aa.vv. mi vanno bene, ma se sono di un autore solo dopo poco li trovo ripetitivi, noiosi.
Qui sono le storie stesse a essere ripetitive: sono quasi tutte donne di media età in relazioni insoddisfacenti, per una ragione o l'altra. Tutte un poco vittime, tutte insoddisfatte., tutte piuttosto tristi.
Ho avuto spesso la sensazione che l'autrice scrivesse di se, e della sua vita. E che non le piacesse poi molto, e che anzi, un filino disprezzasse le sue protagoniste, i loro uomini, la loro vita.
É un testamento alla sua bravura che tutta quella tristezza e quel disprezzo velato ti si appiccichi addosso, ma io di mio ci metto una pietra sopra. Tombale.


E adesso il libro per la prossima volta
LA CASA PER BAMBINI SPECIALI DI MISS PEREGRINE di Ransom Riggs.


Ci vediamo MARTEDI' 17 MARZO 2015, stesso posto, stessa ora!!!

A presto
Francesca